Carlo Trabattoni

L’Italia è un paese di risparmiatori, ma sono sempre meno coloro che tengono ferma la liquidità, rispetto a quanti preferiscono puntare sul risparmio gestito. É quanto emerge dalla dodicesima edizione del Salone del Risparmio che si è aperta oggi a Milano. I dati del 2021 parlano di oltre 2500 masse, che rappresenta un risultato definito “staordinario” dagli stessi responsabili dell’organizzazione. «In un periodo così complesso, il quadro che emerge dall’industria del risparmio gestito è positivo: con oltre 2500 miliardi di masse alla fine del 2021 e una spinta nella raccolta di 93 miliardi lo scorso  anno, che rappresenta un risultato straordinario. Il risparmio gestito non è mai stato così forte».

A dirlo è Carlo Trabattoni, neopresidente di Assogestioni, aprendo la dodicesima edizione del Salone del Risparmio a Milano, che ha superato i 15mila iscritti. «Cinque anni prima il livello della masse era a meno di 2mila miliardi. Si tratta di una crescita importante e non isolata, poiché l’intero mercato europeo negli ultimi 10 anni ha registrato un significativo sviluppo, grazie soprattutto alla consapevolezza del segmento retail».

Continua il trend positivo

Nemmeno il 2022 è iniziato male per il settore. «I segnali dei primi mesi del 2022 sono positivi e confermano la solidità del settore – aggiunge- La liquidità parcheggiata nei conti delle famiglie e delle imprese si sta riducendo in Italia, come dimostra la tenuta dei flussi in questa prima parte del 2022. Ma è altresì indubbio che sulla capacità di risparmio gravino nuove incognite, dal rallentamento della congiuntura oltre che dalle pressioni inflattive, che ne erodono il potere di acquisto. Tuttavia siamo ancora una delle scelte alle quali i risparmiatori guardano con maggiore interesse. Le famiglie dimostrano anche maggiore maturità, affrondando con più cautela scelte e orizzonti di lungo periodo».

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Pesa l’ingognita della guerra

Se la tendenza è positiva non si possono tralsciare le incognite che pesano sull’andamento dell’economia generale e che si riflettono necessariamente sul settore a fronte di uno scenario globale che «presenta tre fronti aperti: la guerra, il significatico balzo dell’inflazione, le conseguenti azioni delle banche centrali e il covid che ancora impatta sulle catene di approvvigionamento in molte aree globali».

Secondo il presidente di Assogestioni: «Ci sono variabili da monitorare con attenzione e abbiamo nuovamente dovuto gestire picchi di incertezza, con la volatilità su livelli decisamente superiori alla media storica degli ultimi anni».