Low cost

La guerra in Medio Oriente presenta il conto anche alle compagnie aeree. Ryanair archivia il primo trimestre dell’esercizio con un brusco rallentamento dell’utile, penalizzata dall’impennata dei costi del carburante e da una domanda più debole, che ha costretto il gruppo a ridurre i prezzi dei biglietti per stimolare le prenotazioni. Un segnale che conferma come le tensioni geopolitiche continuino a influenzare i conti del trasporto aereo europeo.

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La guerra impatta l’utile di Ryanair

La compagnia low cost irlandese ha chiuso il primo trimestre con un utile netto di 538 milioni di euro, in calo del 34% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A incidere è stato soprattutto l’aumento dei costi operativi, cresciuti dell’11%, a causa del forte rincaro del carburante.

L’amministratore delegato Michael O’Leary ha spiegato che il prezzo del cherosene non coperto dalle operazioni di hedging è “più che raddoppiato nel primo trimestre”, comprimendo i margini della compagnia. Allo stesso tempo, Ryanair ha dovuto abbassare le tariffe del 6% per sostenere la domanda, frenata dall’incertezza generata dal conflitto in Medio Oriente.

Viaggiatori preoccupati di possibili cancellazioni

Secondo O’Leary, la crisi geopolitica ha infatti alimentato una certa esitazione da parte dei consumatori nella prenotazione dei viaggi, costringendo la compagnia ad adottare una politica commerciale più aggressiva sul fronte dei prezzi.

Proprio l’incertezza internazionale aveva spinto Ryanair, già a maggio, a rinunciare alla pubblicazione di previsioni sull’intero esercizio, sottolineando la scarsa visibilità legata all’evoluzione della guerra. Ora, con la ripresa delle ostilità tra Iran e Stati Uniti, il gruppo ribadisce che il risultato netto dell’anno fiscale 2027 resta “altamente sensibile” a eventuali sviluppi negativi dello scenario geopolitico.

Obiettivo 216 milioni di passeggeri

Nonostante il peggioramento della redditività, Ryanair conferma le stime sul traffico passeggeri. La compagnia prevede infatti di trasportare circa 216 milioni di viaggiatori nell’anno fiscale in corso, con una crescita del 4% rispetto all’esercizio precedente.

A sostenere i conti resta la strategia di copertura del carburante: Ryanair ha già coperto tramite hedging circa l’80% dei propri consumi, una scelta che dovrebbe limitare l’impatto di eventuali nuovi rialzi del prezzo del petrolio e garantire un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti meno protetti dalla volatilità dei mercati energetici.