Quando il fisco aggredisceci vuole tattica e strategia

Dallo scorso primo settembre l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha ripreso con l’attività di notifica di cartelle di pagamento e azioni esecutive. In arrivo, tra pec e raccomandate, moltissime intimazioni di pagamento (oltre un milione al mese, quindi circa 33mila al giorno) che chiedono agli imprenditori, già in difficoltà a causa della crisi, di sanare il debito fiscale in appena cinque giorni; dal sesto sono, infatti, già previste iscrizioni ipotecarie o pignoramenti per chi non paga.

A rischio sono non solo coloro che avevano debiti “scaduti” già prima dell’8 marzo 2020 ma anche tutti quelli che non sono riusciti a rimettersi in bonis nei confronti del fisco e che non riusciranno a farlo entro il prossimo 30 novembre.

Per capire un po’ cosa ci aspetta e come muoversi, abbiamo posto qualche domanda al dottor Carlo Carmine, esperto del settore e autore del bestseller Amazon “Liberati da Equitalia”, giunto alla terza edizione, founder, insieme all’avvocato Simone Forte, di Cfc Legal, realtà composta da oltre duecento avvocati che operano in tutta Italia allo scopo di aiutare gli imprenditori a districarsi nella giungla delle azioni degli enti riscossori.

Cosa ci dice di questa situazione e cosa dobbiamo aspettarci?

Viviamo un contesto complesso che vede il fisco custodire milioni di atti e cartelle. Si parla, per la stragrande maggioranza, di cartelle di piccoli importi. Unimpresa ha quantificato un ammontare pari al 78% le vecchie cartelle esattoriali di importo inferiore a mille euro. Ben 178 milioni di posizioni per un totale di 56 miliardi di euro; il magazzino fiscale odierno non è più roseo per Agenzia delle Entrate Riscossione perchè su un totale di 999 miliardi, 133 miliardi sono legati a persone fisiche decedute oppure a imprese cessate e fallite, mentre altri 152 a imprese in fallimento o con altre procedure concorsuali in corso. Si tratta, quindi, di 285 miliardi sostanzialmente irrecuperabili. È in questo contesto che si muove l’attività di riscossione con Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate e presidente dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che parla di circa 25 milioni di ruoli messi in standby a causa della pandemia, con ben quattro milioni di essi in invio entro la fine dell’anno.

Eppure si cerca di aiutare gli imprenditori con il cosiddetto “Pacchetto Riscossione”, giusto?

Diciamo di sì. Il 15 ottobre 2021 il governo ha approvato il testo del nuovo decreto fiscale. Diverse le tematiche affrontate e su cui si è cercato di correre ai ripari. Da un lato, per le rateizzazioni in essere alla data dell’8 marzo 2020, il governo ha concesso termine fino allo scorso 31 ottobre per pagare l’arretrato, prevedendo una decadenza più ampia: mancato pagamento di diciotto rate, anziché dieci. Per Rottamazione-ter e Saldo e stralcio, entro il prossimo 30 novembre, sono dovute tutte  le rate in scadenza nel 2020 e fino a luglio 2021. Infine, ci sono 150 giorni, al posto degli ordinari 60, per pagare le cartelle esattoriali ricevute nel periodo fra il 1° settembre e il 31 dicembre 2021. Ma attenzione, il differimento vale solo per il calcolo degli interessi di mora e per l’avvio delle procedure di pignoramento, non ai fini della proposizione del ricorso. Per contestare la cartelle di pagamento restano 60 giorni, che decorrono dalla data di notifica. Il filo rosso è stato, sostanzialmente, quello di concedere più tempo ai contribuenti, ma la problematica di fondo è un’altra: rate troppo alte in tempi troppo stretti.

Che consiglio possiamo dare considerata la situazione generale?

Visto l’intrigo normativo, direi di verificare il debito fiscale attraverso l’aiuto di un professionista esperto. Solo nel libro “Liberati da Equitalia” abbiamo riscontrato oltre 73 vizi che, a vario titolo, annullano il debito con il fisco. Proprio su questo tema voglio evidenziare come la Relazione annuale del contenzioso tributario 2020, pubblicata a giugno 2021 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, contenga un dato importantissimo: un imprenditore su due ottiene risultati totalmente o parzialmente favorevoli nei giudizi contro il fisco. In pratica, chi si dà da fare per gestire il debito fiscale e non aspetta l’intimazione di pagamento, riesce una volta su due a ridurre o annullare il debito, anche se ha in corso rateizzazioni. La giusta strategia di gestione del debito fiscale può insomma davvero aiutare a uscire dal pantano della crisi.

www.cfclegal.it