Matteo Salvini

Non si può parlare dell’Italia e del suo futuro senza parlare della guerra in Ucraina e del sospirato dopoguerra che prima o poi arriverà. Ma il fatto è che oggi nel nostro Paese tutte le problematiche internazionali che si sviluppano attorno a questo tema – compresa la battaglia degli epiteti, “Putin delinquente”, “Putin criminale” – si riflettono in modo sorprendente sul nostro mondo politico che le utilizza a scopi elettorali, cosa che io onestamente non riesco a capire pur avendo una lunga esperienza.

Quando si afferma, ad esempio, di Salvini che dice qualcosa solo a scopo elettorale – vuoi per scusarlo o per rafforzarne il messaggio, quel che ha detto è in realtà una cosa così assurda da non apparire utilizzabile ad alcun fine, tanto meno a fini elettorali, perché in tal modo si dimostra di ritenere bassissimi il livello intellettuale e le capacità di giudizio dell’elettorato italiano o di quelli a cui si rivolge.

Diciamo la verità: se Salvini dice “basta mandare armi in Ucraina”, significa che per lui gli ucraini si devono arrendere e Putin deve vincere la guerra. Opinione ribadita dicendo che gli ucraini devono accettare le proposte di Putin. Che quest’opinione sia condivisa dalla maggioranza degli italiani non riesco a crederlo, chi la pensa così è totalmente privo di statura morale, perché quando in questo modo brutale un Paese viene invaso da un altro Paese allo scopo di distruggerlo, è impossibile pensare che sia giusto come è impensabile che una persona di normale statura morale si astenga dal prendere posizione a favore degli aggrediti o addirittura si schieri con l’invasore. Quindi chi dice cose simili approfitta di un problema enorme per l’umanità e per il suo futuro per un suo piccolo scopo speculativo. Stiamo inoltre dicendo che un Senatore della Repubblica, parte della maggioranza di governo, esprime pubblicamente un’opinione contraria al Presidente del Consiglio, al Presidente della Repubblica e all’Unione Europea.

Altro esempio, meno eclatante: dobbiamo assolutamente approvare la legge sulla concorrenza, e se non rispettiamo la scadenza del 31 maggio perderemo il diritto ad incassare i fondi del Pnrr. Perché questa legge – almeno al momento in cui quest’articolo viene scritto, ma comunque già dopo una lunga attesa – non è stata ancora approvata? Perché i partiti si sono accanitamente azzuffati perché tutti vedessero chi è più bravo e solerte nel difendere gli interessi dei concessionari di strutture balneari, volgarmente spiagge. Che un Paese civile tenga ferma nel 2022 una legge importantissima per l’economia, che potrebbe promuovere lo sviluppo regolando la  giustizia e la concorrenza del mercato, mentre i nostri rappresentanti litigano sulle concessioni balneari, la loro durata e i loro canoni, è incredibile.

È incredibile, in generale, questa tendenza ad agire come se ci fosse una lente rimpicciolente che prende i grandi temi e li trasforma in temuzzi… Con questa lente stiamo guardando a quello che potrebbe purtroppo ancora essere l’inizio di una Terza Guerra mondiale, forse atipica, ma distruttiva, con l’esplosione di una serie di conflitti latenti. Dovremmo prendere atto tutti, senza se e senza ma, che Putin ha veramente in testa la ricostruzione dell’impero zarista e il ripristino di un fulcro d’attrazione, Mosca, per una serie di Paesi tra cui ritiene debba rientrare almeno una parte dell’Europa.

L’altro fulcro sono logicamente gli Stati Uniti che si contrappongono alle mire putiniane, ma che per il momento non riescono ad esprimere, oltre alla retorica, anche una filosofia e una visione del mondo che si contrapponga in modo convincente e autorevole a quel tentativo; e il terzo fulcro è ovviamente la Cina che, come sempre, ha un atteggiamento misterioso e imprevedibile.

Il mondo sta catalizzandosi su queste tematiche, su queste sfide pericolose, e personalmente penso che ci sono e ci saranno problemi molto seri: decisamente non dovremmo perdere tempo e credibilità occupandoci appassionatamente delle concessioni balneari, i cui titolari, sveltissimi, hanno alzato i prezzi in modo vertiginoso. Il motivo per cui le liti tra le fazioni all’interno dei vari partiti e quelle fra i diversi partiti non trovano sintesi è l’assenza di una concezione condivisa del bene comune, dell’interesse nazionale o generale, che invece dovrebbe essere la premessa costante rispetto a qualunque altra cosa.

Se vogliamo fare un paragone, vediamo quel che è successo in Germania. C’è stato qualche settimana fa un discorso in Parlamento del cancelliere Olaf Scholz che per la prima volta ha espresso in modo deciso la sua posizione sul conflitto russo-ucraino condannando duramente l’aggressione russa. Il fatto nuovo ed esemplare è che il capo dell’opposizione Friedrich Merz ha preso la parola e ha fatto un chiarissimo discorso rivolto al Cancelliere, dicendo che lo schieramento da lui guidato, qualunque decisione il governo avesse preso per aiutare l’Ucraina e danneggiare la Russia, compreso il rinforzo dell’esercito tedesco, avrebbe votato insieme alla maggioranza perché considerava interesse collettivo farlo. E poi è andato a Kiev ed ha incontrato il presidente Ucraino, incontro che non ha avuto riflessi propagandistici di basso conio, ma è stato una visita conoscitiva in un dignitoso silenzio comunicativo che denota quel che può succedere in un Paese serio, pur essedo guidato da un Cancelliere che ci sta deludendo per le sue esitazioni. Quel che manca ora in Germania è la decisione di liberarsi dalla dipendenza dal gas russo. È stato un errore capitale accettarla e promuoverla e si sarebbe dovuto dire chiaramente che bisognava liberarsi di quel fardello. Non è stato così, questo coraggio non c’è stato. Credo perché la base dell’Spd ha ancora una componente di sinistra molto forte e su questi temi è molto esitante: come il sindacato, si pone il problema dell’impatto sociale in Germania di una scelta così drastica. L’impatto ci sarà più tardi e più grave. Draghi dà il buon esempio, come sempre, e l’ha fatto anche con le dichiarazioni in America e la buona gestione delle contromosse energetiche, unico leader europeo che ha già fatto alcune mosse efficaci per sostituire il gas russo. Quell’Italia vergognosa, che si gingilla con gli stabilimenti balneari anziché dare il via alla riforma della concorrenza, per merito di Draghi e Mattarella sta facendo una buona figura, evidenziando un fortissimo iato tra la classe dirigente inadeguata che affligge il Paese e il prestigio internazionale di cui godono il premier e il presidente.