Il segretario del sindacato dei bancari Unisin- Confsal punta il dito contro la politica monetaria di rialzo dei tassi della Bce
Emilio Contrasto, segretario Unisin

La politica monetaria di rialzo dei tassi della Bce, potrebbe abbattersi su famiglie e lavoratori. A farne le spese potrebbero essere non soltanto coloro che hanno un mutuo, ma anche gli stessi lavoratori dipendenti che vedranno a rischio i propri fringe benefit. A lanciare l’allarme è il segretario nazionale della Unisin- Confsal Emilio Contrasto che dice “Il prossimo direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) prenderà in esame un nuovo aumento di 50 punti base per i tassi di interesse, portandoli al 3,5% e confermando la previsione di procedere ad aumentare i tassi, come dichiarato, a ritmo costante per il ritorno all’obiettivo di un’inflazione al 2% nel medio termine”. 

In modo particolare Contrasto fa rilevare come in primis ne abbiano fatto le spese quanti hanno un mutuo.

“Si tratta, purtroppo, di una vera e propria doccia fredda, anzi gelida, per tutti coloro che ormai da mesi stanno vedendo man mano aumentare il costo degli interessi sui prestiti e sui mutui in particolare a tasso variabile”, prosegue Emilio Contrasto.

Il rialzo dei tassi della Bce penalizza anche i correntisti 

A fare le spese delle decisioni della Bce sono anche i semplici risparmiatori. “La rapidità con cui i tassi d’interesse salgono – evidenzia Contrasto – non corrisponde ad un altrettanto rapido miglioramento di quelli passivi pagati sui depositi in conto corrente. Inoltre, risultano sostanzialmente stabili o addirittura in crescita anche i costi di gestione per la clientela. È evidente che tale andamento favorisce essenzialmente le Banche – per lo meno nel breve periodo poiché nel medio/lungo potrebbe determinare conseguenze in termini di tenuta del sistema sociale ed economico – rispetto ai correntisti e a coloro che hanno necessità di un prestito o di un mutuo. In questa spirale sono coinvolte le famiglie, le imprese, i Lavoratori. Questi ultimi risultano ulteriormente penalizzati, vedendosi trasformare quelli che sono i cosiddetti fringe benefit riconosciuti dalle aziende in qualcosa di economicamente negativo superando la soglia di esenzione prevista che è ritornata nel 2023 ad essere di soli 258,23 euro. Su questo ultimo tema abbiamo già rivolto, come Organizzazione Sindacale, più volte un invito al Governo e alle Aziende a porre la massima attenzione al problema e trovare correttivi a una situazione estremamente complessa”.

Anche le famiglie risentiranno della politica monetaria restrittiva

Per far fronte a un periodo di difficoltà al quale andranno incontro i nuclei famigliari italiani il segretario del sindacato bancari chiede al governo un intervento sul delicato tema dei fringe benefit

“Le famiglie e le imprese, – continua Contrasto – già duramente provate dalla pandemia e dalla crisi energetica che ha visto e continua a vedere lievitare il costo delle bollette – sottolinea il Segretario Generale UNISIN/CONFSAL – si troveranno così ancor più in difficoltà. Il rischio rilevante e, purtroppo, ormai quasi certo, è quello di penalizzare sempre più i consumi ed erodere ulteriormente il portafoglio ed il risparmio delle famiglie, rischiando di compromettere definitivamente quell’inizio di ripresa economica che ha caratterizzato il periodo post-pandemico. Occorre intervenire – conclude Contrasto – con strumenti come l’innalzamento strutturale e sostanziale della soglia del fringe benefit e favorendo la rinegoziazione dei tassi sui mutui, valutando – nei casi di famiglie particolarmente disagiate – anche dei contributi in conto interessi in grado di compensare l’aumento dei tassi”.