In questi giorni Sanremo non è solo il centro canoro italiano e internazionale. La cittadina ligure sarà meta anche di sponsor istituzionali, brand tecnologici, aziende manifatturiere, PMI territoriali che invitano clienti e fornitori per consolidare rapporti commerciali, generare lead, rafforzare la brand awareness.
Dietro il luccichio del Teatro Ariston si muove però un tema decisivo per CFO, tax manager e imprenditori.
Come affrontare correttamente il lato fiscale delle spese sostenute? E, soprattutto, come governare il rischio di contestazione?
“Dal punto di vista tributario, il nodo centrale è capire se una spesa rientra tra quelle di rappresentanza o tra quelle di pubblicità”, spiega Eleonora Radaelli, Tax Expert and Software Product Owner di Wolters Kluwer Tax & Accounting.
Poniamo che una PMI porti a Sanremo un certo numero di clienti e fornitori. Il caso è regolato dall’art. 108 TUIR integrato dal DM 19 novembre 2008. Il testo definisce che tra le spese di rappresentanza rientrano i costi sostenuti per accrescere prestigio e immagine senza una diretta finalità promozionale misurabile.
Eleonora Radaelli sottolinea che: “Tra queste possiamo ben considerare le spese di hospitality per clienti e prospect, le cene e i ricevimenti, gli eventi collaterali come anche gli inviti a spettacoli e serate. Ma attenzione perché per tutte queste iniziative si deve considerare una deducibilità entro limiti percentuali sui ricavi e comunque sempre a fronte di un pagamento tracciabile che ne garantisce la deducibilità.”
Infatti con il DL 84/2025, entrato in vigore lo scorso 18 giugno 2025, la deducibilità delle spese di rappresentanza è espressamente subordinata al pagamento con strumenti tracciabili, sia in Italia che all’estero. Un aspetto che rende ancora più centrale la corretta gestione di pagamenti, fatture e documentazione negli eventi aziendali.
Il Festival di Sanremo diventa, per molte PMI, una leva relazionale. Si invitano top client, si consolidano rapporti con fornitori strategici, si organizzano meeting paralleli. Ma anche qui bisogna essere rigorosi e mantenere una documentazione contrattuale adeguata, che dimostri l’inerenza rispetto al business dell’invitante. L’Agenzia delle Entrate può infatti contestare una sproporzione tra spesa e volume d’affari, oppure l’assenza di ritorno economico dimostrabile o ancora la carenza di elementi oggettivi sulla finalità commerciale.
Spese di pubblicità e sponsorizzazioni. Quando sono più “efficienti”?
Diverso è il caso delle spese di pubblicità e sponsorizzazione, spesso molto rilevanti durante manifestazioni come il Festival di Sanremo. «La giurisprudenza della Corte di Cassazione è chiara: ciò che conta non è la forma dell’evento, ma la finalità concreta della spesa», osserva Eleonora Radaelli.
Se l’azienda ottiene una controprestazione specifica e documentata quale la visibilità del marchio, l’esposizione del logo, citazioni ufficiali o se utilizzi spazi branded, in presenza di inerenza e proporzionalità il costo è integralmente deducibile e l’IVA detraibile e non vi è nessun tetto percentuale legato ai ricavi.
Sanremo è anche uno degli esempi più evidenti di sponsorizzazioni culturali, un ambito in cui il confine fiscale può diventare particolarmente sottile. “Non basta legare il proprio brand a un grande evento per rendere la spesa automaticamente deducibile”, sottolinea Radaelli, “Serve una controprestazione economicamente quantificabile. Cioè la spesa deve essere proporzionata ai ricavi.”
Tanto per fare un esempio, un investimento di 300.000 euro per una PMI con 2 milioni di fatturato può risultare difficilmente difendibile in caso di verifica.
Il ruolo della tecnologia per una compliance fiscale in tempo reale
La complessità normativa rende inefficiente una gestione manuale delle spese evento. Oggi la governance fiscale passa attraverso ERP integrati, cioè sistemi gestionali che classificano automaticamente le spese (pubblicità vs rappresentanza) secondo policy interne. Sono importanti poi software di tax compliance, soluzioni che verificano i limiti di deducibilità, la corretta imputazione IVA e la coerenza con il plafond di spese di rappresentanza.
In questo caso specifico aumenta l’importanza di workflow documentali digitali con i quali effettuare l’archiviazione di contratti, fatture, evidenze di controprestazione, report fotografici e media coverage.
Sempre maggiore importanza assume poi la business analytics con la quale si riescono a correlare i costi di un evento, l’incremento di fatturato o la marginalità dei clienti invitati.
Per un CFO, questo significa trasformare un evento “emozionale” in un investimento misurabile.
Sanremo come caso di scuola di corporate governance fiscale
Il Festival dura cinque giorni, ma gli effetti fiscali, invece, si estendono per anni, specie in caso di accertamento. Per le imprese, grandi e piccole, la questione non è se partecipare o sponsorizzare, ma come strutturare correttamente l’operazione.
Bisogna pianificare preventivamente con il proprio commercialista o consulente fiscale, operare una scelta contrattuale coerente con la reale finalità, effettuare una tracciabilità finanziaria rigorosa, utilizzare strumenti digitali per la compliance.
In un contesto in cui l’Agenzia delle Entrate incrocia dati con sempre maggiore capacità analitica, l’evento non è più solo marketing. È un’operazione fiscalmente strutturata.
Dietro le luci dell’Ariston, la vera performance si gioca nei sistemi contabili.
















