riforma sanzioni fiscali

L’Italia nei prossimi mesi nell’ambito della riforma fiscale potrebbe adottare una riforma delle sanzioni fiscali, che prevede la fine della penalità minime e massime, l’abolizione degli sconti su frodi e omessa dichiarazione e un salvagente mirato sui reati di omesso versamento di Iva e ritenute per chi sta pagando rate. L’intervento complessivo non sarà retroattivo. Queste soluzioni sono allo studio dei tecnici dei ministeri dell’Economia e della Giustizia, che stanno elaborando il decreto sulle sanzioni, che rappresenta il nono capitolo del decreto sulla delega fiscale. Il punto sulle sanzioni avrebbe anche l’obiettivo di evitare una possibile procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea.

Quali sono le novità della riforma delle sanzioni fiscali

Uno dei primi passi sarà l’intervento per togliere la soglia minima e massima, introducendo la sanzione unica, che prevede di fissare un’asticella grazie all’autocorrezione a una sanzione media del 60 per cento. La revisione complessiva delle sanzioni amministrative non toccherà comunque le attuali previsioni su frodi e violazioni fiscali più pericolose, come l’omessa dichiarazione. Su questo aspetto, come scrive il Sole 24 Ore, i due ministeri hanno voluto mantenere la linea del massimo rigore in una logica intorno al 70 per cento. Naturalmente ritardando tutto il meccanismo del ravvedimento operoso, per non rischiare di finire all’esatto opposto della sproporzione al rialzo, ossia quella al ribasso. Attraverso un sistema di “pesi e contrappesi”, si arriverà a una rigida demarcazione su quanto possa veramente costituire un pericolo in termini di evasione e quindi di tenuta dei conti pubblici.

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L’omesso versamento dell’Iva nella riforma delle sanzioni fiscali 

Ci sarà comunque un intervento mitigatore sul reato di omessi versamenti di Iva e ritenute: verrà esclusa la punibilità nei casi in cui siano in corso versamenti a rate, proprio per andare incontro alle difficoltà straordinarie che hanno incontrato i contribuenti nel saldare i conti rispetto a quanto hanno comunque dichiarato al Fisco. Sia il reato di omesso versamento dell’Iva che quello sulle ritenute prevedono già attualmente una soglia di non punibilità: fino a 250 mila euro per periodo d’imposta nel primo caso e fino a 150 mila euro nel secondo caso.  Negli ultimi anni i numeri sono stati piuttosto bassi. Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate hanno denunciato meno di 340 casi per gli omessi versamenti dell’Iva e a 200 complessivi per le ritenute.