Il nuovo atlante dell’universo viaggia su un Falcon Heavy. Con il lancio del Nancy Grace Roman Space Telescope, la Nasa mette nello spazio non soltanto uno dei suoi progetti scientifici più ambiziosi, ma un investimento da oltre 4,3 miliardi di dollari, costruito in più di un decennio e affidato a una vasta filiera industriale. Roman dovrà studiare materia ed energia oscura ed esopianeti, ma rappresenta anche un banco di prova per la capacità americana di tenere insieme ricerca, tecnologia e controllo dei costi. Il telescopio è partito il 30 agosto dal Kennedy Space Center, in Florida, a bordo di un Falcon Heavy di SpaceX.
Un investimento da 4,316 miliardi
Secondo l’ultima valutazione del Government Accountability Office, il costo dell’intero ciclo di vita di Roman è fissato a 4,316 miliardi di dollari, contro una baseline originaria di 3,934 miliardi. L’aumento è legato soprattutto alla ripianificazione decisa nel 2021 dopo gli effetti della pandemia, ma il progetto è poi riuscito ad anticipare il lancio rispetto alla scadenza impegnativa di maggio 2027. Una divisione puramente contabile sui cinque anni della missione scientifica primaria equivale a circa 863 milioni di dollari l’anno: non è però un costo operativo annuo, perché la cifra comprende sviluppo, costruzione, test, strumenti e attività dell’intero programma.
Il biglietto per lo spazio vale 255 milioni
Dentro il conto complessivo c’è il contratto affidato dalla Nasa a SpaceX per il lancio con Falcon Heavy. L’accordo annunciato nel 2022 ha un valore di circa 255 milioni di dollari, comprensivo del servizio di lancio e di altri costi connessi alla missione: poco meno del 6% dei 4,316 miliardi del costo di ciclo di vita. È una quota significativa, ma mostra anche quanto il razzo rappresenti soltanto l’ultimo anello di una catena di spesa molto più ampia, dominata da progettazione, strumenti scientifici, integrazione e attività a terra.
Dai contratti industriali alla macchina dei dati
Roman coinvolge il Goddard Space Flight Center e partner industriali come BAE Systems, L3Harris Technologies e Teledyne Scientific & Imaging, oltre a istituzioni internazionali. Anche la gestione scientifica ha dimensioni economiche rilevanti: nel 2023 la Nasa ha portato a circa 200,8 milioni di dollari il valore del contratto con lo Space Telescope Science Institute per attività legate alle operazioni scientifiche, all’elaborazione e all’archiviazione dei dati. Roman produrrà infatti circa 1,4 terabyte al giorno, il volume più elevato finora per una missione astrofisica Nasa, rendendo infrastrutture digitali, algoritmi e capacità di calcolo parte integrante dell’investimento.
Cinque anni per moltiplicare il ritorno scientifico
Se mantenesse il ritmo massimo indicato dalla Nasa per tutti i cinque anni della missione primaria, Roman potrebbe generare, in termini puramente aritmetici, circa 2,6 petabyte di dati. La sua Wide Field Instrument, una fotocamera infrarossa da 300 megapixel con 18 rivelatori 4K, permetterà di scandagliare vaste porzioni del cielo con una velocità di survey che la Nasa indica fino a mille volte superiore a quella di Hubble. Le prime immagini sono attese all’inizio del 2027: sarà allora che l’investimento comincerà a trasformarsi in cataloghi, osservazioni e dati accessibili alla comunità scientifica internazionale.
















