Laureato all’Università di Pavia e con un MBA conseguito a Berkeley, Ratti è anche tra i fondatori del chapter della Bay Area di ISSNAF, Italian Scientists and Scholars in North America Foundation, ed è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Nel corso dell’intervista a Italpress, Ratti ha affrontato anche il tema, particolarmente sentito in Italia, della cosiddetta “fuga dei cervelli”. La sua esperienza personale racconta un percorso iniziato negli Stati Uniti con un contratto di appena un anno, poi rinnovato, fino alla stabilizzazione e a una carriera sviluppata nel sistema scientifico americano.
Ma per Ratti la presenza di ricercatori italiani nei grandi centri internazionali non deve essere considerata automaticamente una perdita per il Paese. Al contrario, può produrre collaborazioni, scambi scientifici e nuove opportunità per studenti e giovani ricercatori italiani, molti dei quali fanno esperienza all’estero per poi rientrare in Italia o proseguire la propria carriera in altri Paesi.
“È l’aggregato che conta, non il singolo individuo”, ha sottolineato Ratti. Il valore degli italiani all’estero, secondo il ricercatore, va quindi misurato anche attraverso le reti che riescono a costruire e le opportunità che possono riportare verso l’Italia.
Un meccanismo che può arrivare fino alla creazione di nuove imprese e investimenti: Ratti cita il caso di chi costruisce aziende di grande successo negli Stati Uniti per poi aprire centri di sviluppo in Italia. Più che impedire ai talenti di partire, dunque, la sfida è mantenere aperto il collegamento tra chi lavora nei centri di eccellenza internazionali e il sistema scientifico, universitario e industriale italiano.
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(Video di Stefano Vaccara)















