L’Italia è ormai a un passo dal raggiungimento del principale obiettivo intermedio fissato dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) sul fronte dell‘efficienza energetica. Un risultato che certifica i progressi compiuti negli ultimi anni grazie soprattutto alla stagione dei bonus edilizi. Ma dietro questo dato positivo si nasconde un cambio di scenario che rischia di rallentare il percorso verso la transizione energetica. La riduzione degli incentivi fiscali ha infatti già prodotto un brusco ridimensionamento del mercato delle riqualificazioni edilizie, con un crollo degli interventi, degli investimenti e dei risparmi energetici generati.
È questa la fotografia scattata dal quindicesimo Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica presentato a Roma da Enea, che mette in evidenza come il sistema italiano abbia finora raggiunto circa l’85% dell’obiettivo intermedio previsto dal Pniec per il periodo 2021-2030.
Tra il 2021 e il 2025 gli interventi di efficientamento energetico realizzati nel Paese hanno consentito un risparmio complessivo di 5,08 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), un valore ormai vicino al target di 6 Mtep fissato per questa fase della strategia nazionale. Per comprendere la dimensione del risultato, Enea evidenzia come questo volume di energia risparmiata equivalga ai consumi elettrici annuali di due grandi regioni italiane come Emilia-Romagna e Veneto considerati insieme.
Se il bilancio complessivo appare quindi incoraggiante, i dati più recenti raccontano però una dinamica decisamente meno favorevole. Nel solo 2025 il risparmio energetico prodotto dai nuovi interventi di riqualificazione edilizia è sceso infatti a 0,24 Mtep, con una contrazione del 37% rispetto all’anno precedente. Un rallentamento che, secondo Enea, coincide con la progressiva riduzione degli incentivi pubblici destinati agli interventi di efficientamento.
Il segnale più evidente arriva dall’andamento dell’Ecobonus. I dati relativi ai lavori conclusi nel corso del 2025 mostrano una contrazione molto marcata dell’intero comparto. Il numero degli interventi realizzati è diminuito del 47,81% rispetto al 2024, praticamente dimezzandosi. Anche il volume degli investimenti ha registrato una brusca frenata, scendendo a circa 3,6 miliardi di euro, pari a una riduzione del 42,52%. Ancora più accentuata la flessione del risparmio energetico generato dalle nuove opere, che ha segnato un calo superiore al 55%.
Una dinamica che riflette gli effetti delle modifiche introdotte dall’ultima Legge di Bilancio. La revisione delle agevolazioni fiscali ha infatti ridotto la detrazione dell’Ecobonus al 50% per gli interventi sulle abitazioni principali e al 36% per le seconde case. Contestualmente è stato introdotto un limite alle detrazioni per i contribuenti con redditi superiori ai 75 mila euro, restringendo ulteriormente la platea dei beneficiari.
Accanto alla revisione delle aliquote è entrata in vigore anche una delle novità più significative della politica energetica nazionale, destinata a incidere profondamente sul mercato degli impianti di riscaldamento. In linea con quanto previsto dalla direttiva europea sulle “Case Green” (Epbd), sono stati infatti eliminati gli incentivi per le caldaie a condensazione alimentate esclusivamente a gas o ad altri combustibili fossili. Le installazioni ancora registrate nel corso del 2025 riguardano esclusivamente interventi autorizzati prima dell’entrata in vigore del nuovo quadro normativo.
La direzione indicata dall’Unione europea resta infatti quella della progressiva elettrificazione degli edifici e dell’abbandono delle tecnologie basate sui combustibili fossili. Il traguardo finale è rappresentato dalla neutralità climatica entro il 2050, mentre già dal 2030 tutte le nuove costruzioni dovranno rispettare gli standard previsti per gli edifici a emissioni zero.
Il rapporto Enea fotografa quindi una fase di transizione particolarmente delicata. Da un lato il sistema italiano dimostra di aver recuperato gran parte del ritardo accumulato nel percorso verso gli obiettivi energetici europei, grazie all’effetto straordinario prodotto negli ultimi anni dagli incentivi fiscali. Dall’altro emerge come il ridimensionamento delle agevolazioni stia già incidendo sulla capacità del mercato di continuare a generare nuovi interventi di riqualificazione.
















