L’Italia è nel vivo della trasformazione digitale della sanità. Dopo anni di sperimentazioni, il settore si muove verso una diffusione strutturata, con l’AI al centro di un cambiamento che punta a rendere i percorsi di cura più predittivi, personalizzati e integrati. È quanto emerge dallo studio “Sanità Digitale 2025 – Verso l’integrazione: di dati, processi, organizzazioni” di NetConsulting cube, presentato alla Digital Health Conference, organizzata a Milano il 5 e 6 novembre dalla società di analisi e GGallery.
“L’Italia si trova in una fase di transizione importante: se da un lato stiamo recuperando terreno grazie agli investimenti del PNRR e a una crescente consapevolezza del valore strategico della sanità digitale, dall’altro restano ancora significativi margini di miglioramento rispetto ai benchmark europei e internazionali. Solo andando oltre queste criticità potremo posizionarci stabilmente tra i leader della sanità digitale a livello globale”, commenta Annamaria Di Ruscio, Amministratore delegato di NetConsulting cube.
Gli investimenti confermano la tendenza: la spesa complessiva in AI e analytics nel settore sanitario italiano è passata da 120,9 milioni di euro nel 2022 a 153,8 milioni nel 2023, fino a 191 milioni nel 2024, con una previsione di 228,1 milioni nel 2025, pari a una crescita del 90% in soli tre anni. Non si tratta più di progetti pilota, ma di una leva strategica per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
Le applicazioni sono già realtà: dall’automazione amministrativa alla diagnostica, fino alla gestione delle liste d’attesa e alla simulazione della spesa sanitaria. I benefici sono tangibili: riduzione degli errori, maggiore rapidità decisionale e ottimizzazione delle risorse. Il 70% dei direttori generali riconosce un impatto positivo sulla velocità dei processi decisionali, mentre l’80% degli ingegneri clinici ne apprezza il contributo alla qualità dell’assistenza.
Ma se la tecnologia corre, le competenze non sempre tengono il passo. Il 73% dei direttori generali segnala carenze interne, mentre pesano costi di implementazione e frammentazione dei dati. La sfida è creare team multidisciplinari capaci di governare l’innovazione, integrando medici, ingegneri, data analyst ed esperti legali capaci di interpretare e governare le nuove tecnologie.
In parallelo, la medicina di precisione apre scenari nuovi per la prevenzione e la diagnosi precoce: l’83% delle Regioni prevede piattaforme dedicate, mentre l’88% punta a un Fascicolo Sanitario Elettronico comprensivo dei PDTA e arricchito da dati genetici e ambientali. Alcune strutture stanno già realizzando data lake clinici per integrare informazioni storiche e in tempo reale, generando modelli predittivi e supporto decisionale.
Il cambiamento, infatti, è ormai sistemico: l’AI viene utilizzata nell’automazione amministrativa (91%), nella simulazione della spesa sanitaria (60%), in diagnostica (57%), nella gestione delle liste d’attesa (50%) e nell’ottimizzazione di gare e acquisti (50%).
Tra i trend emergenti figurano la robotica medica e chirurgica, la telemedicina e il monitoraggio da remoto, insieme alle applicazioni di analisi delle immagini e diagnosi automatizzata. Tuttavia, la distanza tra ambizione e realtà operativa resta ampia: il 55% dei CIO non dispone ancora di PDTA pienamente digitalizzati o integrati nei flussi informativi. In questo scenario, il ruolo del Garante della Privacy è cruciale per favorire regole comuni e trasformare la protezione dei dati in un fattore abilitante.














