Una rete di società di comodo, fatture contraffatte e pagamenti instradati attraverso diversi Paesi avrebbe consentito a una fintech sostenuta da Mosca di far transitare oltre 6,9 miliardi di dollari nel sistema finanziario internazionale, nonostante le sanzioni imposte alla Russia. È quanto emerge da un’inchiesta del Financial Times basata sull’analisi di centinaia di migliaia di documenti interni di A7, società nata per offrire alle imprese russe un canale alternativo per i pagamenti oltreconfine. Nei flussi ricostruiti dal quotidiano compaiono istituti internazionali come Standard Chartered, Citigroup, Deutsche Bank, JPMorgan e DBS. La presenza delle banche nelle transazioni, tuttavia, non implica che fossero consapevoli dell’origine o della struttura dell’operazione.

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A7 e la rete costruita per entrare nel circuito Swift

Al centro dell’inchiesta c’è A7, fondata dall’oligarca moldavo Ilan Shor con il sostegno di Promsvyazbank, banca russa controllata dallo Stato e legata al settore della difesa. Secondo il FT, il sistema utilizzava società di copertura e imprese già esistenti per ottenere accesso al circuito Swift e regolare all’estero pagamenti per conto di aziende russe. A nascondere la reale natura delle operazioni sarebbero serviti documenti commerciali alterati, fatture false e altri espedienti documentali. Il quotidiano afferma di aver individuato circa cento società di copertura che avrebbero effettuato pagamenti nel periodo esaminato.

Da Standard Chartered 1,1 miliardi, i flussi verso le altre banche

I documenti esaminati dal FT permettono di ricostruire anche una parte del percorso seguito dal denaro. Conti presso Standard Chartered a Hong Kong avrebbero ricevuto circa 1,1 miliardi di dollari da entità collegate ad A7 tra la fine del 2024 e agosto 2025. Nello stesso periodo sarebbero stati inviati 273 milioni di dollari verso DBS a Hong Kong e 74 milioni a clienti di Citigroup, mentre circa 18 milioni sarebbero arrivati a clienti di Deutsche Bank in Europa. Il FT riferisce inoltre che alcune banche hanno individuato attività sospette e chiuso successivamente determinati conti.

Il ruolo degli Emirati e pagamenti per beni legati alla guerra

Una parte rilevante dei movimenti sarebbe passata anche dagli Emirati Arabi Uniti. Secondo l’inchiesta, A7 avrebbe aperto presso First Abu Dhabi Bank conti riconducibili a 17 diverse entità, dalle quali sarebbero partiti oltre 1,8 miliardi di dollari tra pagamenti verso l’esterno e trasferimenti interni. Alcune operazioni contenute nei documenti riguarderebbero inoltre beni particolarmente sensibili collegati alla guerra, compresi equipaggiamenti militari e acquisti riconducibili ai servizi di sicurezza russi. La rete avrebbe poi modificato i propri percorsi finanziari quando alcuni intermediari hanno cominciato a sollevare dubbi sulle transazioni.

Documenti falsi per superare i controlli bancari

Il cuore del sistema descritto dal quotidiano britannico sarebbe stato un apparato di falsificazione su larga scala. Le società utilizzate da A7 avrebbero prodotto documentazione commerciale non autentica per presentare i pagamenti come normali operazioni internazionali e superare i controlli antiriciclaggio degli intermediari. Il meccanismo avrebbe sfruttato anche il fatto che nel sistema Swift una parte essenziale delle verifiche sull’identità e sulle operazioni dei clienti ricade sulla banca che origina il pagamento. Il FT precisa inoltre che la dimensione reale dei flussi potrebbe essere superiore ai 6,9 miliardi ricostruiti: nei documenti compaiono altre migliaia di pagamenti dei quali non è stato possibile determinare il valore.