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Rischio blocco della produzione per tante aziende italiane a causa del caro-energia

Sarà sempre più difficile attrarre i talenti, prestare attenzione alla sostenibilità ed evitare le minacce cyber: sono questi i rischi che le aziende italiane temono di più. Si tratta delle principali paure di manager e amministratori delegati, che sono stati interpellati per l’annuale survey da Protiviti, gruppo multinazionale di consulenza direzionale con sede anche in Italia. I risultati della tredicesima edizione della survey, condotta in collaborazione con la North Carolina State University nell’ultimo trimestre del 2023, che analizza la visione di oltre 1.100 executive di vari settori industriali e Paesi si distinguono in modo particolare dall’edizione 2022. In modo particolare ci si sofferma sui rischi macroeconomici, strategici e operativi considerati come maggiormente rilevanti nel breve (12 mesi) e nel lungo periodo (10 anni).

La visione globale

Tra i principali rischi individuati per il 2024 si posiziona quello relativo all’incertezza del contesto economico, intensificatosi a causa delle politiche applicate dalle banche centrali e dall’incremento dell’inflazione, seguito dalla preoccupazione relativa alla capacità di attrarre, sviluppare e trattenere i migliori talenti. Sempre per il 2024 emergono delle preoccupazioni mai emerse prima come: il rischio di minacce cyber (al 3° posto) e rischio terze parti (al 4° posto), amplificati dalla crescente diffusione della tecnologia e dall’incremento della dipendenza da terze parti per la fornitura di servizi critici. Al 5° posto troviamo il rischio legato a regolamentazioni sempre più invasive e impattanti sull’operatività aziendale, (es. protezione dei dati, violazioni della sicurezza informatica, disclosure in materia di cambiamento climatico e la rendicontazione sulla sostenibilità). Inoltre, entrano a far parte dei “top 10”, rischi legati all’inadeguatezza delle infrastrutture IT e delle operation nell’ambito della trasformazione digitale.

Cosa spaventa di più i manager nel lungo periodo

Le incognite del 2024 per manager e amministratori sono le stesse del lungo periodo, come la discontinuità generata dalle innovazioni disruptive, introdotte da tecnologie emergenti (come l’intelligenza artificiale anche generativa, quantum computing, metaverso, ecc.) e l’incapacità di utilizzare data analytics e market intelligence, che diventano sempre più importanti data l’accelerazione dell’innovazione tecnologica e la necessità di gestire una mole sempre maggiore di dati. 

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La visione dei manager italiani dei rischi per le aziende

In Italia, invece, i dirigenti temono di lavorare in aziende che non siano abbastanza attrattive per i talenti, ma è forte anche la paura per le minacce cyber, così come il rischio connesso alla gestione delle terze parti (forse anche acuita dalle incombenti regolamentazioni europee in tema di sostenibilità) e la sfida posta da un contesto economico caratterizzato da elevata incertezza e l’inasprimento del contesto regolamentareAl tempo stesso, la classifica italiana evidenzia tematiche assenti nella prospettiva globale, come l’incertezza legata alla catena di fornitura, peculiare del nostro Paese e legata alle caratteristiche uniche di un’economia orientata all’export e dipendente da altri Paesi per le risorse.

Le altre preoccupazioni nella “top 10” degli executive italiani, riguardano la resilienza organizzativa e la capacità di gestione delle crisi, così come il rischio di eventi naturali catastrofici e fenomeni metereologici avversi, probabilmente legato alla vulnerabilità del nostro Paese rispetto ai disastri naturali che possono avere impatto sull’operatività di un’Azienda con conseguenti danni economici.

Infine sia in Italia, sia in Europa vi è una sensibilità maggiore, rispetto ad altri continenti, verso le minacce derivanti da tensioni geopolitiche, conflitti regionali, terrorismo e instabilità di Governi data dalla vicinanza geografica ai principali conflitti attuali.