Stefano Pancari e il suo libro "Looks that kill".

di Stefano Pancari

Il mondo della sicurezza sul lavoro ha per equatore una sottile linea di confine tra reale e surreale. Sono certo del fatto che nel profondo ciascuno di noi abbia a cuore la propria salute e la propria sicurezza, così come sono altrettanto certo che nessuno vuole volontariamente fare del male a qualcun altro. Allora perché in Italia continuiamo ad avere lo stesso numero di morti, infortuni e malattie professionali da anni? Per dare un’idea palpabile della tragedia è come se ogni due anni nel nostro Paese avessimo un attentato simile allo schianto degli aerei dirottati sulle Torri gemelle a New York. Quasi 3000 morti ogni 2 anni, 1500 morti ogni anno, 3 morti ogni giorno, compreso oggi. È una condizione intollerabile a cui dobbiamo porre un freno. Senza contare la strage silenziosa ai danni della salute mentale data da un lavoro al cortisolo, aumentato a dismisura da uno stress che anche a livello europeo dilaga come dicono le statistiche Ispesl: 2 lavoratori su 10 prima della pandemia soffrivano di iper stress, figuriamoci adesso.

La domanda a cui ho cercato di dare risposta in venti anni di consulenza manageriale è su come riuscire a sovvertire questa situazione. Perché pensiamo che la sicurezza sul lavoro sia solo un costo, un rallentamento del lavoro e burocrazia? Mediamente abbiamo priorità maggiori come scadenze stringenti, la conferma del posto, scelte manageriali che finiscono per prevalere sul tutelare e tutelarsi. Ci comportiamo con incoscienza o inconsapevolezza non sapendo di avere una tigre famelica davanti a noi, i rischi, e le andiamo tra le fauci senza accorgercene. In altre occasioni sottovalutiamo il rischio perché l’abitudine ci ha fatto lavorare sempre in un determinato modo e cambiare è faticoso un po’ per tutti. Qualunque sia il motivo, assumiamo frequentemente un atteggiamento di invincibilità, quando va bene riconosciamo il problema, ma pensiamo che in un modo o nell’altro ce la caveremo anche questa volta.

In questo contesto si annidano tutti quei modi di pensare, scelte, disposizioni, comportamenti e azioni che, tessera su tessera, formano il puzzle della nostra cultura. La comunicazione fino ad oggi ha permesso progressi in tal senso, così come le disposizioni di legge, ma continuiamo ad assistere a eventi surreali come una gru che cade nel bel mezzo di una città, una funivia che cade con tutti i suoi innocenti passeggeri e persone che si imbottiscono di ansiolitici perché esauriti dal lavoro.

Sono convinto che serva un urlo che con un basta risvegli le persone da questo torpore cognitivo. Un urlo che punti al senso etico e ai valori di ognuno di noi piuttosto che alla sfera razionale. Per troppi decenni ci siamo convinti, e siamo stati convinti, del fatto che dobbiamo fare la sicurezza sul lavoro perché ce lo dice, o peggio ancora “impone”, la legge. Al contrario vivere, piuttosto che permettere alle persone di vivere, ce lo impone il nostro senso etico ed i nostri valori che sono i più autorevoli autori della legge scritta dentro di noi.

ROCK’N’SAFE è un progetto che nasce nel 2018 come un evento di divulgazione su questi temi e che nel 2020 ha assunto anche una forma editoriale. Punta ad un mondo del lavoro migliore, sovvertendo il percepito della salute e della sicurezza sul lavoro. Nell’immaginario comune siamo abituati ad associare al mondo del rock esagerazione e distruzione delle proprie vite. Questo perché giudichiamo certi artisti per quel che hanno fatto della loro vita, piuttosto che prendere il lascito artistico che ci hanno dato. Il rock è stato colonna sonora di grandi cambiamenti culturali, manifestando un dissenso di fronte ad un determinato status quo. Abbiamo avuto Elvis Presley contro la cultura patriarcale che imbrigliava il desiderio di emancipazione dei baby boomers, così come Jimi Hendrix contro la cultura della guerra in Vietnam. Sono solo alcuni esempi di ciò che il rock ha rappresentato a livello sociale.

