ANTONIO SERRAPICA KEARNEY

Non è un Paese per vecchi” è il verso di una poesia di William Yeats che ha ispirato un romanzo dello scrittore, Premio Pulitzer, Cormac McCarthy e poi un omonimo e fortunatissimo film dei fratelli Cohen. Un titolo di grande successo ma che di sicuro non s’addice all’Italia, sempre più Paese di anziani e senescenti.

O forse sarebbe meglio chiamarli “senior” perché gli over 65 – che nel 2050, secondo un’analisi condotta da Kearney, società di consulenza strategica globale, in collaborazione con SWG, rappresenteranno la maggioranza della popolazione stanziata sulle italiche coste – sono tutto tranne che vecchi decrepiti avviati inesorabilmente verso la fine dei loro giorni ma al contrario sono in larga parte autosufficienti e reclamano servizi trasversali legati al nuovo stile di vita: socialità, vita attiva, benessere e residenzialità.

Anziani/giovani, nel 2050 in Italia il rapporto sarà di 7/10

Non caso, i bisogni e le potenzialità di questa nuova classe di “settantennials” che oggi può contare su un’aspettativa di vita più lunga (e sono l’80% degli oltre 14 milioni di anziani del nostro Paese), sono stati al centro dell’evento ribattezzato appunto “Settantennials, le esigenze di una nuova classe emergente” che si è tenuto a Milano e nel corso del quale è stata presentata appunto la ricerca di Kearney-SWG che certifica anche come il rapporto tra anziani e giovani oggi attestato a 4 per 10, tra meno di trent’anni crescerà del 34% arrivando a 7 per 10.

Una curva demografica che non è solo materia per statistici. Perché andrà a impattare inevitabilmente anche su economia, fisco e previdenza. E il primo ad esserne consapevole, al punto da aver appena dedicato un libro alla questione del patto intergenerazionale, è l’ormai ex presidente dell’INPS Pasquale Tridico, fresco di rimozione anticipata dall’ente che guidava dal marzo 2019 ma ben deciso a rivendicare il lavoro fatto in questi anni e a lanciare moniti sul futuro della previdenza.

Tridico, ex Inps: in futuro 3 i pilastri della previdenza

«Il sistema previdenziale tiene se ci sono rendimenti di produttività – ha ammonito infatti in apertura del convegno, incalzato dalle domande del direttore di Economy, Sergio Luciano – oggi l’Italia soffre per qualità del lavoro, bassi salari, scarso livello di immigrazione e un alto tasso di economia sommersa che oggi ammonta a 100 miliardi. Un paese avanzato come il nostro non può avere queste caratteristiche».

«Invertire le tendenze demografiche in atto è impossibile e la situazione è in via di peggioramento: oggi escono dal mercato dal lavoro il doppio dei lavoratori che entrano – ha continuato Tridico commentando la ricerca sociodemografica illustrata da Alessandra Dragotto, head of research di SWG – per troppo tempo abbiamo concepito il mondo del lavoro e quello della previdenza come due compartimenti stagni, che non si parlavano. Dobbiamo iniziare ad ampliare i nostri pilastri. Abbiamo pensato finora che fossero solo due: quello previdenziale pubblico e quello privato. Dobbiamo cominciare a capire che in realtà sono tre: uno che è universale e finanziato su base fiscale. Un secondo pilastro che è previdenziale e che dipende dalla vita lavorativa di ciascuno di noi e un terzo integrativo privato ma su cui si può esercitare anche il pubblico».

In chiusura, l’ex presidente Inps ha anche suggerito la ricetta al governo in materia di politiche per il lavoro e per il contrasto alla denatalità che incide pesantemente sul futuro della previdenza: «Le politiche per la famiglia aiutano la crescita della popolazione. Dove le donne lavorano di più anche i tassi di fecondità salgono. Basti pensare che nel Sud Italia non si fanno più figli come una volta. E i tassi di fecondità più alti nel nostro paese sono a Trento e a Bolzano».

