Garofalo è stato il primo pastificio di fascia alta a lanciare una linea senza glutine e a puntare sull'integrale

di Angelo Curiosi

Per essere diventato così forte e muscoloso, il super-eroe della Marvel Thor deve sicuramente avere un’alimentazione sana e nutriente: lo suggerisce l’ultimo blitz oltreoceano di Pasta Garofalo, il grande pastificio campano considerato una delle migliori griffe del mondo nel suo settore, che ha appunto rinsaldato qualche settimana fa la sua alleanza con la casa cinematografica americana. Ma sia chiaro, è solo un gioco creativo, per quanto bello: Pasta Garofalo negli Usa va forte da una ventina d’anni senza bisogno di super-eroismi ma solo con la qualità, la salubrità e un marketing di alto profilo.

Un marketing che consente al pastificio di far valere la qualità dei propri prodotti fino a fatturare oltre circa 200 milioni di euro fatturato (dato 2021) di cui il 56% oltre confine. L’azienda è un po’ il decano dei pastifici di Gragnano, la patria della pasta in provincia di Napoli. È nata nel 1789 e la coincidenza con la Rivoluzione francese è suggestiva, perché davvero la pasta di quella particolare consistenza e qualità, ben presto affermatasi come unica per gusto e valore nutrizionale, ha segnato una svolga rivoluzionaria nel settore. Dopo una serie di riassetti, nel 1997 passa sotto il controllo della famiglia Menna, nel capitale sociale già dal 1952. Nel giugno del 2014 è entrato nel capitale sociale dell’azienda con una partecipazione del 52%, il Gruppo Ebro Foods, multinazionale che opera nei settori del riso, della pasta e dei condimenti, quotato alla Borsa di Madrid. Il restante 48% è controllato dell’amministratore delegato Massimo Menna, alla guida dell’azienda.

In realtà la sfida di mercato più impegnativa, ma vincente, che l’azienda ha vissuto nella sua lunga storia risale al 2001, quando il pastificio, che negli ultimi decenni aveva concentrato il proprio business all’estero e nella produzione per conto terzi, decide di ripartire con la produzione di una linea a marchio Garofalo destinata anche all’Italia. Nel 2002 lancia appunto la linea Garofalo e da allora segna una crescita esponenziale in un contesto molto competitivo raggiungendo una posizione di leadership nel segmento della pasta premium, a livello nazionale e internazionale e generando un vero fenomeno di affezione al brand grazie alla qualità del prodotto, valorizzata da un sapiente mix di marketing e strategie commerciali. Vent’anni più tardi, il fatturato 2021 del gruppo si attesta a 197 milioni di euro, in leggera flessione rispetto al 2020, ma con una crescita rispetto al 2019 di circa il 22%. Ma questo successo è stato costruito – e viene perpetuato ed accresciuto – con impegni e iniziative sempre sfidanti. Per esempio, Garofalo è stato il primo pastificio di fascia alta a lanciare una linea di pasta senza glutine ed il primo a puntare su una linea integralenon punitiva”, ma con una valenza di gusto e qualità.

Oltre alla sfida sul prodotto, Garofalo ha sperimentato strategie di marketing innovativo, introducendo e proponendo un pack diverso, trasparente. Nell’attuale terza fase di crescita, il brand sta costruendo un nuovo sentiment con il consumatore, consolidandosi come brand familiare, rafforzando il posizionamento a scaffale e lavorando su branding e identità di marca. E le linee di produzione, che nel 2002 erano cinque, oggi sono nove e ben più potenti. Nel 2018, la certificazione Igp (Indicazione Geografica Protetta) che ha fatto il suo debutto sui pack Garofalo e nasce la linea “Tanto per cambiare l’Atipica Cucina Italiana” per un primo piatto alternativo che arricchisce la cucina italiana di sapori etnici e “atipici”.