La guerra in Ucraina ha scosso l’Europa, costringendo gli stati UE a deliberare una risposta politica unitaria che fosse anche convincente. Difficilissimo. Come previsto (chissà da chi), gli stati europei non sono stati capaci di reagire in modo compatto contro l’offensiva russa e inizialmente hanno deliberato dei provvedimenti imbarazzanti, rispetto alla portata dell’attacco al popolo ucraino. L’indulgenza dei capi di stato europei è dovuta a legami puramente economici. Prima dell’Italia, che importa il 43% della sua fornitura di gas naturale dalla Russia, c’è la Germania, che si approvvigiona di gas (per il 55%), carbone e petrolio russi.

Le risposte europee all’attacco russo sono state imbarazzanti

Il premier italiano Mario Draghi aveva proposto che i paesi europei condividessero le riserve di gas e che vi fosse un’organizzazione comune per lo stoccaggio, così da attutire i danni per i paesi importatori nell’eventualità di una crisi. Un’altra idea interessante sarebbe stata quella di Stephan Kooths, vicepresidente del Kieler Institut für Weltwirtschaft, il quale, invece, ha suggerito di creare un fondo-cuscinetto finanziato dall’Unione Europea per sostenere le compagnie che avrebbero risentito delle sanzioni. Non è casuale che la maggior parte delle compagnie che ne risentiranno sono proprio tedesche. L’idea del Prof. Kooths mi ricorda gli aiuti finanziari dello stato tedesco durante la pandemia. Dopo aver congelato il patto di stabilità, la Germania aveva infatti deliberato una serie di provvedimenti per tenere a galla l’economia nazionale, fra i quali la possibilità che le compagnie potessero stipulare crediti a fondo perduto garantiti dallo stato. Tanto meno casuale è il fatto che la Commissione Europea è ora disposta a prorogare ancora l’entrata in vigore del patto di stabilità, fermo dall’inizio della pandemia. Nell’attuale situazione, nemmeno la Germania sembra essere disposta ad attenersi alle regole fiscali di Maastricht: Olaf Scholz ha comunicato di voler finanziare le Forze Armate tedesche (Bundeswehr) con un fondo da 100 Miliardi di euro e, inoltre, si prevede che il PIL dell’Eurozona possa diminuire dello 0.3/0.4% fino ad un 1% nel corso di quest’anno, contro un’aspettativa iniziale di crescita pari al 4%. Michael Koetter, vicedirettore del Leibniz Institut für Wirtschaftsforschung in Halle, prevede che l’esclusione delle banche russe dal sistema SWIFT potrebbe gravare molto sull’economia tedesca, provocando un forte aumento della disoccupazione. Da un punto di vista tecnico, le sanzioni europee sono plain vanilla rispetto ai piani di un dittatore quale Vladimir Putin. Infatti, gli europei sono rimasti cauti sul piano bellico e perseverano nel deliberare sanzioni economiche deboli. Si potrebbe fare molto di più.

L’esclusione dallo SWIFT e il congelamento delle riserve estere della Banca centrale russa

La Sberbank Europe, la più grande banca russa di proprietà dello stato con sede a Vienna, e le sue sussidiarie europee, stanno per dichiarare bancarotta. Il motivo sarebbe stata l’esclusione della Sberbank dallo SWIFT. Purtroppo però, lo SWIFT non è l’unico network esistente. Xi Jinping avrebbe infatti assicurato a Mosca di poter contare sul suo CIPS (sistema basato sul renmimbi) e comunque vi è già un sistema russo interno chiamato SPFS che copre le transazioni su suolo nazionale. Secondo Lars Handrich, Presidente del DIW Econ (l’agenzia di consulting privata che affianca il DIW, istituto di ricerca fra i più rinomati in Germania), la manovra SWIFT non avrà l’impatto tanto paventato dai suoi fautori e fautrici, dato che non è ancora stato deciso se le banche che gestiscono l’export del gas russo verso Germania, quali per esempio la Gazprombank, saranno inserite nella lista nera dello SWIFT. Una più decisa manovra sarebbe stata quella di limitare il commercio europeo-russo e contemporaneamente estendere l’esclusione dallo SWIFT a tutte le banche russe.Un’altra sanzione che è stata molto sponsorizzata dai giornali tedeschi è quella del congelamento delle riserve estere della Banca Centrale russa. Il presidente della Banca centrale tedesca Joachim Nagel ha accolto la manovra e dichiarato che la Bundesbank si è adoperata nel bloccare le riserve in possesso. Eppure, la quantità di riserve presso la Bundesbank non sembra essere enorme. Secondo un articolo dell’FAZ, le riserve russe presso la Deutsche Bundesbank non servirebbero nemmeno a comprare una casa a Francoforte e, inoltre, le riserve valutarie in renmimbi non sarebbero sottoposte alle sanzioni europee. Una più aggressiva e efficiente sanzione avrebbe previsto il congelamento degli SDR, i diritti speciali di prelievo forniti dal Fondo Monetario Internazionale. Il FMI permette agli stati di accedere ad un fondo di valute di riserva (gli SDR) nel caso di carenza di valuta propria. La metà delle riserve valutarie russe è espressa in SDR; perciò, un provvedimento che ne vieti l’uso sarebbe davvero letale.

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La Germania spinge verso la Freiheitsenergie

Pur consapevole delle debolezze del sistema russo, l’Unione Europea si prepara a difendersi, piuttosto che ad attaccare. È infatti in atto una vera e propria ritirata sul fronte energetico: Scholz ha comunicato la sospensione dell’attività del Nord Stream 1 e ha annunciato di volersi rifornire di gas americano e qatarino, nonché  di cooperare con l’Algeria. La dipendenza tedesca dall’energia russa è diventata così scomoda, che ad oggi si parla di “Freiheitsenergie”, che significa “Energia della Libertà” e sta a sottolineare la necessità tedesca di cambiare paradigma e diversificare le fonti di approvvigionamento.

La reazione della BCE

E mentre Bruxelles rivaluta per una seconda volta l’applicazione di dogmi economici ortodossi sulle regole fiscali europee, gli economisti austriaci e tedeschi ritirano le loro dichiarazioni riguardo l’aumento dei tassi d’interesse. Anche Robert Holzmann, Presidente della Banca Centrale Austriaca, ha osservato che la BCE potrebbe posporre le manovre antinflazionistiche. Come riporta l’FAZ, la BCE potrebbe continuare con una politica accomodante nella creazione di debito pubblico. Un caso?