Riscattare gli anni trascorsi all’università potrebbe costare di più nel 2027. Se il minimale contributivo degli artigiani e commercianti dovesse aumentare del 2,9%, come ipotizzato, anche l’onere del riscatto della laurea agevolato salirebbe. Il costo per un anno di studi passerebbe così dagli attuali 6.206,64 euro a circa 6.386,63 euro.
La cifra non è ancora definitiva e dovrà essere aggiornata sulla base del parametro contributivo ufficiale per il 2027. Ma per chi sta valutando di trasformare gli anni universitari in contributi pensionistici, la differenza rispetto al 2026 è già quantificabile.
Riscatto laurea, quanto potrebbe costare nel 2027
Il meccanismo alla base del riscatto agevolato – si legge su Il Messaggero – è legato al minimale contributivo previsto per artigiani e commercianti. Su questo valore viene applicata l’aliquota del 33%, determinando l’importo da versare per ogni anno di corso riscattato. Nel 2026 il minimale è pari a 18.808 euro e il relativo calcolo porta a un costo di 6.206,64 euro per ciascun anno.
Con una rivalutazione ipotizzata del 2,9%, il parametro salirebbe nel 2027 a circa 19.353,43 euro. Di conseguenza, il costo annuale arriverebbe a circa 6.386,63 euro, con un incremento di quasi 180 euro per ogni anno. Per chi vuole riscattare quattro anni di università, la spesa complessiva passerebbe da 24.826,56 euro a circa 25.546,52 euro. Con cinque anni, invece, si arriverebbe a circa 31.933 euro, contro i 31.033 euro richiesti utilizzando il parametro del 2026.
Perché il riscatto agevolato aumenta
L’aumento non riguarda indistintamente qualsiasi forma di riscatto della laurea. Il punto è il meccanismo utilizzato per determinare il costo del riscatto agevolato, che prende come riferimento il minimale contributivo e non lo stipendio effettivamente percepito dal lavoratore.
Questo significa che l’onere può cambiare da un anno all’altro. Se cresce il parametro contributivo, aumenta automaticamente anche la somma richiesta per ogni anno di università riscattato.
È un aspetto particolarmente rilevante per chi sta pensando di presentare la domanda: in presenza di un aumento del minimale, rinviare l’operazione potrebbe comportare un costo maggiore.
Riscatto agevolato e ordinario, quali sono le differenze
Il riscatto agevolato non deve essere confuso con quello ordinario. Nel primo caso, spiega Il Messaggero, il costo viene determinato attraverso il parametro contributivo previsto dalla normativa, mentre il riscatto ordinario può seguire criteri differenti in funzione del periodo da valorizzare e del sistema previdenziale applicabile.
Per i periodi soggetti al metodo contributivo, il riscatto ordinario tiene conto della retribuzione di riferimento e dell’aliquota contributiva. Per le epoche che rientrano nel sistema retributivo può invece essere necessario ricorrere alla riserva matematica.
Il risultato è che il riscatto ordinario può avere un costo sensibilmente superiore, ma non necessariamente produce lo stesso effetto sul trattamento pensionistico. Per questo la scelta non dovrebbe essere effettuata guardando esclusivamente alla cifra da versare.
Chi può riscattare gli anni dell’università
Il riscatto permette di trasformare determinati periodi di studio in contribuzione previdenziale. Possono rientrare nell’operazione, nei casi previsti dalla normativa, gli anni relativi a lauree, lauree specialistiche, diplomi universitari, diplomi di specializzazione e dottorati di ricerca, oltre ad alcune tipologie di percorsi AFAM e diplomi ITS Academy.
Restano invece esclusi gli anni trascorsi fuori corso. Non possono inoltre essere riscattati periodi già coperti da altra contribuzione obbligatoria, figurativa o da precedenti riscatti.
Non è neppure necessario riscattare l’intero percorso universitario. È possibile chiedere la valorizzazione di singoli periodi, una possibilità che consente di mettere a confronto il costo dell’operazione con il beneficio previdenziale ottenibile.
Come presentare la domanda e pagare
La richiesta di riscatto – riporta Il Messaggero – viene presentata online attraverso i servizi dell’Inps. L’Istituto determina l’onere sulla base dei periodi indicati e comunica al lavoratore l’importo da versare.
Il pagamento non deve necessariamente avvenire in un’unica soluzione: la normativa consente infatti di ricorrere alla rateizzazione secondo le modalità previste dall’Inps. Per chi deve valorizzare diversi anni di università, la possibilità di distribuire la spesa nel tempo può rendere più sostenibile l’operazione.
Va considerato anche il trattamento fiscale degli oneri sostenuti per il riscatto. I contributi previdenziali versati sono soggetti alle regole fiscali previste dalla normativa e il beneficio può variare in funzione della situazione del contribuente e di chi sostiene materialmente la spesa.
Riscatto laurea, conviene anticipare la domanda?
Se l’obiettivo è esclusivamente ridurre il costo del riscatto agevolato, l’eventuale aumento del minimale rende il 2026 più conveniente rispetto al 2027. Con l’ipotesi di rivalutazione del 2,9%, aspettare un anno significherebbe spendere circa 180 euro in più per ogni anno di studio. La differenza sarebbe quindi di circa 720 euro su quattro anni e di circa 900 euro su cinque.
Il costo, tuttavia, non è l’unico parametro da valutare. Prima di procedere è necessario considerare anche la propria storia contributiva, l’età, il sistema di calcolo della pensione e l’effettivo vantaggio derivante dagli anni riscattati. La scelta più conveniente, quindi, non coincide necessariamente con quella che presenta l’onere iniziale più basso.
