Così come il rock, ROCK’N’SAFE si oppone allo status quo di un business vicino solo in apparenza al senso etico e propone, con energia e passione, un modo diverso di fare cultura. Attraverso la metafora della rockstar mettiamo sotto riflettori persone che, con il loro pensiero non convenzionale, propongono nuove strade per il futuro del lavoro. Sono persone del business e del mondo artistico che prestano i loro pensieri e la loro voce per mostrare che essere degli umani è un dono che non dobbiamo dare per scontato, ma coltivarlo di giorno in giorno. Dietro al nostro progetto ci sono anni di lavoro sulla comunicazione e abbiamo scelto uno stile comunicativo disruptive che, con il suo cambio di paradigma, calamiti l’attenzione dei nostri interlocutori. Lo scopo che ci prefiggiamo è rendere fruibili e appassionanti i temi dell’Health & Safety al contrario del percepito comune. Con questa modalità abbiamo organizzato tour ed eventi dall’Università Bocconi alla comunità imprenditoriale di Asti. I nostri format stravolgono gli schemi classici della formazione sulla sicurezza, mutandola in uno show formativo tra musica rock, arte visiva e storytelling che associano positività alla sicurezza sul lavoro, realizzando il desiderio di quelle aziende che vogliono tatuare i valori della sicurezza sulla cultura dei propri lavoratori e dell’azienda stessa.

Non solo eventi, ma anche informazione 365 giorni all’anno con rocknsafe.com, unendo articoli, vignette, video e interviste che vedono protagonisti da manager delle migliori aziende italiane a personaggi pubblici come Litfiba, Saturnino, Enrico Ruggeri. Questo perché la cultura della sicurezza è un bene comune che non può essere coltivato soltanto dentro al perimetro aziendale.

Con questo spirito abbiamo dato vita con Economy ad una edizione di ROCK’N’SAFE che troverete in abbinata al numero di settembre. Sarà un modo diverso di parlare di business e sostenibilità insieme ad aziende e professionisti che si sono distinti per il modo virtuoso con cui approcciano il lavoro. Saliranno tutti sul nostro palco immaginario e saremo lieti se sarai tra le persone in platea per scrivere un nuovo capitolo di storia.

Non solo eventi e magazine, ma anche libro. Il 21 e 22 settembre sarà presentato Looks that kill al Safety Expo di Bergamo. Ho pensato di raccontare quel che ci succede e accade tutti i giorni attraverso un linguaggio surreale come una dark novel a fumetti per rimarcare l’assurdità di un mondo dove la nostra salute e la nostra sicurezza sono messe a repentaglio dalla Bestia, una co-protagonista allegorica che nel libro ci trascinerà in un oscuro viaggio nella società e nel mondo del lavoro.

Facciamo tutto questo perché siamo certi del fatto che nella nostra vita professionale lasceremo una grossa scia. Sulla base di come gestiremo il nostro business potremo lasciare una scia di sostanze tossiche oppure una scia di fiori e piante rigogliose, che sono le sensazioni lasciate a coloro che avremo incrociato nel nostro percorso. Non saranno i soldi a determinare questa scia, ma le attenzioni che abbiamo dedicato alle persone, al sincero interesse per la loro salute e la loro sicurezza e la consapevolezza che il mondo del lavoro può contribuire al miglioramento della qualità della vita privata.

Se la nostra coscienza ci dice che possiamo far di meglio dobbiamo ascoltarla e seguire il nostro istinto a prescindere dall’hashtag in voga nel momento. Questo è un atteggiamento rock, libero dal pregiudizio che ci permetterà di essere noi stessi. Siamo noi a nobilitare il lavoro che facciamo attraverso i nostri valori messi in campo e questo la storia delle aziende ce lo hanno insegnato. A parità di ruolo ci sono persone che hanno fatto la differenza ed altre che hanno portato solo guai. È una questione di competenza, ma anche e soprattutto di umanità messa in campo.

Quindi la domanda che ti faccio è: chi vuoi essere davvero sul lavoro?