Naspi 2022 cos'è requisiti

Nuovo giro di controlli da parte dell’Inps sulle prestazioni pensionistiche collegate al reddito. L’Istituto nazionale di previdenza sociale ha avviato una nuova fase della campagna di verifica relativa ai redditi percepiti nel 2022, rivolta ai pensionati che non hanno ancora trasmesso le informazioni richieste nell’ambito della campagna RED 2023. Per gli interessati si tratta dell’ultima occasione utile per regolarizzare la propria posizione prima che vengano adottati provvedimenti più severi, che possono arrivare fino alla revoca definitiva della prestazione e al recupero delle somme eventualmente erogate senza averne diritto.

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Le istruzioni sono contenute nel messaggio Inps n. 2394 del 2026, con il quale l’Istituto definisce modalità e tempistiche della procedura. Il principio alla base dei controlli è semplice: molte prestazioni assistenziali e previdenziali vengono riconosciute in funzione del reddito del beneficiario e, per questo motivo, l’Inps deve poter verificare periodicamente che i requisiti economici continuino a sussistere.

L’Istituto acquisisce automaticamente numerose informazioni dall’Agenzia delle Entrate, ma non tutti i redditi rilevanti transitano attraverso il Modello 730 o il Modello Redditi. In questi casi spetta al pensionato comunicarli direttamente. È proprio questa mancata comunicazione che fa scattare la procedura di verifica.

La campagna riguarda i pensionati residenti in Italia titolari di prestazioni collegate al reddito per i quali non risulta acquisita la dichiarazione relativa ai redditi del 2022 entro la chiusura della campagna RED 2023, conclusasi il 31 marzo 2025. Tra i soggetti maggiormente interessati figurano i percettori di assegni sociali, pensioni di invalidità civile e assegni ordinari di invalidità, ma anche tutti coloro che percepiscono redditi non integralmente comunicati all’Amministrazione finanziaria.

Rientrano, ad esempio, alcune tipologie di redditi prodotti all’estero, gli interessi maturati su conti correnti bancari e postali o su titoli di Stato, oltre a particolari compensi derivanti da collaborazioni coordinate e continuative o da attività di lavoro autonomo, comprese quelle svolte in forma occasionale. Si tratta di entrate che possono incidere sul diritto alla prestazione o sul suo importo e che, proprio per questo, devono essere portate a conoscenza dell’Inps quando non risultano già disponibili negli archivi fiscali.

Diversa è la situazione dei pensionati che dichiarano integralmente tutti i propri redditi attraverso i normali adempimenti fiscali. In questi casi l’Inps acquisisce direttamente le informazioni dall’Agenzia delle Entrate e non richiede alcuna ulteriore comunicazione, escludendo tali soggetti dalla procedura di verifica.

Per chi non ha ancora regolarizzato la propria posizione dopo il primo sollecito, l’Istituto ha previsto una misura intermedia prima della revoca definitiva. Sulle prestazioni interessate verrà infatti applicata una trattenuta pari al 5% dell’imponibile pensionistico lordo relativo al mese di luglio 2026. La decurtazione sarà effettuata sulle rate di pensione di agosto e settembre 2026 e rappresenta un ulteriore invito ad adempiere agli obblighi dichiarativi.

La trattenuta non sarà invece applicata ai trattamenti pensionistici di importo mensile pari o inferiore a 100 euro. L’esclusione dalla decurtazione, tuttavia, non significa che questi pensionati siano esonerati dagli obblighi previsti. Anche loro dovranno presentare la dichiarazione richiesta per evitare conseguenze più gravi.

Contestualmente all’avvio delle trattenute, gli interessati riceveranno una comunicazione ufficiale consultabile nell’area riservata MyInps e, quando disponibile, trasmessa anche tramite posta elettronica certificata o e-mail ordinaria. Nell’avviso sarà riportato il termine ultimo per mettersi in regola: 15 settembre 2026.

Superata questa scadenza senza che la dichiarazione dei redditi del 2022 venga presentata, scatterà il provvedimento più pesante. L’Inps procederà infatti alla revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito riferite all’anno reddituale 2022 e avvierà contestualmente il recupero delle somme eventualmente corrisposte e successivamente risultate non spettanti. La revoca interesserà anche i titolari di pensioni fino a 100 euro mensili, che, pur non avendo subito la trattenuta del 5%, restano comunque soggetti all’obbligo dichiarativo.

La nuova campagna di verifica conferma la strategia dell’Inps di rafforzare i controlli sulle prestazioni assistenziali e previdenziali collegate alla situazione reddituale dei beneficiari. L’obiettivo è garantire che le risorse pubbliche vengano destinate esclusivamente a chi possiede i requisiti previsti dalla normativa, evitando erogazioni non dovute e assicurando un utilizzo più efficiente della spesa previdenziale. Per i pensionati coinvolti, il calendario è ormai definito: il 15 settembre rappresenta l’ultima data utile per evitare la perdita del beneficio e l’avvio delle procedure di recupero delle somme eventualmente percepite senza titolo.