uomini e donne
La differenza di trattamento, principalmente economica, tra donna e uomo nel mondo del lavoro è oggi al 17%

La disparità di genere ha ripreso a crescere. Dopo il periodo della pandemia, in cui si registrava un marcato rallentamento anche a causa del peggioramento dei tassi di occupazione maschile, il differenziale di genere occupazionale è tornato a salire dal 2022 secondo quanto riferisce Regione Lombardia attraverso un’analisi dei dati sull’occupazione femminile sul territorio. Infatti, per tutti i livelli di inquadramento, i valori medi di retribuzione annuale lorda (RAL) delle donne lombarde, pur attestandosi su valori più alti rispetto alla media nazionale, vedono aumentare significativamente il gender gap regionale rispetto al dato nazionale (Fonte PolisLombardia da Osservatorio permanente JobPricing). E le disparità sono a tutti i livelli: la retribuzione delle donne operaie in Lombardia risulta essere inferiore del 10,3% rispetto a quella degli uomini che svolgono la stessa mansione (9,2% il dato medio Italia), per le impiegate siamo al 12,5%  (10,5% in Italia) e per le donne dirigenti il differenziale al 7,9% (5,2% in Italia). Inoltre, una donna laureata ha valori medi di RAL inferiori di 10.000 euro a quelli maschili a livello nazionale e la differenza sale a quasi 15.000 euro in Lombardia, con un differenziale tra i generi pari al 28,2%. 

L’evento organizzato da Aldai Federmanager sulla disparità di genere

A suonare un campanello d’allarme è stata ALDAI-Federmanager con l’evento organizzato il 22 febbraio al centro culturale di Milano dal Gruppo Minerva ALDAI- Federmanager “Certificare la parità di genere – Opportunità per aziende e manager,  trend e prospettive partendo dalla uni/pdr 125:2022”. Il convegno milanese è stato anche l’occasione per un primo bilancio sul recepimento in Italia delle  «Linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere», che hanno introdotto specifici indicatori-chiave di prestazione a cui le organizzazioni devono attenersi. E ne hanno discusso esperti dal mondo accademico, aziende, università, istituzioni fornendo un quadro dettagliato e aggiornato sulle differenze di genere nel mercato del lavoro. 

«Tematiche come quella che abbiamo messo sul tavolo in questo incontro sono fondamentali: ci aiutano a riconsiderare l’apporto che la componente femminile della popolazione rivolge allo sviluppo economico e sociale del nostro sistema Paese – osserva  Manuela Biti, presidente di ALDAI-Federmanager. – Oggi si parla sempre di più di sostenibilità, ma sostenibilità, non significa solo attenzione all’ambiente e transizione ecologica, è un concetto più complesso che si declina anche nella più ampia sostenibilità sociale, di cui la parità di genere è uno dei pilastri. E come ALDAI-Federmanager stiamo cercando di portare all’attenzione questo tema più che mai attuale».

La parità di genere non c’è in nessun paese

Se nessun paese al mondo ha raggiunto la parità di genere, neppure i più avanzati sul tema (Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia), l’Italia si piazza solo al 79-esimo posto su 146 paesi, ultima in Europa (Global Gender Gap Index. World Economic Forum 2023). Eppure le donne adulte lombarde con almeno il diploma di istruzione superiore rappresentano il 69,2% della popolazione femminile, contro il 65,7% a livello nazionale, e rispetto al 61,7% della popolazione maschile, e anche il fenomeno dell’abbandono scolastico caratterizza maggiormente la componente maschile rispetto a quella femminile (11,9% vs 7,6%). Se guardiamo poi alle performance universitarie, sia in termini di regolarità negli studi, sia in termini di voto medio di laurea, sono migliori per le donne (60,2% vs 55,7%; 103,9/110 vs 102,1/110), così come il numero di laureati/e, in crescita da 51.541 a 71.797 unità vede che vede prevalere la componente femminile al 56%  (dati 2022). Venendo però al mondo del lavoro, il rapporto si capovolge: il tasso di occupazione in Lombardia (fonte: Istat 2023-Q3) è al 76,8% per gli uomini rispetto 61,5% delle donne con un differenziale del 15,3% (18,7% a livello italiano). E anche nella categoria NEET (senza occupazione né formazione scolastica in corso) è la componente femminile a mostrare le maggiori criticità: 15,7% vs 11,6%. 

Silvia Battigelli, coordinatrice Gruppo Minerva ALDAI-Federmanager, ribadisce l’importanza di fare più comunicazione su questi temi «per favorire una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e per una migliore condizione lavorativa in termini qualitativi, di remunerazione e di ruolo attraverso la promozione della trasparenza per la crescita aziendale».

Come saranno le pensioni delle lavoratrici di oggi 

Un problema riguarda anche il futuro delle donne lavoratrici: le disparità sul mercato del lavoro si riflettono, conseguentemente, sul sistema pensionistico. Le pensioni di vecchiaia e anzianità costituiscono oltre l’85% delle pensioni erogate agli uomini, ma solo il 61% delle pensioni erogate alle donne lombarde. E l’importo lordo medio annuo delle pensioni erogate in Lombardia nel 2021, per quel che riguarda le pensioni di anzianità e di vecchiaia, registra un differenziale di genere di quasi 10.000 euro. La strada da fare verso la parità è ancora lunga.