Quelle soft skills delle donneche fanno bene all’azienda

Non per fare gli ideologi del gender, però una certa differenza tra uomini e donne c’è (e non c’entra col sesso). O meglio: ce ne sono almeno tre: multitasking, networking, lateral thinking. E indovinate un po’ di quale genere sono come una seconda pelle… «Mi rendo conto che nel mondo dell’impresa un discorso del genere può apparire fuori luogo, ma nulla dev’essere dato per scontato: non perché si appartiene a un sesso piuttosto che a un altro devono essere riconosciute certe capacità, ma d’altra parte le cosiddette “soft skills” vanno quantificate e non solo identificate». Con un giro di parole Alessandra Guffanti introduce un discorso per certi versi spinoso, per altri illuminante: la differenza tra uomini e donne in ambito lavorativo. Ed è più che titolata per farlo, dato che ha ricevuto il GGI Award dai Giovani Imprenditori di Assolombarda per la sezione Pmi al Femminile «per l’eccezionale attenzione profusa nello sviluppo e nella crescita delle risorse umane, in gran parte costituito da giovani donne, all’interno della propria azienda». Che poi è Guffanti Concept, la piattaforma strategica per la distribuzione del fashion che supporta i brand della moda donna, sposa e bambino nella fase di produzione, comunicazione e crescita nei mercati in Italia e all’estero, “reduce” dalla Milano Fashion Week di febbraio che ha visto sfilare negli oltre mille metri quadri del quartier generale di via Corridoni 37 più di 40 brand. Guffanti è un distributore multibrand nel segmento lusso: compra dai brand e rifattura alle boutique, con un notevole vantaggio strategico e logistico sia per i buyer  che per i marchi distribuiti. E infatti ogni anno più di 500 brand bussano alla sua porta chiedendo di entrare nel “giro”.  

Allargare lo sguardo (e non solo quello)

Alessandra Guffanti è stata la prima presidente del Gruppo giovani Imprenditori di Sistema Moda Italia «e ho voluto portare alla filiera l’idea che ci sono altri territori oltre a Milano e il nord: così ho organizzato la prima assemblea a Napoli, la seconda in Umbria, la terza in Puglia. In vent’anni non erano mai uscite da Milano. «A noi donne un po’ di atteggiamento sfidante non ci manca», dice lei. Se oggi l’azienda fattura più di 10 milioni di euro di fatturato (con un giro d’affari che supera i 17), dei quali oltre il 40% all’estero, il merito è proprio della visione strategica di Alessandra Guffanti, una che la challenge della seconda generazione nella family company l’ha (stra)vinta. È lei che, entrata in azienda nel 1998, ne ha rivoluzionato il business model, “aggredendo” (se così si può dire) i mercati esotici: «Nel 2007 ho iniziato a seguire l’area internazionale e in tre anni ho visitato 53 città nell’ex Urss», racconta. «Sicuramente siamo stati avvantaggiati dal fatto che quello era un mercato che partiva da zero. Quell’expertise me la sono portata dietro anche in Asia, Cina e Corea e Medio Oriente»: tutti mercati dove Guffanti Concept ha come clienti boutique multibrand, monomarca e department stores del segmento lusso e commerciale, grazie a quello che Alessandra Guffanti sottolinea essere un punto di forza: « la capacità di scovare e portare sui mercati brand emergenti. Oggi il nostro lavoro di ricerca ci ha portati ad aggiungere anche brand australiani ai tanti brand del Made in Italy e di stilisti dell’Est Europa, russi ed asiatici». Nel 2018 l’azienda ha acquisito anche la rappresentanza per il mercato dell’Ex Urss della linea donna di Aspesi. 

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L’importanza del pensiero laterale

Il premio Giovani Imprenditori di Assolombarda? «È stato assegnato perché ho puntato su una squadra al femminile», spiega l’imprenditrice. E aggiunge: «Ma non ho puntato sulle donne perché lavoro nella moda e quindi la figura femminile è teoricamente più idonea, cosa che non penso affatto». E allora perché scegliere un team declinato quasi completamente al femminile? La ragione sta tutta nella differenza di genere. Che non è quella a cui state pensando. «Ho puntato sulle donne per la loro, anzi la nostra, attitudine al multitasking, per la naturale capacità nel cooperare, per l’inclinazione ad ascoltare. Le donne hanno nel dna una sorta di forma primaria di management che per un’azienda come la mia, che ha bisogno di un costante fine tuning, è essenziale». Morale della storia: secondo Alessandra Guffanti «il mondo femminile ha più spesso di quello maschile alcune soft skills cruciali. Purtroppo questa particolarità non sempre viene quantificata, non solo a livello di retribuzione, ma anche e soprattutto di competenze, nell’assegnazione dei compiti da svolgere».

Quello che Guffanti non dice, o meglio non ufficializza, è l’altro lato della medaglia: spesso alle donne manca quel pizzico di intraprendenza che trasforma in risorsa qualunque elemento sfruttabile. Indipendentemente dall’ambito nel quale lo si è acquisito. Sul lavoro una donna, per esempio, difficilmente farà presente di conoscere una persona importante potenzialmente utile all’azienda, se questa fa parte della cerchia di amici, o magari è uno dei genitori della classe del figlio. Un uomo non si farebbe mai problemi: se ha in tasca un biglietto da visita utile, lo userà. Perché tutto fa network. «Lo dico sempre», interviene Guffanti: «mettete a sistema le vostre capacità. Centinaia di shaking hands – strette di mano, ndr – non servono a nulla se poi non organizziamo i nostri biglietti da visita e i nostri incontri . In altre parole, se non sappiamo valorizzare il network che abbiamo». Per mettere a sistema le soft skills femminili, Guffanti ha introdotto un brainstorming che si svolge ogni anno all’inizio di dicembre: «Bisogna avere il coraggio di trasferire ai colleghi un’idea nuova, così come un nuovo modo di pensare. Io sono molto fiera della nostra “due giorni di fine anno” in cui ci riuniamo tutti, dagli addetti del magazzino al capocontabile, e ci raccontiamo com’è andato il nostro anno. Non è una survey, ma una carrellata di relazioni con un tema specifico, che cambia ogni anno. Quest’anno abbiamo voluto spiegare come, rispetto all’attività che si svolge, ci siamo trovati a parlare con un alleato piuttosto che un concorrente, a seconda di come vediamo la relazione». Dietro le quinte del brainstorming di dicembre, spiega Guffanti, c’è l’evoluzione dallo scetticismo iniziale dei collaboratori alla gratificazione di sentirsi confermarne successivamente la validità: «Per il tuo vicino la soluzione l’hai sempre e questo ti porta ad avere la soluzione anche per te. Il pensiero laterale è molto funzionale nel business, ed è sempre un’attitudine femminile».