Quello sparo che cambiò la storiama non riuscì ad interromperla

La memoria di Uomo e ancor più quella di un bambino fissa i momenti della storia nella mente. E quel 13 maggio furono in molti ad incontrarsi in Piazza San Pietro. Il Papa polacco che cambiò la storia del mondo dando colpi devastanti al sistema sovietico. La mano di Alì Agca… taccio su mandanti e sullo scenario geopolitico: non basterebbe un libro, oltre quanti se ne sono scritti. Passò di lì la Storia, quella destinata ancora oggi a 40 anni di distanza, a vivere questo giorno, ripercorrendo con un brivido che corre lungo la schiena, le paure e le ansie condivise con i propri cari.
Ricordo i miei nonni. La fede sincera e incrollabile di nonna Antonietta che mangiando lacrime iniziò a pregare; e dinanzi al volume del televisore in edizione straordinaria, faceva prevalere la forza di una composta e profonda Ave Maria.
E credo davvero, come San Giovanni Paolo II affermò, che in quella piazza intervenne la mano della Madonna di Fatima che seppe indirizzare il proiettile permettendo alla Speranza di Vivere, in ognuno di noi.
Ricordo il nonno che amava questo Papa venuto da lontano, pur portando nel suo cuore sempre Giovanni XXIII il Papa Buono… Nonno Ferdinando nella sua bella divisa dell’Aeronautica Militare ebbe a dire – come oggi diciamo noi – che in quel periodo il mondo girasse al contrario: uccidere Moro, rapire il generale americano Dozier, sparare al Papa nell’emiciclo di San Pietro era davvero incomprensibile, persino per chi aveva fatto la guerra e vissuto il cambio di fronte e la violenza nazifascista e comunista. Grazie all’ascolto e alle riflessioni fatte a suo tempo con i miei nonni, posso dire oggi di essere diventato quell’uomo sorridente e positivo verso il futuro, altrettanto incerto di oggi, che sono.
Come mi piacerebbe che i giovani di oggi sapessero ascoltare le voci e le testimonianze dei buoni maestri e delle precedenti generazioni che pur ci sono.
Passano gli anni e nell’ospedale del Papa, il Policlinico Agostino Gemelli ci sono stato anche io, e la mia Famiglia. E posso testimoniare come quel senso di Comunità in cammino, in preghiera, amorevole col prossimo prevalga su tutto e si distingua dalla grande professionalità del personale medico e sanitario che concorse a salvare a maggio di quaranta anni fa questo gigante della storia che nella mia vita incise tanto con la Giornata Mondiale della Gioventú.