Il 4 ottobre torna a essere una festività nazionale. La ricorrenza di San Francesco entra nuovamente nel calendario delle giornate festive e porta con sé effetti anche sul piano retributivo. Per i lavoratori dipendenti, infatti, la giornata prevede specifiche regole sulla retribuzione, che cambiano nel caso in cui la festività coincida con un giorno di riposo o venga prestata attività lavorativa. La novità – si legge su Il Sole 24 Ore – riguarda già il 2026, ma quest’anno c’è una particolarità: il 4 ottobre cade di domenica.
Il 4 ottobre cade di domenica: cosa spetta in busta paga
Quando una festività nazionale coincide con la domenica, ai lavoratori dipendenti spetta il trattamento previsto per la festività non goduta. Nel cedolino del mese interessato viene quindi riconosciuta una quota aggiuntiva della retribuzione giornaliera, oltre alla normale paga.
Per il 2026 questo significa che l’introduzione della festività di San Francesco avrà un effetto economico sulla busta paga di ottobre per la generalità dei lavoratori dipendenti interessati dalla disciplina.
Cosa cambia per chi lavora
La situazione cambia per chi sarà chiamato a lavorare nella giornata festiva. In questo caso il dipendente avrà diritto alla normale retribuzione, alla quota aggiuntiva prevista per la festività caduta di domenica e alla remunerazione delle ore effettivamente lavorate, con la maggiorazione stabilita per il lavoro festivo. Il trattamento economico complessivo dipenderà quindi anche dalle ore di servizio effettuate e dalle disposizioni applicabili al rapporto di lavoro.
La festività vale anche se il Ccnl non è stato aggiornato
Il riconoscimento del 4 ottobre come festività nazionale si applica anche nel caso in cui il Contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento non abbia ancora modificato formalmente l’elenco delle festività. La nuova ricorrenza deve quindi essere considerata nel calcolo delle spettanze dei dipendenti e negli adempimenti legati alla retribuzione.
Quanto aumenta il cedolino
L’impatto economico – riporta Il Sole 24 Ore – varia in funzione del contratto collettivo applicato, del livello di inquadramento e della tipologia di lavoratore. Secondo le simulazioni elaborate da Giuseppe Buscema della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, per un commesso di quarto livello del Ccnl Confcommercio la festività non goduta comporta un incremento netto di 46,40 euro, mentre il costo aggiuntivo per l’azienda arriva a 94,44 euro.
Per un impiegato di secondo livello dello stesso contratto, l’aumento netto stimato è di 49,62 euro, a fronte di un costo aziendale di 117,58 euro. Nel settore metalmeccanico industria, un operaio inquadrato al livello D2 avrebbe un incremento netto di 51,62 euro, con un costo per il datore di lavoro pari a 106,30 euro. Per un impiegato di livello B1, invece, la cifra netta aggiuntiva sarebbe di 52,70 euro, mentre il costo aziendale raggiungerebbe 124,33 euro.
Per il comparto metalmeccanico dell’artigianato, le simulazioni indicano un incremento netto di 41,62 euro per un operaio di quinto livello e di 47,38 euro per un impiegato di primo livello. I rispettivi costi per il datore di lavoro sarebbero pari a 86,06 e 111,66 euro.
Gli effetti sugli altri contratti
Le stime cambiano anche per gli altri principali contratti collettivi considerati. Per il Ccnl Studi professionali, un lavoratore di livello 45 avrebbe un incremento netto di 43,09 euro, con un costo aziendale di 87,50 euro. Per un impiegato dello stesso contratto la somma netta aggiuntiva salirebbe a 47,31 euro, mentre il costo per il datore di lavoro sarebbe di 112,38 euro.
Nel settore dei Pubblici esercizi, infine, un operaio di sesto livello avrebbe un beneficio netto stimato in 38,84 euro, a fronte di un costo aziendale di 78,33 euro. Per un impiegato di primo livello l’incremento netto arriverebbe invece a 46,78 euro, con un costo complessivo per il datore di lavoro di 110,09 euro.
Le cifre sono quindi differenti a seconda del Ccnl e del livello di inquadramento, ma mostrano l’effetto economico della nuova festività sia sulla retribuzione dei dipendenti sia sul costo del lavoro sostenuto dalle imprese.
















