Sangalli: «Dobbiamo tenere unite le imprese e il territorio»

Le rappresentanze di impresa, anche se a fasi alterne dovute alle diverse “stagioni” della politica e dei governi (ricordo le riunioni infinite nella Sala Verde di Palazzo Chigi fino al più recente tentativo della disintermediazione dei corpi intermedi) svolgono un ruolo fondamentale nelle democrazie moderne. Raccolgono e sintetizzano le istanze del mondo delle imprese, semplificano il rapporto con il Governo e le amministrazioni locali; rappresentano quell’elemento indispensabile di coesione sociale che in passato ha contribuito alla tenuta del Paese durante le proteste dei “forconi”; hanno, infine, una funzione insostituibile di servizio alle imprese, in primis la firma dei contratti collettivi di lavoro».

Presidente Sangalli (nella foto), non crede che però  le grandi confederazioni debbano evolvere?  

Sì, hanno anche una responsabilità più ambiziosa: quella di modernizzare e innovare il proprio ruolo. E qui, come Confcommercio, abbiamo fatto molto: abbiamo reso snello e più efficiente il nostro sistema organizzativo e associativo, allargando e rafforzando i nostri ambiti di rappresentanza, attuando un sistema di relazioni sindacali più moderno. Un esempio per tutti: abbiamo firmato già da tempo con i sindacati il protocollo sulla rappresentanza. In una parola, ci siamo adeguati ai cambiamenti del mercato e alle trasformazioni del terziario.

Rappresentanza, ma di chi?

Una volta si diceva Confcommercio e si intendeva “commercio”. Oggi si dice Confcommercio-Imprese per l’Italia e si intende commercio, turismo, servizi, trasporti, logistica e professioni. Siamo una parte vitale del Paese, con i servizi che producono quasi i tre quarti della ricchezza e il terziario di mercato che genera il 40% dell’occupazione.

Obiettivo strategico?

Il nostro obiettivo è quello di modernizzare la nostra rappresentanza per modernizzare la società. Per essere interlocutori sempre più credibili e continuare a seguire la nostra vocazione: tenere insieme le imprese e il territorio mantenendo capacità di ascolto e di proposta. A riprova che i corpi intermedi sono un motore essenziale del Paese; con loro la società cresce sana e si irrobustisce nel tempo.