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Il Premier Giorgia Meloni

La legge delega sulla riforma fiscale sta per arrivare in consiglio dei ministri e si annunciano diversi cambiamenti sia per i redditi da lavoro che per quelli che arrivano dalla finanza. Si tratta di un decreto che ha come principale obiettivo quello di semplificare il mondo del fisco italia. A partire dai redditi da lavoro dipendente. La riforma fiscale prevista dal governo Meloni prevede l’individuazione di una unica fascia di esenzione fiscale e di un medesimo onere impositivo a prescindere dalle diverse categorie di reddito prodotto, privilegiando, in particolare, l’equiparazione tra i redditi di lavoro dipendente e i redditi di pensione. Ma ci saranno cambiamenti anche per il mondo finanziario.

Cambia la tassazione sui fringe benefit

Il governo prevede la rivisitazione dei limiti di non concorrenza al reddito dei fringe benefit, cioè di quei beni e servizi che il datore di lavoro mette a disposizione dei propri dipendenti con la finalità di incentivare e valorizzare il lavoratore, oltre che di creare una
fidelizzazione del lavoratore medesimo.
In tale ambito, si prevede che siano in particolar modo salvaguardate le finalità della mobilità sostenibile, dell’implementazione della previdenza complementare, dell’efficientamento energetico, della solidarietà sociale e della contribuzione agli enti bilaterali.

Una sola categoria per i redditi di finanziari

Il governo è intenzionato a mettere la mani anche nei redditi che provengono da investimenti o operazioni finanziarie, con la creazione di un’unica categoria reddituale finalizzata alla individuazione delle singole fattispecie di reddito di natura finanziaria. L’unificazione dei redditi finanziari in un’unica categoria ha come scopo il superamento  della differenza nella determinazione della base imponibile al fine di eliminare le interferenze fiscali sulle scelte di allocazione del capitalè relativo alla previsione delle modalità di determinazione della base imponibile dei redditi finanziari. A tale riguardo, si prevede che la determinazione dei redditi finanziari avvenga sulla base dei principi di cassa con possibilità di compensazione, ricomprendendo, oltre alle perdite derivanti dalla liquidazione di società ed enti e quelle derivanti da qualsiasi rapporto avente ad oggetto l’impiego del capitale, anche i costi e gli oneri inerenti. La base imponibile dei redditi finanziari sarebbe, quindi, costituita dalla somma di tutti i proventi percepiti e di tutte le plusvalenze/minusvalenze e differenziali realizzati nel periodo d’imposta. Il nuovo regime impositivo dovrà basarsi sull’obbligo di dichiarazione dei redditi finanziari da parte
del contribuente. A tale regime, tuttavia, sarà affiancato un regime opzionale semplificato.

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Cambia il ruolo degli intermediari finanziari

Attualmente vengono attribuiti agli intermediari finanziari e ad altri soggetti che corrispondono i proventi finanziari ai contribuenti di una serie di obblighi, quali l’applicazione dei prelievi tributari a monte e la dichiarazione e la comunicazione all’Amministrazione finanziaria dei relativi dati.
Tale sistema garantisce l’efficienza e l’efficacia del regime impositivo dei redditi di natura
finanziaria, nonché la riduzione del rischio di evasione. Il riordino del regime fiscale dei redditi finanziari, pertanto, dovrà prevedere la facoltà per il contribuente di optare per l’applicazione di un regime semplificato di riscossione delle imposte, mediante l’intervento di soggetti autorizzati con i quali il contribuente intrattiene stabili rapporti. Il regime opzionale si caratterizzerà per l’assenza dell’obbligo di dichiarazione da parte del
contribuente e per l’obbligo di comunicazione, da parte del soggetto che applica l’imposta sostitutiva, all’Agenzia delle entrate delle informazioni rilevanti