Assoutenti ha diramato una nota per criticare l’Ivass, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni, chiedendone addirittura “un immediato commissariamento dell’istituto e una riforma radicale della governance fondata su trasparenza e vera indipendenza da assicurazioni e da Banca d’Italia”.

Dopo tre anni di silenzio l’Ivass ha convocato i consumatori per un incontro – riferisce la nota – imponendo però un programma minimalista come se fosse eludibile il tema degli extra-profitti delle Assicurazioni generati negli ultimi due anni grazie al Covid attraverso la riduzione degli eventi dannosi, o l’infausta proposta, contenuta nel Ddl concorrenza, che obbliga le compagnie estere ad adottare la procedura di risarcimento diretto, col conseguente aumento delle tariffe RC auto da un minimo di 10 euro a polizza per le automobili a 50-70 euro per i motocicli.
“Rispondere negativamente alla richiesta dei consumatori di inserire all’ordine del giorno temi come il caro-Rc auto e i maxi profitti delle imprese assicuratrici, perché “non c’è tempo”, non giova certo alla reputazione dell’Ivass i cui pareri vanno quasi sempre di pari passo con quelli dell’Ania” – sostiene Furio Truzzi, presidente di Assoutenti.
“Nel Ddl concorrenza, mentre si capiscono gli interessi di bottega dell’Ania e del più grande gruppo assicurativo italiano tesi ad escludere dal mercato le compagnie estere, più economiche e competitive, non si comprendono quelli dell’Ivass ad accodarsi a una norma che danneggia gli assicurati. Ma è da anni che si assiste a questa “simbiosi” tra controllori e controllati – prosegue Truzzi – Basta osservare come Ivass e Ania siano d’accordo nel ridurre i risarcimenti alle vittime della strada che hanno subito lesioni gravi e gravissime, aumentando così i profitti delle compagnie di assicurazione,  o le scarse azioni utili a presidiare il diritto di libera scelta del danneggiato di riparare l’auto dove vuole senza incappare in clausole vessatorie o a creare azioni di deterrenza tramite lettere al mercato incisive e non cerchiobottiste”. “L’Ivass è l’anatra zoppa delle autorità di controllo – prosegue Truzzi – e non ha senso che sia presieduta dal Direttore Generale di Banca d’Italia, perché vigilare su un settore che fattura quasi l’8% del Pil non può essere un passatempo di chi fa altro. Non possiamo accettare che il vigilante sia da sempre governato solo dai vigilati e, pertanto, urge una riforma che possa configurare una autorità di vigilanza del mercato assicurativo realmente indipendente e con procedure di selezione dei quadri apicali che includano un necessario passaggio parlamentare e audizioni pubbliche dei candidati”.