Commercialista

Il commercialista è una professione per giovani? Marco Boidi è decisamente giovane. Rappresenta la quarta generazione nello Studio torinese che porta il suo cognome, ma è lucido e distaccato nel giudizio sulla sua professione e la ridotta affezione che sembra suscitare in un neolaureato.
“Fare il commercialista significa una bella dose di sacrificio. Dopo lo studio che ti porta alla laurea l’apprendimento continua ed è continuo. Bisogna mantenere la costanza e l’applicazione per seguire un percorso di carriera che, oltre alle basi apprese all’università, è fatto di tanta gavetta per accumulare esperienza e forse agli inizi non regala tutte le soddisfazioni attese; soddisfazioni che con il tempo però arrivano e sono gratificanti.” Marco Boidi è uno degli ultimi ad aver fatto un praticantato triennale, oggi bastano 18 mesi.
“Anche questo è abbastanza sintomatico. Il mondo corre veloce e esige rapidità in tutte le sue componenti, l’apprendimento, la pratica, l’esecuzione. Ma fare il commercialista comporta l’analisi, il ragionamento, lo sviluppo di strategie. Per fare tutto ciò serve esperienza e tempo, che poi è la necessità primaria per fare esperienza.”
Il difetto della fretta ha una matrice condivisa tra richieste della clientela, mole di adempimenti, tempistiche dettate dai numerosi stakeholder. L’insieme può produrre insoddisfazione.
“Mi sono abilitato alla professione nel 2014 e da allora questo mestiere è cambiato tanto. Per assurdo dieci anni fa un commercialista aveva più tempo a disposizione per approfondire, per riflettere. Oggi è tutto molto più caotico e ansiogeno. Le mille richieste, a volte anche marginali, della clientela sono figlie di una spasmodica ricerca del beneficio di piccolo cabotaggio. Dal mio punto di vista il commercialista deve riappropriarsi della vocazione alla consulenza e portare la clientela al ragionamento più strategico e più alto. Ovviamente non è facile perché la contingenza è opprimente sui tempi e anche il cliente ha una predisposizione alla fretta che deriva a sua volta dalle tempistiche del suo mercato e della sua clientela.
Sicuramente, in maniera ancora più ampia rispetto al passato, è una professione che offre vaste possibilità di specializzazione”
Una risposta allo Studio ed alla professione può arrivare dall’automazione.
“Studio Boidi fu uno dei primissimi ad introdurre l’informatica nella professione del commercialista a Torino. Possiamo vantarci di aver creduto nel digitale un po’ ante litteram. Ci siamo naturalmente evoluti ed oggi siamo con convinzione uno Studio in cloud. Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia, che ci segue da sempre, ci ha dotato di tecnologie che non solo migliorano i processi e rispondono alle esigenze di velocità, ma permettono performance più ampie grazie a risorse innovative. L’ecosistema Genya, che rappresenta la base e l’eccellenza della nostra struttura digitale, è costruito per soddisfare le esigenze di clienti dal forfettario alla società multinazionale quotata.”
Il commercialista deve riappropriarsi del ruolo che ricopriva un tempo, la figura di riferimento dell’imprenditore, senza alcun riguardo alle dimensioni della sua azienda. Grande o piccola che sia un’impresa ha bisogno di una strategia fiscale e tributaria tanto quanto una strategia di marketing o di produzione o di approvvigionamento.
La crescita di un’entità produttiva, foss’anche minima, è cautelata da un’attenta analisi dei numeri che essa genera e il commercialista è, per eccellenza, l’uomo o la donna dei numeri.
“Siamo entrati nell’era dei dati” – riflette Marco Boidi – “Una miniera ancora in buona parte inesplorata e che non tutti, professionisti e imprenditori, sono ancora convinti di esplorare. Prendo ad esempio l’ecosistema Genya che abbiamo adottato in Studio ma che consigliamo anche ai nostri clienti più piccoli. Abbiamo spinto la clientela dei forfettari fin dall’obbligo della fatturazione elettronica all’uso di Genya Fattura SMART di Wolters Kluwer. Già questo applicativo consente l’estrapolazione di dati che rappresentano una base importante per lo sviluppo della propria attività e per l’elaborazione di una strategia finanziaria e tributaria adeguata, che punti allo sviluppo e vada oltre alla pura contingenza.”
Secondo Marco Boidi anche l’ingegnere e il data analyst saranno presto figure presenti negli studi di commercialisti. La trasformazione digitale e la spinta verso una più massiccia analisi e utilizzo dei dati sarà con ogni probabilità anche un propellente che renderà la figura del commercialista più attraente per le giovani generazioni di laureati. L’adozione di strumenti avanzati che consentono il data minig e un approccio alla professione innovativo e propositivo contribuirà a traghettare l’immagine del commercialista verso un’accettazione più ampia anche da parte della generazione Z.