di Claudia Trombettoni

Annoverata tra i marchi storici d’Italia, insignita della certificazione ItalyX, profondamente legata al territorio, F.lli De Cecco di Filippo Fara San Martino S.p.A. conferma per il quarto anno consecutivo la sua presenza al Congresso Nazionale Future Respect. L’azienda si spende da sempre, concretamente, per la cultura e la sostenibilità d’Impresa: «La cultura d’impresa è molto importante, è il pilastro della sostenibilità». Con queste parole, Giovina Di Cecco, Csr manager dell’azienda, introduce la collaborazione che lega la De Cecco a BiblHub Sapienza, biblioteca di ricerca sociale dell’ateneo romano, una collaborazione che nasce dalla volontà di raccontare la storia e l’impegno di un’eccellenza italiana le cui radici affondano nel lontano 1831. Di Cecco sottolinea che «la sostenibilità è quotidianità», è stare al passo con i tempi in continua evoluzione; lo scopo e, quasi, il dovere di un’azienda è crescere, ma tale crescita deve essere virtuosa, deve far ricadere i propri frutti sulla comunità, e deve essere sostenibile, generare una ricchezza sfaccettata e condivisa, che investa tanto l’azienda quanto il territorio e le persone: «Ecco il Made In Italy: essere parte di un progetto più grande».

Giovina Di Cecco

Un progetto che De Cecco ha deciso di condividere con il pubblico, così da renderlo collettivo, affidandosi a BiblHub. Come racconta Valentina Martino, responsabile scientifico del progetto, De Cecco S.p.A., sin dal primo incontro, avvenuto in occasione della creazione della Biblioteca d’Impresa ospitata dalla bellissima Sala Rossa del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, si è dimostrata particolarmente sensibile nel comprendere la necessità di una trasformazione che portasse la cultura d’impresa a divenire cultura diffusa e accessibile, quasi una sorta di nuovo genere letterario, in grado di imprimere le sue istanze sulla coscienza collettiva. Martino spiega come alla base del progetto vi sia tanto l’intenzione di creare una raccolta letteraria sui generis (costituita da monografie istituzionali, biografie e autobiografie, e, come nel caso specifico di De Cecco, ricettari) quanto quella di implementare una piattaforma di relazioni volta sia all’interno dell’ateneo, sia all’esterno, coinvolgendo imprese e cittadini.

De Cecco ha contribuito al progetto con la sua forte volontà di raccontare sé stessa e la propria storia, “mettendoci la faccia” e ben dieci volumi di bibliografia istituzionale, che, sottolinea Martino, oltre al pregevole valore di testimonianza storica, si dimostrano molto interessanti anche da un punto di vista qualitativo.

«La cultura crea dipendenza», rileva incisivamente Valentina Martino, e De Cecco appare perfettamente consapevole del valore e dell’importanza di tale afflato culturale, declinato lungo quattro direttrici distinte ma interconnesse: la cultura del prodotto, intesa quale celebrazione dell’amore che l’azienda riversa su ciò che produce e offre al pubblico; la cultura del “fare responsabilmente”, ovvero la cura e il perseguimento di comportamenti etici; la consapevolezza di sé e della propria identità, quel famoso “metterci la faccia” senza nascondersi dietro a un marchio, a un’immagine; la cultura della relazione e della comunicazione, che porta le Imprese a istituzionalizzarsi assurgendo in tal modo a punto di riferimento stabile per la comunità. Quattro direttrici restituite puntualmente dai brani che i collaboratori di BiblHub (Ludovica Rossotti, Alessia Bellezza, Paola Redente e Benedetta Merico, moderate da Paolo Brescia) hanno selezionato per il reading che ha animato l’intervento.

Ecco allora la cultura del prodotto restituita dalla storia dell’azienda, dai primissimi inizi di Nicola Antonio De Cecco, mugnaio dal 1831, e di Filippo Giovanni De Cecco che, nel 1889, edifica il pastificio presso il Fiume Verde, così da poter produrre e sfruttare l’energia idroelettrica senza dipendere dal carbone.

Ecco la cultura del fare responsabile, in virtù della quale un prodotto “buono” è, anche e soprattutto, un prodotto etico, uscito da una linea che non guarda solo a quantità e compressione dei costi ma identifica nella qualità – basata su parametri analitici costantemente, quotidianamente misurati – la sua ragione di essere.

Ecco quella responsabilità e quella cultura del fare che trasformano i buoni principi in azioni concrete e tangibili, proprio come il fortissimo legame che unisce da sempre De Cecco alla forte terra d’Abruzzo e a Fara San Martino si esplicita in una partecipazione attiva alla vita d’impresa.

Ecco, infine, la cultura della comunicazione, da non confondere con un marketing svuotato di significati concreti e ridotto a mera immagine: la prima campagna pubblicitaria propriamente detta di De Cecco si colloca a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 del Novecento, quasi un secolo dopo la fondazione del pastificio, perché, come ricordava il fondatore Filippo Giovanni De Cecco, «la pasta vive di forza propria», della sua consustanziale qualità, anche senza advertising.

Conclude il reading Giovina di Cecco che, interrogata dalla moderatrice Marina Marinetti, sul futuro della responsabilità sociale d’impresa, risponde con le parole rivolte ai giovani dal presidente dell’azienda, il Cav. Filippo Antonio di Cecco, nell’ottobre 2023: occorre «avere nei confronti della realtà e dell’opportunità concessa nel momento in cui si è chiamati a fare la propria parte un atteggiamento di umiltà […] e da qui partire per continuare a costruire con competenze nuove e con modalità e strumenti adeguati alle nuove emergenti istanze sociali e di mercato e ai nuovi modi di fare business […] Non costruisco ciò che è bene, durevole e vitale senza lo spunto della riconoscenza».