Rete Unica

Il nodo della rete unica si scioglierà dopo le elezioni, ma Tim è pronta a chiedere un segnale formale con una lettera a firma del Ceo, Pietro Labriola, che a ore potrebbe prendere carta e penna per scrivere. Quello che richiede la società è la certezza, anche sul piano temporale, di un’offerta non vincolante per l’infrastruttura. Al momento esiste un accordo non vincolante secondo il quale entro il 31 ottobre dovrebbe nascere una rete unica, dalla fusione di quelle di Tim e Open Fiber, sotto la sorveglianza di cassa depositi e prestiti. Secondo quanto riferiscono diverse fonti all’Adnkronos, “l’offerta arriverà, non saranno disattesi i contenuti del memorandum già firmato, e sarà un’offerta a valori di mercato”.

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Centrale la questione economica

Il problema centrale resta proprio il prezzo, con una distanza consistente tra la cifra di partenza indicata soprattutto a fini negoziali dall’azionista Vivendi, 31 miliardi, e la stima che ne farebbe Cdp, tra 15 e 18 miliardi, secondo le indiscrezioni riportare finora.

Il perimetro dell’operazione è quello della lettera d’intenti firmata lo scorso maggio tra Tim, Cdp, Open Fiber e i fondi Kkr e Macquarie, con l’impegno di presentare una proposta entro il 31 ottobre in esclusiva, ma senza vincoli. Anche sul piano politico, se il via libera all’operazione è abbastanza scontato anche con un nuovo governo, non è marginale la necessità di chiudere l’operazione con un costo congruo. Il responsabile Innovazione di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, e Antonio Nicita, esponente del Pd ed ex commissario Agcom, hanno sintetizzato bene il clima in cui la rete unica dovrà muovere i suoi primi passi. Per Fdi la rete deve rimanere pubblica, ma il Pd mette l’accento sull’eccessivo costo di un’operazione che deve essere fatta al minor prezzo possibile e non a qualsiasi prezzo richiesto da Vivendi, società partecipata di Open Fiber.