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Maurizio Leo, viceministro dell'Economia

«Riapriamo i termini fino al mese di marzo per chi non è riuscito a pagare le rate della rottamazione» ad annunciarlo è il vice ministro Maurizio Leo al convegno “Le novità fiscali, la legge di bilancio 2024, il Concordato preventivo biennale e l’Adempimento collaborativo”, organizzato a Napoli da Odcec con il patrocinio del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti. Il termine iniziale, dopo che erano state previste due rate a settembre e ottobre 2023, era stato differito al 18 dicembre e ora arriva un nuovo rinvio, che dà la possibilità ai contribuenti di recuperare la rottamazione quater che è andata bene. «Stiamo adottando tutte le misure per invogliare i cittadini a definire i rapporti con il fisco, gradualmente e con sanzioni molto ridotte – ha detto Leo  – Stiamo dando attuazione alla delega fiscale con sette decreti legislativi già approvati e l’ottavo è in corso di approvazione in Parlamento. Porteremo in CdM un decreto legislativo che riguarderà il sistema sanzionatorio e la riscossione. Per ciò che riguarda le sanzioni cercheremo di approvare un modello che rispetti il principio di proporzionalità come ci chiedono la Corte costituzionale e l’Europa, nel solco di un rapporto sempre più aperto tra Stato e contribuenti».

Quanto incide la rottamazione sulle casse pubbliche

Senza dubbio la rottamazione piace a molti contribuenti, ma non necessariamente alle casse statali. Secondo i dati forniti dal Sole 24 ore i 4,3 miliardi di incassi 2023, che provengono dall’ultimo giro di rottamazione, hanno aumentato del 17,6% il totale delle entrate da “lotta all’evasione”, calcolate dall’amministrazione finanziaria dando una mano a raggiungere il record di introiti che derivano dalla lotta al sommerso. Ma in realtà le precedenti rottamazioni, quelle del 2016 hanno perso per strada il 60,3% degli incassi attesi. I contribuenti che hanno aderito alle proposte del fisco di pagare i loro vecchi debiti a rate con lo sconto di interessi e sanzioni avrebbero dovuto versare 65,5 miliardi, ma ne hanno versati solo 25,6. I rimanenti 38,9 non sono mai stati intercettati dall’erario.