«Non ci interessano i tirocini o le esperienze occasionali. Noi non facciamo carità. Facciamo impresa. Siamo un’azienda profit. E i nostri dipendenti li vogliamo portare fino alla pensione, non ci sforziamo di tenerli solo per un po’». Messe in bocca a un qualunque imprenditore, frasi come queste sarebbero da sagra dell’ovvio. Ma l’uomo che scandisce questi concetti si chiama Alberto Balestrazzi e dietro il suo sorriso gioviale c’è un percorso professionale di spessore internazionale e una storia aziendale che ha i tratti dell’unicità.

Balestrazzi, che per anni ha fatto il dirigente e poi il consulente per le più importanti multinazionali di servizi tecnologici e di consulenza strategica come Ibm o Accenture, oggi è infatti il ceo di Auticon srl, un’azienda di servizi IT che impiega esclusivamente consulenti autistici. Sì, avete letto bene, “autistici”, ovvero persone con disturbi dello spettro dell’autismo ad alto funzionamento (in passato definiti con “sindrome di Asperger”). In ogni caso, persone “neurodiverse” come si usa dire oggi, ai tempi dell’eufemismo-mania.

Ecco perché Balestrazzi ci tiene a sottolineare l’importanza dell’investimento sulle risorse umane che si fa nella sua azienda, attiva in Italia da quasi quattro anni ma tedesca di origine e con uffici sparsi tra Usa, Canada, Francia, Svizzera, Australia e Regno Unito. Sede principale a Milano e una filiale a Bologna, la Auticon srl insomma è un fornitore di servizi tecnologici del tutto fuori dal comune, perché ha scelto di puntare sulla diversità cognitiva trasformandola – all’interno di un mercato complesso come quello dell’information technology – in un vantaggio competitivo.

«Le persone con autismo vedono il mondo in maniera diversa da noi cosiddetti “neurotipici” – spiega Balestrazzi – partono dai dettagli e non dall’insieme. Hanno una capacità logica superiore alla media, sono in grado di rimanere concentrati al massimo anche nelle attività ripetitive e riescono a cogliere particolari incredibili. Vantano doti di affidabilità e dedizione. Per questo nell’informatica, sono risorse inestimabili in grado di dare contributi fondamentali e prestazioni eccellenti nelle aree quality assurance & testing, analisi dati, sviluppo software e migrazione, compliance & reporting. Così siamo in grado di fornire una squadra di lavoro neurodiversa e agile per migliorare i progetti informatici dei nostri clienti. I nostri consulenti, integrati nei team aziendali, contribuiscono con i talenti cognitivi dell’autismo a fornire la concentrazione sostenuta, la mentalità analitica e la capacità di cogliere i dettagli che permettono di raggiungere il successo».

Ovviamente Auticon è una realtà specializzata nel seguire passo dopo passo l’inserimento dei dipendenti (sui 350 complessivi assunti tra Europa e Nordamerica, quelli nello spettro dell’autismo sono 300) sui luoghi di lavoro, il loro adattamento e la loro interazione con i colleghi neuro-tipici. Un vero e proprio archetipo per il mondo diversity & inclusion. Anche perché, tutti i dipendenti (il 90% possiede una laurea o un diploma specialistico ed è alla prima occupazione) hanno uno stipendio allineato con il mercato, un contratto da impiegati del Ccnl metalmeccanici e fanno orario a tempo pieno, alternandosi tra le postazioni nelle sedi aziendali e il lavoro da consulenti direttamente presso i clienti di Auticon. Che «non è una realtà dove ci si sforza di collocare i disabili», ripete Balestrazzi, «ma un’azienda in piena espansione e con una missione sociale: dimostrare quanto valgono economicamente le persone nello spettro autistico, perché sono i più bravi nello svolgere certe attività. Non potremo certo risolvere, da soli, il problema della disoccupazione delle persone autistiche, ma inserire queste persone e far capire quanto siano capaci è un bel passo avanti verso il cambiamento culturale necessario alla reale inclusione lavorativa della diversità».

Certo bisogna fare i conti con le fragilità relazionali di questi ragazzi talentuosi ma il modello auticon può considerarsi ormai collaudato e la scelta di accogliere la neurodiversità, d’altronde, è stata una scelta imprenditoriale. Perché come dice Balestrazzi, restando in tema di informatica, «l’autismo non è un errore di sistema, è un altro sistema operativo».

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Giornalista professionista, vive e lavora tra il lago di Como e Milano. Cronista di mafia nella sua prima vita in Calabria dov'è nato e cresciuto, dal 2010 si è trasferito in Lombardia dove si è occupato di economia, turismo e agrobusiness per il Sole-24 Ore, Fiera Milano e il magazine Viaggi del Gusto. Nel 2015 ha pubblicato il suo primo libro “Noi, gli Uomini di Falcone” (Sperling&Kupfer). Nel 2017 è diventato caporedattore di Economy, testata che ha lasciato temporaneamente tra il 2018 e il 2021 per accettare l’incarico di capoufficio stampa del Presidente del Senato. Scrittore e autore di progetti per il sociale, il turismo e l'economia, oggi è caporedattore responsabile dell’area digitale di Economy.