La regolarizzazione avviata nel 2020 durante l’emergenza pandemica lascia, a cinque anni di distanza, un bilancio fatto di numeri rilevanti ma anche di procedure rimaste senza esito. Delle oltre 220mila domande presentate, quasi il 60% si è trasformato in un rapporto di lavoro regolare e in un permesso di soggiorno. Un risultato che ha prodotto effetti non soltanto sul piano sociale, ma anche sui conti pubblici, sul mercato del lavoro e sul sistema previdenziale italiano.
Oltre 131mila persone entrate nel lavoro regolare
Alla fine del 2025 risultava concluso positivamente il 59,75% delle domande presentate con la sanatoria del 2020: oltre 131mila lavoratori hanno ottenuto un contratto e il relativo titolo di soggiorno. La misura, introdotta nel quadro del decreto Rilancio, era stata pensata soprattutto per far emergere rapporti di lavoro già esistenti ma irregolari, in una fase in cui la pandemia aveva reso ancora più evidente la vulnerabilità di interi comparti occupazionali. Secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore, il lavoro domestico e di assistenza ha concentrato oltre l’85% delle richieste.
Per lo Stato 140 milioni di entrate, più 228 milioni di contributi
L’effetto della regolarizzazione è misurabile anche sul versante economico. Gli oneri pagati per la presentazione delle pratiche avrebbero generato circa 140 milioni di euro di entrate dirette per il bilancio pubblico, mentre i lavoratori successivamente emersi dall’irregolarità garantirebbero circa 228 milioni l’anno di nuovi contributi previdenziali. Sono cifre che mostrano come l’ingresso nel lavoro formale produca una base contributiva aggiuntiva e allarghi la platea di chi partecipa al finanziamento del sistema previdenziale.
Quattro domande su dieci senza esito positivo
Il dato complessivo presenta però anche un’altra faccia: circa il 40% delle istanze non ha portato alla regolarizzazione. Inoltre, per chiudere l’intero procedimento sono stati necessari cinque anni, con un forte carico amministrativo soprattutto per le Prefetture. I tempi lunghi rappresentano uno degli aspetti più delicati dell’esperienza del 2020: una misura straordinaria può produrre risultati consistenti, ma la sua efficacia dipende anche dalla capacità amministrativa di esaminare rapidamente le pratiche e trasformare le domande in posizioni definite.
Irregolarità ancora elevata e torna il tema delle regolarizzazioni individuali
Il fenomeno del soggiorno irregolare resta comunque ampio. Per la fine del 2025 vengono stimate in Italia circa 339mila persone straniere prive di un regolare titolo di soggiorno, mentre nello stesso anno i rimpatri complessivi sono stati 6.772. In questo scenario torna la proposta di affiancare ai provvedimenti straordinari un meccanismo individuale permanente, accessibile in presenza di requisiti precisi e verificabili, che permetta di valutare caso per caso percorsi di emersione legati al lavoro e all’inserimento effettivo nel Paese.
















