Bonus gomme auto 2022

In Emilia-Romagna, nel corso del 2025, il sistema consortile che gestisce gli pneumatici fuori uso ha raccolto 19.849 tonnellate di materiale, rispondendo a 4.193 richieste di prelievo arrivate da gommisti, autofficine e stazioni di servizio; in Umbria, nello stesso periodo, le richieste sono state 637. I due numeri, diffusi da Ecopneus nel 2026, non misurano soltanto un flusso di rifiuti: fotografano, indirettamente, quanti punti attrezzati al montaggio risultino attivi su un territorio e con quale frequenza vengano serviti. Sul piano nazionale la raccolta si è fermata a 199.408 tonnellate, oltre il target fissato per legge.

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La fotografia arriva in una fase in cui il ricambio pesa più del mercato del nuovo. Secondo l’Annuario statistico dell’ACI, nel 2024 le autovetture circolanti in Italia hanno sfiorato i 41,3 milioni, con un rapporto di 701 ogni mille abitanti, il più alto dell’Unione europea, e un’età mediana salita a tredici anni. Un parco ampio e anziano genera manutenzione: i dati del Ministero dell’Ambiente ripresi da Assoambiente indicano per il 2024 421.645 tonnellate di pneumatici immessi sul mercato del ricambio, contro le 398.690 dell’anno precedente. La domanda, in altri termini, tiene anche quando le immatricolazioni rallentano, e si distribuisce su un territorio che non è servito in modo uniforme.

Perché la mappa dei punti di servizio non ricalca quella del parco circolante, e cosa cambia per chi vende online

Il confronto tra regioni restituisce squilibri che il solo dato di volume non spiega. Il Piemonte ha generato 3.709 richieste di prelievo per 12.562 tonnellate, il Veneto 3.858 per 18.827 tonnellate, la Liguria 2.080 per 5.367; le Marche si fermano a 1.315 prelievi su 6.494 tonnellate. Il rapporto tra tonnellaggio e numero di interventi varia in misura sensibile, indizio di reti composte in un caso da molti operatori di piccola taglia, in un altro da un numero minore di strutture di dimensione maggiore.

Per un venditore che opera su scala nazionale la conseguenza è operativa prima che commerciale, perché il prodotto si completa soltanto con la posa. Chi segue il comparto dal lato distributivo cita Euroimport Pneumatici tra gli operatori che hanno impostato il canale su questo schema: catalogo e vendita online, montaggio affidato a officine convenzionate presso le quali il cliente ritira e fa installare le gomme, con il costo del servizio scorporato da quello del prodotto. Il perimetro della rete convenzionata da Euroimport, come da altri operatori che lavorano allo stesso modo, incide sul risultato quanto l’ampiezza dell’assortimento.

Il montaggio è un costo di sistema

La posa non è una voce marginale del conto. Alla spesa per il treno di gomme si aggiungono equilibratura, smaltimento e il contributo ambientale applicato in fase di vendita e destinato a finanziare la raccolta dei fuori uso. In un comparto dove il confronto tra listini è immediato, il differenziale tra canale fisico e canale digitale si assottiglia una volta sommate queste componenti, e si sposta su variabili meno visibili nel prezzo esposto: la distanza del punto di montaggio, i tempi di attesa in alta stagione, la disponibilità effettiva della misura richiesta.

Dove la rete si assottiglia

Nelle aree con meno punti di raccolta attivi il vantaggio del canale online si comprime, perché il risparmio sul prodotto viene eroso dallo spostamento necessario per l’installazione; dove la densità è maggiore il modello regge con più margine. Il tasso di motorizzazione aggiunge un ulteriore livello di lettura: secondo l’Istat, nel 2023 cresceva dell’1,3% l’anno dal 2018, contro lo 0,7% della Germania e lo 0,3% della Francia, e nei capoluoghi metropolitani del Mezzogiorno supera la media nazionale, con Catania a 815 autovetture ogni mille abitanti. Domanda elevata e rete di servizio capillare, dunque, non coincidono per forza sullo stesso territorio.

L’indicatore da osservare

Per chi valuta il comparto dal lato dell’investimento o della fornitura, l’indicatore più utile non è la crescita delle vendite online espressa in valore, misura oggi poco affidabile perché ricostruita da fonti disomogenee e non verificabili. È piuttosto il numero dei centri convenzionati dichiarati dai singoli operatori, letto in rapporto ai volumi ordinati per provincia: su quel rapporto si misura la capacità di servire il cliente entro un raggio accettabile, che resta la variabile competitiva del canale. I dati sulla raccolta dei fuori uso, pubblicati con cadenza annuale e disaggregati per regione, restano nel frattempo il riferimento pubblico più vicino a una misura della capillarità della rete di posa.