Negli ultimi decenni, il concetto di benessere aziendale ha assunto un ruolo sempre più centrale nell’ambito delle organizzazioni e delle politiche aziendali. Il benessere dei dipendenti non è più solo una questione di stipendi e condizioni lavorative, ma si estende anche alla sfera personale e familiare. In questo contesto, il welfare aziendale e la sanità integrativa emergono come pilastri fondamentali per contribuire alla fidelizzazione dei talenti e al miglioramento della produttività. Se n’è parlato lo scorso 23 novembre a Roma al tavolo di lavoro “Welfare aziendale: dai benefit ai lavoratori al sostegno alle famiglie”, organizzato da Praesidium, società del sistema Federmanager e broker di riferimento del Fondo sanitario integrativo Assidai, specializzata nello studio, nella progettazione e nella gestione dei programmi di welfare aziendali.

Il ruolo di welfare aziendale e sanità integrativa è tanto più rilevante in una realtà in cui, nonostante aumenti la spesa sanitaria, l’accesso alle cure diminuisce. Visite specialistiche, prevenzione e assistenza domiciliare sono solo alcune delle prestazioni sanitarie a cui gli italiani fanno fronte mettendo mano al portafoglio. Esborsi che non tutti possono permettersi, così, dalle liste d’attesa infinite ai costi elevati, sempre più persone rinunciano a visite ed esami. Una inequivocabile barriera all’accesso alle cure sanitarie per il 4,2% della popolazione, a fronte di un 3,2% di persone che si ritrovano a rimandare per motivi economici (dati Istat). In crescita anche il numero di chi procede con l’out of pocket, ossia la spesa diretta delle famiglie: Istat conferma il trend di crescita passando da 34,4 miliardi di euro nel 2012 a quota 41,5 miliardi nel 2022. «L’Italia è un Paese che invecchia» dice Giacomo Gargano, presidente di Praesidium, «e una delle sfide più complesse del 21° secolo è l’ottimizzazione, da parte dei sistemi sanitari, delle risorse disponibili, per rispondere alla domanda di salute dovuta alla continua crescita delle patologie cronico-degenerative che comportano un crescente impegno di risorse e di assistenza di lunga durata, con una forte integrazione tra i servizi sanitari e sociali».

La situazione deve far riflettere sulla necessità di cambiare il modello di accesso alle cure, investendo in forme sussidiarie all’offerta pubblica. Una partnership che mira a sviluppare una cooperazione pubblico-privato, in cui il privato possa fare da pilastro – e non sostituto – al Sistema sanitario nazionale e garantire a tutti la possibilità di curarsi senza aumentare la spesa out of pocket. «Dobbiamo fare i conti con le strutture sanitarie che abbiamo a disposizione» aggiunge il presidente di Praesidium, «in cui si conta un’insufficienza dei posti letto con relativo aumento del livello di insoddisfazione in merito all’accesso alle cure mediche. Nel 2022 il rapporto tra spesa sanitaria e Pil si è attestato al 6,9% (diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al dato del 2021), e la spesa sanitaria complessiva pubblica e privata ammonta a circa 168 miliardi di euro: particolarmente consistente è la spesa out of pocket, stimata in circa 34 miliardi, una cifra alta ed in costante aumento, soprattutto per effetto dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle patologie cronico-degenerative. Si richiede un coinvolgimento da parte del Governo, per la definizione di un “decreto lavoro” incentrato sul welfare, con l’obiettivo di garantire un livello di vita migliore e questo può avvenire solo se il primo e il secondo pilastro iniziano a collaborare con il sostegno del mondo del lavoro e anche con adeguate norme a sostegno del welfare».

Di quei 168 miliardi di spesa sanitaria, tre quarti erano a carico delle Amministrazioni Pubbliche (75,6%), il 21,8% a carico direttamente delle famiglie e solo il 2,7% sostenuta dai regimi di finanziamento volontari (fondi sanitari, società di mutuo soccorso, casse, compagnie assicurative, istituzioni senza fini di lucro e imprese).

Il valore aggiunto di queste forme di welfare integrativo non è diretto solo ai lavoratori: l’accesso a servizi sanitari di alta qualità, a programmi di benessere psicofisico, all’assistenza all’infanzia e alla formazione continua, hanno anche un impatto significativo sulle famiglie dei dipendenti. «Relativamente al periodo storico che stiamo attraversando, emerge la necessità di avere un piano welfare ben strutturato e puntuale, per evitare per tempo che si verifichino “buchi” assicurativi» rimarca Gargano. «Compito di Praesidium infatti è anche l’attuazione di coperture in compliance con i dettami previsti dal Ccnl, fornendo al tempo stesso una consulenza e un servizio personalizzato ai nostri assicurati».

Un altro aspetto fondamentale è il momento della cessazione dell’attività lavorativa. «Abbiamo introdotto due nuove convenzioni per i dirigenti in pensione» evidenzia il presidente di Praesidium. «L’idea di elaborare dei piani ad hoc è nata proprio dal fatto che molto spesso, una volta terminata l’attività lavorativa, il dirigente perde molti, se non quasi tutti, i supporti ed i benefici di cui godeva quando era in servizio. Praesidium, dunque, sta incrementando il portafoglio delle polizze assicurative a contraenza individuale, anche al fine di rispondere con tempestività alle diverse richieste di quotazione per gli infortuni che, in questo ultimo periodo, ci pervengono dai dirigenti in quiescenza, per le quali pur procedendo con la ricerca della miglior soluzione sul mercato assicurativo tradizionale, nella stragrande maggioranza dei casi non si arriva al perfezionamento del contratto a causa dei costi onerosi delle polizze stesse.  Lo scopo, dunque, è offrire un servizio ai dirigenti che, dal momento di cessazione del rapporto di lavoro, perdono le coperture previste dal Ccnl. Abbiamo deciso così di stipulare due convenzioni (Infortuni e Temporanea Caso Morte) che avessero delle caratteristiche difficilmente riscontrabili sul mercato tradizionale quando si parla di coperture individuali».