di Marco Cuchel, Presidente Anc

Il fine dichiarato dal Governo per cui si è deciso di introdurre il Concordato Preventivo Biennale tra le misure che costituiscono la riforma fiscale, è quello di muovere un altro passo verso un cambiamento radicale nel rapporto tra fisco e contribuente. Un rapporto all’interno del quale al cittadino convenga la trasparenza e il contatto con l’amministrazione finanziaria, e in cui l’amministrazione finanziaria possa svestire i panni del segugio in cerca di violazioni da sanzionare. Il Concordato Preventivo Biennale (d’ora in poi Cpb) vorrebbe infatti salvaguardare le risorse dell’impresa, razionalizzando gli obblighi dichiarativi e favorendo l’adempimento spontaneo soprattutto per le Pmi e gli autonomi, tutti potenziali “soggetti Isa”, ovvero soggetti fiscalmente valutabili secondo gli indici sintetici di affidabilità fiscale, per intendersi, i successori (non ufficiali) degli studi di settore. Evidenziando un modo di legiferare contraddistinto da una sostanziale continuità col passato anziché dalla rottura, l’Associazione Nazionale Commercialisti, sin dall’emanazione dei primi decreti attuativi, ha costantemente illustrato le criticità riscontrate nella riforma fiscale. Il Cpb non fa eccezione.

Ecco perché:

  1. La volontà iniziale era quella di lasciarsi alle spalle la stagione degli Isa, ma il calcolo del Cpb è pressoché basato proprio sui vecchi “indici di affidabilità fiscale”, addirittura ulteriormente irrigiditi. Un irrigidimento con una precIsa finalità: indurre i contribuenti ad allinearsi ai volumi d’affari previsti dall’Agenzia delle Entrate. Volumi da quest’ultima ritenuti, appunto, affidabili, quando in realtà, come vedremo nei punti successivi, molto difficilmente potranno risultare tali.
  2.  I software che permetteranno di verificare la proposta di Cpb saranno rilasciati dall’Agenzia delle Entrate il prossimo 15 giugno e, con ogni probabilità, diventeranno operativi a beneficio degli studi intorno al 25 dello stesso mese, dunque estremamente in ritardo rispetto alle richieste dei commercialisti, andando così a contribuire all’ingolfamento di un calendario fiscale già pienissimo, soprattutto in quel periodo dell’anno.
  3. Nel caso in cui vengano riscontrati valori reddituali difformi dal dichiarato, che oltrepassino la soglia stabilita nella misura in cui si determini la decadenza del concordato, l’adesione al Cpb comunque non mette al sicuro il contribuente da eventuali accertamenti, siano essi ai fini Iva o relativi alle imposte dirette. Addirittura, eventuali errori nell’indicazione di alcuni dati, anche extracontabili, richiesti in sede di compilazione degli Isa o dello stesso modello Cpb, possono determinare la decadenza dall’adesione all’istituto.
  4. La nuova procedura rischia di avere uno scarso appeal presso la platea dei contribuenti, considerata la situazione di totale incertezza dell’attuale scenario economico/sociale (inflazione, pandemie, conflitti in corso in Ucraina e Medio Oriente, costi incontrollati di energia e materie prime). In questo scenario risulta estremamente difficile per un imprenditore prevedere il reddito futuro e quindi impegnarsi senza “paracadute” per 2 anni. Va considerato poi che possono comunque sempre capitare eventi imprevisti e imponderabili quali, ad esempio: malattie o infortuni dell’imprenditore, cambio della viabilità in prossimità dell’attività economica, calo improvviso di un determinato settore di business… Per questa ragione l’Associazione Nazionale Commercialisti ha chiesto correttivi all’istituto, attraverso l’introduzione di cause che legittimino l’uscita dallo stesso senza penalizzazioni per il contribuente.
  5. Il regime sanzionatorio previsto per coloro che non aderiscono al Cpb è estremamente pesante e sembra quasi voler indurre in maniera coercitiva i contribuenti ad aderire alla proposta: inserimento nelle liste di accertamento, inasprimento delle sanzioni, fino ad arrivare alla chiusura dell’attività. Il tutto risulta effettivamente eccessivo e conferisce all’istituto un carattere quasi ricattatorio. Una situazione improponibile tra l’altro rilevata anche in sede di analisi del testo da parte della Commissione parlamentare preposta.
  6. Elemento determinante per il buon esito del nuovo istituto sarà costituito dalla differenza tra l’importo indicato nella proposta dall’Agenzia delle Entrate e quello dichiarato dal contribuente. Pensare di portare tutti i contribuenti ad una valutazione Isa pari o superiore a 8, ritenuto il limite di affidabilità, è mera utopia!
  7. Questo tipo di metodologie di calcolo che si basano su dati contabili, extra contabili e in generale ricavati da statistiche di cluster di categorie economiche, non possono in alcun modo determinare in modo puntuale il reddito del contribuente e quindi dovrebbero essere utilizzate solo in funzione di “alert” su eventuali anomalie e come possibili inneschi per eventuali controlli, senza altre finalità.

In conclusione, il Concordato Preventivo Biennale si inserisce a pieno titolo tra quelle misure che secondo il Governo dovrebbero costituire il nucleo “rivoluzionario” su cui costruire il famoso “fisco amico”, quando al contrario, se analizzate nel dettaglio della lente d’ingrandimento dei professionisti che lavorano tutti i giorni sul campo, rivelano il proprio carattere conservatore. Ancora una volta ci chiediamo quando nel nostro Paese riusciremo ad avere una vera Riforma Fiscale, nel vero significato del termine, strutturale e complessiva che possa ridare credibilità all’intero sistema, possa essere da volano per l’economia, sia effettivamente e–fficace nella lotta all’evasione e non alla ricerca di fare cassa sanzionando le formalità ma soprattutto che metta al centro il cittadino non come suddito ma come soggetto da tutelare riequilibrando con atti concreti il rapporto con il fisco, ancora oggi estremamente squilibrato a favore della pubblica amministrazione.