sanzioni alla Russia rischi Italia

Le “sanzioni” alla Russia arrivano dai privati, prima che dal pubblico. Da 16 giorni l’Europa discute del sesto  pacchetto di sanzioni, che dovrebbe colpire in particolare l’acquisto di petrolio, ma mentre Bruxelles discute, molte compagnie di trading e importatori europei hanno cominciato a ridurre i loro  acquisti di petrolio russo. Secondo i dati di Ispi (Institute for International Political Studies) si è già verificata una riduzione del 45%  delle esportazioni russe. La Russia non ha trovato sufficienti importatori non europei per compensare le perdite ed è stata costretta a ridurre la produzione interna. IEA stima si tratti di una riduzione di 900mila barili al giorno ad aprile, in crescita fino a 1,5 milioni a maggio. Il prezzo del petrolio russo è diminuito arrivando a 35 dollari al barile, rispetto al Brent.

Anche senza le sanzioni alla Russia, il Cremlino è in difficoltà

Ispi calcola che se questa situazione dovesse protrarsi nel tempo si arriverebbe a una riduzione delle entrate per ogni cittadini russo pari a 570 dollari l’anno. Il maggior prezzo del Brent per i cittadini europei si traduce al momento in un costo di 150 dollari all’anno. Ispi contempla anche una scenario secondo il quale un aumento repentino della domanda di petrolio non russo potrebbe  far schizzare il prezzo del Brent sui mercati internazionali. Se questo raggiungesse i 170 dollari/barile, i più affamati acquirenti asiatici  (Cina e India in primis) rivolgerebbero una maggiore attenzione anche allo scontato Urals il cui prezzo potrebbe alzarsi, fino a ridurne lo sconto. In questo scenario pessimistico, non solo il danno collaterale per gli europei sarebbe elevato (oltre 600 dollari pro capite annui), ma Mosca anziché perderci di guadagnerebbe. 

Il costo dell’energia potrebbe crescere ancora 

In questo quadro si inseriscono i prezzi sempre più alti di elettricità e gas e le difficoltà ad applicare l’embargo petrolifero, che secondo alcuni possibili scenari futuri potrebbe incidere ancora di più sui costi dell’energia. Il problema dei costi dell’energia si sta riflettendo a livello macro su tutta l’economia, come dimostrano e previsioni di lunedì della Commissione Europea, che stimano che nel 2022 la ripresa economica in Eurozona rallenterà molto, passando da un +4,3%, previsto nell’autunno a un 2,7% di oggi. Uno degli scenari possibili dice che l’Eurozona potrebbe precipitare verso una vera e propria “crescita zero” con un 2022 attestato sullo 0,2%.

Se le sanzioni alla Russia sul petrolio nell’analisi di Ispi sono di difficile applicazione, quelle del gas appaiono quasi impossibili. Nei quasi tre mesi dall’invasione Ucraina, le importazioni di gas russo sono state del 26% inferiori rispetto al primo semestre 2021. Una quantità in pratica invariata rispetto al calo già registrato prima della guerra tra ottobre 2021 e febbraio 2022.