La Federal Reserve Building

Lunedi sono comparse sui media indiscrezioni  sul rialzo dei Fed Funds di 75 bps al FOMC odierno. Considerando il timing sospetto di queste indiscrezioni, dopo il CPI monstre di Venerdì scorso, e l’assenza di smentite, il mercato le ha considerate un tentativo del FOMC di adeguare in incognito (visto che siamo nel black out period) il mercato a quest’outcome, e ha radicalmente cambiato pricing, andando incontro al meeting odierno con 75 bps totalmente prezzati, 75 bps prezzati al FOMC di luglio, e un approdo al 3.75% a dicembre. Questo violento repricing ha prodotto una continuazione della violenta liquidazione partita la scorsa settimana. La serie di 5 sedute negative patite dall’S&P 500 ha fatto diversi record tra cui 3 giorni di 90% di volumi al ribasso, un calo superiore al 10%, entrata in bear market dell’indice (-20%) e minimo da gennaio 2021, che non si verificava da  oltre 17 mesi fa.

La settimana inizia male, ma da martedì si registrano miglioramenti

Nel frattempo, il test del mercato obbligazionario Eurozone alla fermezza ostentata
dall’ECB, partito dopo il meeting è continuato, con tassi in forte rialzo e spread in
esplosione, tanto che il rendimento del BTP è salito ben sopra il 4%, ai massimi dal
2014. Inutile dire che tra Wall Street ed ECB anche i mercati europei hanno subito
grosse perdite, tornando nei pressi dei minimi dall’invasione dell’Ucraina. La risk aversion ha aggredito tutte le asset class, commodities comprese, con l’eccezione del petrolio che ha tenuto bene, supportato dalle perduranti tensioni sul
mercato generate dalla guerra.
Ieri la negatività si è un po’ attenuata rispetto al disastro di lunedì. L’S&P 500 grazie
ad un recupero finale ha ceduto “solo” lo 0.38% (-3.88% lunedì), il Nasdaq 100, che
aveva ceduto il 4.6% il giorno prima, ha guadagnato marginalmente (+0.2%) e
l’Eurostoxx 50 che lunedì aveva ceduto il 2.69% ieri ha perso lo 0.78%.

Nonostante le difficoltà delle borse asiatiche regge il settore manifatturiero

Venendo alla giornata odierna, il tono in Asia è stato contrastato, con il grosso degli
indici in calo in reazione alla perdurante negatività di ieri, e ai timori nei confronti del
FOMC, e invece il China Complex ancora in recupero, grazie all’espansività di politica
monetaria e fiscale e a dei dati macro di maggio leggermente migliori delle attese in
particolare come produzione industriale e investimenti fissi. Per il resto, è interessante che, in barba al mood iper negativo un sondaggio di Reuters ha mostrato una confidence in ripresa nel settore manifatturiero giapponese, grazie alla resilienza della domanda. Tokyo però forse è influenzata dall’enorme pressione che si sta accumulando sul meeting BOJ di venerdì, visto che alcuni operatori cominciano a scommettere sull’insostenibilità della politica monetaria denominata yield control, che vede la banca acquistare ammontari enormi di JGB per mantenere il rendimento del 10 anni giapponese al livello di 0.25% a fronte del rialzo dei tassi globali.

La banca centrale può fermare la frammentazione

L’apertura europea ha visto l’impatto di alcune news connesse tra loro. Intanto, ieri a
mercati chiusi il membro ECB Schnabel ha tenuto un discorso sulla frammentazione,
nell’ambito del quale ha ribadito che la Banca Centrale “non ha limiti” nel suo impegno a mantenere un mercato obbligazionario ordinato, in grado di trasmettere la politica monetaria, e quindi agirà per evitare movimenti inconsulti e che non riflettono i fondamentali economici. Ma le attese dei mercati su questo fronte sono state ulteriormente alzate dall’annuncio comparso stamattina di un meeting straordinario dell’ECB, previsto per metà mattinata, sul tema della frammentazione del mercato obbligazionario EU. Su queste basi il titoli di stato sono partiti in fiamme, col BTP a guidare il movimento.

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«Naturalmente questo ha impostato molto bene le borse europee, con Piazza Affari al
comando, e dal punto di vista settoriale finanziari e IT.  – spiega Giuseppe Sersale del Team Anthilia – Tralasciando il carosello di headline che ha portato un po’ in giro i mercati in
mattinata, andiamo direttamente al risultato del meeting, che è uno statement
che ha riconosciuto che la pandemia ha lasciato strascichi che rendono disuniforme la
trasmissione della politica monetaria. Per questo il Governing Council promette di agire contro il ritorno del rischio frammentazione. Inoltre ha comunicato ufficialmente la decisione di applicare flessibilità nel reinvestimento delle revenues del portafoglio PEPP
e la decisione di affidare ai comitati dedicati, e servizi ECB connessi, il compito di elaborare un nuovo strumento anti frammentazione, da sottoporre allo stesso Governing Council (presumibilmente al prossimo meeting)». Si parla del cosiddetto scudo anti spread, che è stato annunciato nella serata di martedì.

Giuseppe Sersale di Anthilia

Scende in campo l’Europa

Come si auspicava fin da venerdì scorso l’Europa per mano della banca centrale ha deciso di intervenire, ancora prima del rialzo dei fed funds.

