Commento di Alessandro Campana, Partner PTS
“L’emergenza Ebola che sta impegnando l’Africa centrale e i recenti focolai di Hantavirus ricordano che il rischio epidemico non appartiene al passato. Cambiano i virus, ma resta la stessa domanda: quanto sono preparati i sistemi sanitari a reagire? La pandemia da Covid-19 ha mostrato con chiarezza che la resilienza non dipende tanto dalle risorse disponibili, quanto dalla capacità di organizzarle. Dove ruoli, responsabilità e procedure erano chiari, la risposta è stata più rapida; dove il coordinamento si è costruito in corsa, l’incertezza ha rallentato decisioni e operatività. Rafforzare la governance sanitaria regionale significa agire prima.
Il Piano pandemico nazionale 2021-2023 ha indicato con chiarezza questa direzione, ponendo la preparazione e la definizione dei meccanismi organizzativi al centro della capacità di risposta. Preparazione e prontezza si costruiscono nel tempo ordinario, ed è lì che si decide se un sistema funzionerà quando sarà messo alla prova.
Tradotto in termini operativi, significa lavorare sulle procedure. Rivederle, aggiornarle e integrarle tra livelli istituzionali e aziendali, ma soprattutto formalizzarle. Non come esercizio burocratico, ma come scelta di governo. Una procedura formalizzata si attiva senza ambiguità, riduce i tempi decisionali, chiarisce responsabilità e rende la risposta replicabile. Senza questo passaggio, anche i piani più articolati restano sulla carta.
Serve un sistema capace di funzionare sia nelle fasi ordinarie sia sotto pressione, mantenendo uno schema operativo coerente. Serve una catena di comando chiara e strutture capaci di integrare ospedale e territorio, prevenzione e logistica, sistemi informativi e comunicazione. Accanto alle competenze cliniche diventano decisive quelle organizzative e digitali.
Qui entrano in gioco due leve decisive, la medicina territoriale e la digitalizzazione. La Missione 6 del PNRR va in questa direzione, rafforzando l’assistenza di prossimità, la telemedicina, le Centrali Operative Territoriali e il Fascicolo Sanitario Elettronico. Il punto è tenere insieme questi interventi. Se restano separati producono benefici limitati; se integrati in un’unica architettura, trasformano la capacità del sistema di leggere e gestire la realtà. La digitalizzazione diventa così una leva organizzativa, capace di integrare dati e accelerare le decisioni. La medicina territoriale rappresenta il primo livello di tenuta del sistema, intercettando i bisogni prima che gravino sugli ospedali. Le riforme del DM 77 e gli investimenti sulle reti territoriali vanno letti come la ridefinizione di un modello più distribuito e governabile.
Resta però un passaggio decisivo. Le riforme non producono effetti automatici. Strutture, piattaforme e dati non generano da soli decisioni. Serve un disegno di governo che li colleghi e li traduca in azione. Rafforzare la governance significa adottare un metodo, istituzionalizzare il coordinamento, aggiornare le procedure e rendere ordinaria la capacità di risposta. Farsi trovare pronti non è più un obiettivo generico, ma una responsabilità concreta.”
















