RAPPORTO SUD: iL MEZZOGIORNO ha bisogno di nuovi incentivi

Nuovo impulso agli investimenti, pubblici e privati, stabilizzazione delle decontribuzioni sulle assunzioni a tempo indeterminato, rilancio di misure specifiche per l’imprenditoria giovanile e femminile. Sono solo alcune delle ipotesi allo studio del ministro per il Sud, Barbara Lezzi, in vista della prossima legge di bilancio. Le anticipazioni del Rapporto Svimez per il 2018 hanno reso, ancora una volta, un quadro di preoccupante stagnazione per l’intera area meridionale del nostro Paese, la cui flebile crescita del 2017, in assenza di politiche pubbliche, rischia di frenare nel giro dei prossimi due anni con un dimezzamento del tasso di sviluppo.

La ripresa dell’ultimo biennio è stata trainata, infatti, prevalentemente da investimenti privati, la cui crescita è stata in grado di bilanciare un livello di investimenti pubblici strutturalmente più basso rispetto ai livelli pre-crisi (4,5 miliardi di investimenti annui in meno rispetto al 2010), in un’area peraltro molto reattiva a tali tipologie di politiche (il grafico nella pagina successiva rappresenta un’ipotesi degli effetti sul PIL di una spesa supplementare che riporti gli investimenti pubblici ai livelli del 2008).

Il pacchetto di incentivi contenuti nelle recenti politiche per il Sud e la coesione territoriale, quali il credito di imposta per gli investimenti ed i contratti di sviluppo, hanno tracciato un percorso di rilancio che dovrà necessariamente proseguire con una maggiore integrazione delle misure specifiche per il Mezzogiorno con quelle strutturali di maggior successo, tra cui il pacchetto Industria 4.0. Non solo, è attesa anche la concreta attuazione di strumenti di intervento già definiti, come l’istituzione di Zone economiche speciali nelle principali aree portuali, con incentivi fiscali e semplificazioni amministrative, il potenziamento del credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali e l’attuazione della “clausola 34%” degli investimenti pubblici da destinare al Sud (oggi al 29%), con la possibilità di estenderla anche agli investimenti di Ferrovie e Anas, oltre alla stabilizzazione della decontribuzione per le assunzioni, già potenziata al Sud con un incentivo per il 2018 al 100% per giovani e disoccupati.

Il rapporto Swimez per il  2018 dipinge un quadro di preoccupante stagnazione sul futuro delle regioni meridionali

Nel corso della prima cabina di regia del nuovo esecutivo del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, tenutasi a inizio settembre a Palazzo Chigi, il ministro Lezzi ha ribadito che la propria mission consisterà nell’ “…utilizzare i fondi europei destinati alle Regioni del Mezzogiorno, accelerando la spesa attraverso un controllo costante e il confronto con le istituzioni locali”.

Tra le misure allo studio del Governo Conte, in vista della presentazione della manovra 2019 a Bruxelles il prossimo 15 ottobre, è infatti previsto uno specifico piano di incentivi denominato  “Pacchetto Sud” il quale, tra l’altro, potrebbe includere un ampliamento della platea di beneficiari degli incentivi contenuti nel bando «Resto al Sud», agevolazione di successo dedicata al rilancio dell’imprenditoria giovanile.

Tra le misure allo studio del governo conte in vista della manovra 2019 figura il piano di incentivi detto “pacchetto sud”

Ma vediamola nei dettagli.

Resto al Sud > Il bando “Resto al Sud”, introdotto dall’omonimo Decreto n. 174 del 9 novembre 2017, sostiene la nascita di nuove iniziative imprenditoriali ad opera di giovani under-35, anche professionisti, residenti nelle regioni del Centro-Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).

La misura, con una dotazione complessiva di 1,25 miliardi a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione, agevolerà nuove iniziative nei seguenti settori:

• produzione di beni nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura;

• fornitura di servizi alle imprese e alle persone;

• turismo.

L’incentivo consiste in una sovvenzione parzialmente rimborsabile di importo massimo pari ad euro 50 mila per ogni partecipante, fino ad un massimo di euro 200 mila, di cui il 35% concesso a fondo perduto ed il 65% a titolo di prestito a tasso zero da restituire in 8 anni.

Dal suo avvio ad oggi, stando agli ultimi dati di Invitalia, soggetto gestore della misura per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono state già presentate oltre 4mila domande, di cui oltre mille già approvate, ed altre 12 mila sono in fase di definizione.

Il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali al sud oggi è fruibile anche prima che arrivi l’informativa antimafia

FOCUS > Novità sul credito di Imposta per gli Investimenti in Beni Strumentali al Mezzogiorno

La legge 27 Febbraio 2017, n.18 di conversione del decreto-legge 29 Dicembre 2016, n. 243 ha definito, nella sua attuale configurazione, la disciplina del credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali al Sud introdotto dalla Legge di Stabilità 2016.

Come noto, la misura consente di agevolare gli investimenti realizzati tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2019 in strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle Regioni del Centro-Sud, con un credito di imposta compreso tra il 10 ed il 45% del costo di acquisto dei beni, a seconda della dimensione dell’impresa e della collocazione geografica e temporale dell’investimento.

La fruizione del beneficio era finora subordinata all’obbligatoria preventiva acquisizione della documentazione antimafia dalle Prefetture competenti in caso di agevolazioni superiori ad Euro 150.000, ed aveva generato una situazione di stallo nell’effettiva erogazione degli incentivi.

La novità > -Con la circolare del 3 luglio 2018, il Ministero dell’Interno ha accolto la soluzione proposta dall’Agenzia delle Entrate di consentire la fruizione del credito d’imposta anche prima del rilascio dell’informativa antimafia ma sotto “condizione risolutiva”, con la conseguenza che in caso di esito negativo del procedimento di verifica, il bonus dovrà essere interamente recuperato.