«In sostanza, nel giro di una settimana il mercato ha costretto l’ECB a fare ciò che si era
rifiutata di fare al meeting di mercoledì scorso: annunciare lo studio di un nuovo
strumento, che si affiancherà all’utilizzo flessibile dei reinvestimenti.  – continua Sersale-Questo è uno sviluppo positivo, perché indica che l’ECB è decisamente sensibile al tema, e che i livelli di “frammentazione” raggiunti in questi giorni costituiscono una soglia in grado di scatenarne la reazione, e come tale una sorta di supporto per il mercato. Mancano i
dettagli, delle politiche di reinvestimento, e del tipo di strumento, la cui costruzione
potrà sollevare qualche perplessità per efficacia e condizionalità annessa. Ma ormai il
commitment è ufficiale, e in questa fase non esistono particolari ostacoli a uno strumento del genere, visto che la conflittualità e l’euroscetticismo sono ridotti, e ancora non vi sono particolari attriti in tema di responsabilità fiscale. Così, per il momento la reazione positiva si è confermata in chiusura, se si eccettua il rimbalzo dell’euro, che
è rientrato forse per timore dell’aggressività del FOMC».

Cosa succede oltre l’Atlantico

Negli Usa le cose vanno meglio di quanto si potesse pensare, anche molte aspettative sono state deluse, dopo il rialzo dei fed funds.

«Cominciando dal numero più importante, – spiega Sersale – le retail sales di maggio hanno in generale deluso le attese, fermandosi, come control group, sul livello di aprile, il che indica che in termini reali sono scese di oltre mezzo punto. Tra inflazione, wealth effect e tightening, direi che non è nemmeno un numero così brutto. Una progressiva
normalizzazione era da attendersi, e comunque sicuramente è un report migliore di
quanto implichi il sentiment dei consumatori (e quello sui mercati). Il rimbalzo del Empire NY Fed manufacturing di Giugno è leggermente inferiore alle attese, ma anche qui nessun disastro. E i new orders sono tornati a crescere (+14.1 a +4) insieme con l’employment (+5.0 a +19.0). Interessante il calo del sottoindice delivery times (-5.7 a 14.5) a dimostrazione che i bottlenecks nella distribuzione si stanno riducendo. I prezzi pagati sono saliti (+4.9 a+78.6), ma quelli ricevuti sono calati (-2.0 a +43.6). La fiducia dei costruttori è calata in linea con le attese ( calerà ancora a mio parere) mentre abbiamo avuto un raro rimbalzo dei mortgage applications settimanali. Sotto attese gli import prices, mentre gli export prices sono ancora saliti. Forte l’accumulo di scorte.In generale dati non brillanti ma nemmeno così brutti, e qualche timido segnale diretto e indiretto di tenue raffreddamento dei prezzi. Wall Street è partita con un buon tono, con il Nasdaq ancora a outperformare, e in un clima nervoso ha accumulato buoni progressi per poi assestarsi un po’. Il tono sui bonds europei si è un po’ comunicato a quelli USA con moderati cali nel run up verso il FOMC. Buone le chiusure europee a coronamento di 6 sedute negative di seguito per l’Eurostoxx 50 per un totale di 9.5%».

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I mercati erano pronti al rialzo dei Fed Funds

L’annuncio era tra i più attesi nella serata di martedì e riguardava il rialzo dei Fed Funds sono stati alzati, come da attese dell’ultim’ora, di 75 bps.

«Considerando la guidance esplicita che avevano dato Powell e gli altri membri (50+50 a luglio) – continua Sersale – c’è da chiedersi che cosa faremo in futuro delle loro indicazioni prospettiche. Ma forse non c’era poi tutta questa credibilità da preservare, e in ogni caso il mercato, pure in maniera poco ortodossa, era stato preparato. Per il resto, le projections sono un po’ più conservative del mercato, con il percorso del GDP abbassato sensibilmente (sotto il 2% per l’anno in corso e i prossimi), una disoccupazione che viene vista in aumento anche quest’anno, e delle proiezioni di inflazione che sono assai benigne per 2023 e 2024, a indicare che si aspettano di avere
successo. I Fed Fund vengono visti arrivare al 3.4% quest’anno, un 0.25% in meno di quanto sconta il mercato. Previsioni dai toni ottimisti, decisamente migliori di quello che al momento scontano i mercati. Per il resto, vi è stato un dissenziente (Ester George) che avrebbe preferito 50 bps, mentre nello statement si è chiarito che il Committee vuole continuare nel percorso di rialzi e nella riduzione del bilancio, ma resta pronto a modificare la stance se emergono elementi nuovi. Nella Conference Powell ha cercato di giustificare il cambio di guidance, sostenendo chei fatti sono cambiati a ridosso del meeting (leggi l’inflazione di maggio) e li hanno costretti a modificare la guidance, cosa che hanno fatto perché preferiscono che il mercato capisca bene cosa fanno in anticipo. Non ha voluto assumere impegni al prossimo meeting, e quindi ha eluso le domande su specifici aumenti, ma ha dichiarato  che la mossa da 75 bps non è un azione “comune” lasciando intendere che per il prossimo meeting la questione non è aperta. Questo ha preso un po’ in contropiede un mercato che aveva scontato pienamente quest’importo anche per luglio. Così i rendimenti sono scesi ulteriormente, con il 2 anni in calo di oltre 20 bpa, il dollaro ha
invertito la marcia e l’azionario al momento sta recuperando bene. Vedremo dove
saranno le chiusure. Igenerale Powell è sembrato fiducioso nella capacità della politica monetaria di avere ragione dell’inflazione in tempi non troppo lunghi, in linea con le stime indicate sopra, ma ha chiarito che vuole vedere segnali convincenti di calo prima di iniziare a rilassare la stance».