di Giuliana Gemelli

La notizia è la seguente. Un naufrago e il suo cane sono stati salvati dopo due mesi alla deriva nel Pacifico. È la storia di Tim Shaddock, marinaio australiano di 51 anni e del suo fedele quattro zampe Bella: sono stati tratti in salvo dopo aver trascorso due mesi nell’Oceano, mangiando solo pesce crudo e bevendo acqua piovana.

I giornali hanno sottolineato la somiglianza della vicenda con le avventure narrate nel film “Cast away”. Ma la differenza è abissale perché nel naufragio narrato nel film la sofferenza più grande è legata alla solitudine assoluta del protagonista. Nella vicenda di Tim la presenza del cane ha stimolato tutte le risorse del naufrago per realizzare un efficace percorso di sopravvivenza. ll marinaio australiano Shaddock e la sua cagnolona sono riusciti a sopravvivere bevendo acqua piovana e mangiando pesce crudo. L’uomo era partito insieme a Bella da la Paz in Messico avendo come meta la Polinesia francese. Ma si sono trovati improvvisamente ostaggio del mare dopo l’arrivo di una tempesta che ha distrutto l’imbarcazione e i dispositivi radar. Tim, marinaio e pescatore esperto, si è ritrovato con i suoi attrezzi da pesca praticamente intatti e un amico fedele e coraggioso che ha diviso con lui l’acqua piovana e il pesce crudo. Dopo essere stato salvato ha espresso la sua gioia per essere vivo col suo grande amico, entrambi desiderosi di riposare e di mangiare insieme cibo diverso dal pesce crudo. L’esperto di sopravvivenza Mike Tipton, ha spiegato che il ritrovamento è il risultato felice di una combinazione tra fortuna e casualità, ma ha aggiunto di ritenere che la presenza del cane è stata fattore decisivo per continuare a lottare e non arrendersi all’ignoto. Un sostegno sul quale tutti coloro che hanno un cane sanno di poter contare sempre soprattutto nelle condizioni più difficili.

Lo sa molto bene chi da diversi anni si occupa di interventi assistiti con gli animali, che coinvolgono i cani, e nel mio caso soprattutto cavalli, nel potenziare il benessere fisico psicologico e spirituale di pazienti. L’interazione con gli animali può avere effetti benefici per le persone, come la riduzione dello stress e dell’ansia e il miglioramento dell’umore. Ma il loro aiuto può facilitare anche l’interazione tra le persone, incoraggiando la comunicazione e l’apertura emotiva, contribuire al miglioramento delle abilità motorie, favorendo la rinascita del senso di gioia, partecipazione emotiva ed empatia contenimento delle preoccupazioni e del senso di annichilamento davanti alle difficoltà. Del resto sappiamo bene che la felicità non esiste se non è condivisa. L’utilità e i benefici, però, non devono andare solo in una direzione, il benessere dell’uomo, ma garantire allo stesso modo il benessere degli animali coinvolti garantendo una interazione alla pari come ha fatto il marinaio Tim con la sua cagnona, garantendo che siano trattati con rispetto, ricevano cure adeguate, siano addestrati in modo etico e non siano sottoposti a situazioni stressanti o dannose durante le sessioni di terapia. Pertanto evviva l’assistenza dei nostri amici a quattro zampe ma con un approccio responsabile e consapevole. 

Chi desiderasse conoscere alcune storie connesse a questi percorsi di empatia e condivisione può leggere il libro che ho curato insieme al professor Francesco Lanza, ematologo che coltiva con passione le scienze umane (G. Gemelli e F. Lanza, “Benessere condiviso. Reciprocità e consapevolezza nella relazione terapeutica tra uomini ed animali. Storie , Percorsi, studi e progetto”, Bologna Baskerville 2022).

Uno degli obiettivi della associazione che ho l’onore di presiedere è di sviluppare un progetto inerente l’accompagnamento degli animali nelle fasi finali della vita contenendo il più possibile il ricorso all’eutanasia, in alcuni casi indispensabile ed inevitabile, ma con la consapevolezza di entrambi: uomini e animali.