Quando chiude calciomercato

Siamo nelle settimane più calde del calciomercato, in quelle in cui trovano risoluzione trattative che animano le pagine dei giornali sportivi e il cuore dei tifosi da lungo periodo. Il calciomercato è periodo di croce e delizia per gli amanti del calcio, con le squadre che si rafforzano, acquistano nuovi giocatori, o si indeboliscono, cedono dei calciatori simbolo. Esistono, come noto, due sessioni all’anno di calciomercato, una estiva ed un invernale. Quella da ombrellone è iniziata la scorso 1 luglio e andrà avanti anche dopo l’inizio del campionato di Serie A fissato il 13 Agosto. Più nello specifico il calciomercato chiude il 1° settembre 2022.

Quando finisce il calciomercato

Il punto di riferimento per la sessione estiva del calciomercato 2022 è il Grand Hotel di Rimini che, giovedì 1° settembre, chiuderà simbolicamente le sue porte alle 20:00 (manca ancora la conferma sull’orario), andando così a porre fine agli acquisti dell’annata di Serie A, B e C.

Come si decide il prezzo di un calciatore

Il calciomercato è molto cambiato rispetto al passato, con i tifosi che lamentano il fatto che si sia venuta a crea una vera e propria élite di pochi club in grado di spendere cifre astronomiche per l’acquisto dei giocatori, mentre tutti gli altri devono accontentarsi delle briciole. I giocatori di calcio costano, infatti, sempre di più, così come i loro ingaggi sono spesso davvero insostenibili. Qualche esempio che ha lasciato il segno nella storia del calciomercato: Neymar è passato dal Barcellona al Psg per la cifra record di 222 milioni di euro, Gareth Bale, nel 2013, è stato il primo calciatore ad aver sfondato la soglia dei 100 milioni per la valutazione del suo cartellino. Ma come si decide il prezzo di un calciatore? I fattori da tenere in considerazione sono molti: l’età, il periodo della carriera, le condizioni contrattuali, l’immagine del calciatore, il procuratore che ne cura gli interessi, le ambizioni del club acquirente e le richieste delle società. Ci sono, naturalmente, delle piattaforme dedicate al valore del cartellino dei giocatori, ma non sempre tali cifre vengono rispettate nelle trattative, andando al rialzo così come al ribasso.

Quanto valgono le squadre italiane

Il calcio professionistico in Italia rappresenta un asset strategico dell’intero Sistema Paese. S i tratta infatti di un comparto economico che coinvolge 12 diversi settori merceologici nella sua catena di attivazione di valore, con un impatto indiretto e indotto sul PIL italiano pari a 10,2 miliardi di euro e oltre 112.000 posti di lavoro attivati (fonte ReportCalcio del Centro Studi FIGC in collaborazione con AREL e PwC Italia). Per quel che riguarda il fisco, il calcio è il principale sistema sportivo con un’incidenza del 68,7% rispetto al gettito complessivo generato dal comparto sportivo italiano. La contribuzione previdenziale Inps è più che raddoppiata tra il 2006 e il 2020, passando da 74,2 a 156,5 milioni di euro.

Serie A: quanto valgono le squadre italiane

Il calcio è dunque un importante indotto economico per il nostro Paese, con le squadre italiane che annualmente con il calciomercato aumentano o diminuiscono i valori delle proprie rose. Questi, secondo il sito Transfermarkt, i valori di mercato dei calciatori di Serie A per squadra:

  • Milan – 522,40 mln
  • Juventus – 520,90 mln
  • Inter – 514,70 mln
  • Napoli – 465,45 mln
  • Roma – 358,35 mln
  • Atalanta – 345,90 mln
  • Lazio – 247,75 mln
  • Sassuolo – 225,70 mln
  • Fiorentina – 222,40 mln
  • Torino – 212,90 mln
  • Bologna – 144,70 mln
  • Verona – 133,55 mln
  • Udinese – 129,75 mln
  • Empoli – 107,60 mln
  • Cagliari – 106,55 mln
  • Genoa – 98,35 mln
  • Sampdoria – 86,00 mln
  • Spezia – 76,60 mln
  • Venezia – 71,98 mln
  • Salernitana – 66,35 mln