Dal 21 settembre cambierà il quadro economico entro cui strutture pubbliche e operatori privati accreditati erogano visite, esami diagnostici e dispositivi protesici per conto del Servizio sanitario nazionale. Il nuovo tariffario, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, aggiorna i rimborsi riconosciuti per oltre seicento prestazioni, con l’obiettivo di superare le criticità del precedente provvedimento e riallineare almeno in parte i compensi all’aumento dei costi. Una revisione attesa, che mobiliterà nuove risorse pubbliche ma che non chiude il confronto sulla sostenibilità economica dell’assistenza territoriale e specialistica.

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Rimborsi più alti per visite, diagnostica e protesi

L’intervento riguarda 448 prestazioni specialistiche ambulatoriali e 222 codici del nomenclatore dell’assistenza protesica su misura. Tra le attività interessate figurano prime visite, ecocolordoppler, diagnostica vascolare, medicina nucleare, endoscopie ed elettromiografie, oltre a dispositivi come protesi di arto, ortesi spinali e ausili ottici. Secondo i dati riportati nel decreto approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, l’incremento medio delle tariffe si attesta intorno al 5,8 per cento. Per le prime visite specialistiche il rimborso medio viene fissato a circa 26 euro, con importi differenziati e più elevati per alcune branche.

Una revisione da oltre 210 milioni l’anno

L’adeguamento avrà un costo strutturale stimato in 210,7 milioni di euro annui, che si aggiungeranno ai circa 550 milioni già destinati al precedente tariffario del 2024. La copertura arriverà dalle risorse previste dall’ultima legge di bilancio: 100 milioni per il 2026 e 183 milioni per il 2027. Il nuovo decreto sostituisce infatti il provvedimento del 25 novembre 2024, annullato dal Tar del Lazio dopo i ricorsi promossi da numerose strutture private accreditate. I giudici avevano contestato la metodologia utilizzata dal ministero della Salute, ritenendo non aggiornati i calcoli posti alla base di diversi rimborsi.

Il nodo della sostenibilità per gli operatori privati

L’aumento delle tariffe non sembra tuttavia sufficiente a ricomporre il confronto con la sanità privata convenzionata. L’Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata ha giudicato gli importi ancora economicamente insostenibili, sostenendo che rimborsi troppo bassi potrebbero spingere le strutture a ridurre le prestazioni erogate per conto del Servizio sanitario nazionale. Il rischio indicato dagli operatori è quello di un ulteriore allungamento delle liste d’attesa, soprattutto nei territori dove il settore accreditato assorbe una quota significativa della domanda. La partita resta quindi aperta tra vincoli di bilancio, aumento dei costi e necessità di garantire un’offerta adeguata.

Apparecchiature e diagnostica nelle Case di comunità

La Conferenza Stato-Regioni ha approvato anche lo stanziamento di 235 milioni di euro per acquistare apparecchiature destinate alla diagnostica di primo livello. Le risorse, provenienti da un fondo istituito nel 2022, potranno essere utilizzate fino al 50 per cento per dotare le oltre 1.200 Case di comunità di elettrocardiografi, spirometri e altri strumenti per la presa in carico dei pazienti. Le Regioni dovranno presentare entro 90 giorni un piano dettagliato dei fabbisogni, preservando una quota per gli studi dei medici di famiglia e dei pediatri situati nelle aree interne, nelle piccole isole e nelle periferie. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sanità di prossimità e ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso agli esami.

Personale sanitario, la domanda supera quota 46 mila

Nella stessa seduta è stato definito il fabbisogno formativo per l’anno accademico 2026-2027, necessario al ministero dell’Università per programmare gli accessi ai corsi di laurea. In base alle indicazioni delle Regioni e delle Province autonome, il Servizio sanitario nazionale avrebbe bisogno di 20.842 medici chirurghi e 25.479 infermieri. La programmazione comprende inoltre 1.599 odontoiatri, 1.733 veterinari, 1.500 farmacisti, 2.673 biologi, 469 chimici e 287 fisici. Numeri che confermano come, accanto alla revisione delle tariffe e agli investimenti tecnologici, la vera emergenza resti la disponibilità di personale qualificato, soprattutto nei servizi territoriali e nelle specialità più carenti.