Anziani autosufficienti, 80% ricchi e in buona salute

 Le analisi di Tridico sul futuro della previdenza hanno fatto da preludio a un dibattito che invece partendo dai dati SWG – secondo i quali gli over 65 in Italia detengono una quota consistente della ricchezza complessiva del Paese rappresentandone il 30% dei consumi annuali (220 miliardi) e più del 30% del patrimonio di ricchezza complessivo (3.200 miliardi) – ha messo al centro del tavolo il tema collaterale del cosiddetto “invecchiamento attivo”: lo stato di buona salute e autosufficienza, presupposti di quella vita attiva che crea una fascia di bisogni non del tutto soddisfatta. A cominciare, ad esempio, dall’assunto che questa classe di “settantennials” ha come priorità (per il 63% dei casi) il mantenere una buona forma fisica, potersi curare in maniera adeguata (48%) e conservare il proprio tenore di vita (30%), mentre teme invece la solitudine e l’inattività (42%), oltre che l’impoverimento economico(34%).

La “terza età” però resta fuori dal radar del servizio pubblico e assicurativo tradizionale: il servizio locale per il 70% degli anziani autosufficienti risulta inadeguato e il 50% si aspetta un miglioramento. E avanzano le richieste per attività ludiche e ricreative (66%), culturali (68%) l’adeguamento delle strutture abitative (80%) ma anche per l’88% di loro sulla salute.

Snobbati dallo Stato sperano nelle istituzioni finanziarie

«A fronte di un ruolo dello stato sempre più sottopressione, l’offerta di servizi che soddisfino le esigenze specifiche di una popolazione senior auto-sufficiente è in Italia ancora poco presente, relegata quasi solo a RSA che evidentemente si rivolgono ad un pubblico molto diverso – ha esordito Antonio Serrapica, Associate Partner responsabile del mercato assicurativo Kearney Italia –  secondo l’indagine che abbiamo condotto il 50% dei “Settantennials” si aspetta che sia l’istituzione finanziaria a giocare un ruolo chiave, forti di un rapporto consolidato che rende i “Settantennials” più fiduciosi se sono proprio le istituzioni finanziarie ad avere un ruolo attivo. Questo vale in modo omogeneo sia nei grandi sia nei piccoli centri e con maggiore richiesta al sud (oltre il 43%). Tutto ciò rappresenta una grossa opportunità per acquisire nuove quote di mercato nella creazione, anche in Italia, di piattaforme integrate di servizi su misura, basati su un paradigma, lontano da quello tradizionale, di salute, sostenibilità economica e vita attiva».

«L’attenzione all’assistenza e alla salute è sicuramente un tema molto importante, oggi molto trascurato, ma ancora più sconosciuto è quello della solitudine o della inattività – gli ha fatto eco Alessandro Scarfò, Amministratore Delegato e Direttore Generale Intesa Sanpaolo Assicura – c’è un tema di socialità e di intrattenimento, ma anche di trasmissione di valori. E non ci si può limitare a una pura risposta digitale. serve qualcosa di più radicato nei quartieri come ci indica la ricerca Kearney-SWG, come assicurativi siamo nella situazione ideale per operare».

Assicurazioni, il futuro è nella silver economy

«Come Unipol stiamo studiando da tempo come intervenire – ha sottolineato Giacomo Lovati, Chief Beyond Insurance Officer di UnipolSai – il futuro dell’assicurazione è proporre un percorso di servizi. Mi sto già spostando mentalmente sul fatto di trasformarmi da assicuratore ad erogatore di servizi».

Al dibattito ha preso parte anche Maurizio De Palma, Amministratore Delegato e Co-founder di Cocooners, una startup che propone servizi “leisure” per la cosiddetta “silver age”: «La solitudine è un tema fondamentale. Siamo partiti proprio dai prodotti e dai servizi pensati per gli anziani. Tutti pensano ai viaggi dei giovani, ma chi viaggia di più tra le generazioni e chi lo può fare fuori stagione?  Pensiamo anche all’automotive: due terzi delle macchine sono comprati da over 55. Chi compra più prodotti Apple in assoluto, sono gli over 60. C’è tutto un mondo di bisogni che vanno soddisfatti».