Da una parte c’è una conoscenza e una creatività, frutto di secoli di storia, quella del Made in Italy, marchio di garanzia che sopravvive nelle piccole e medie imprese. Dall’altra una tecnologia  che corre sempre più forte e cambia in ogni momento, la tecnologia 2.0 che guarda al futuro. La ricetta vincente è coniugare questi due aspetti. Facile a dirsi: ma come fare? Se ve lo state chiedendo anche voi, vi sarebbe stato utile partecipare all’evento “Tecnologia e Made in Italy: come rendere vincenti le aziende italiane nell’attuale scenario macroeconomico”, promosso da Quadrivio Group – primario operatore del private equity italiano –  che ha visto la partecipazione di esponenti dell’imprenditoria, della finanza, dell’industria e del giornalismo italiano, al Museo Ferrari di Maranello, alla presenza del vicepresidente della casa automobilistica Piero Ferrari. Un’occasione di confronto e di riflessione sugli scenari macroeconomici attuali e sulle prospettive future per il mondo delle Pmi.

A dare il via ai lavori Alessandro Binello, group ceo di Quadrivio, che ha portato il punto di vista dell’investitore di private equity nei nostri tempi complicati. «La domanda dalla quale partiamo – spiega – è “perché investire in private equity?” Quando c’è una discontinuità, c’è una grande opportunità, come è successo nel 2001, nel 2008 e nel 2011. Negli ultimi 13 mesi è stato toccato il record di tutti i tempi del delisting in Borsa. Nei momenti di tensione seguiti alla pandemia la creazione di gruppi industriali più forti è stata la miglior risposta al mercato. Il 2021 è stato un anno record per le operazioni di private capital. In un momento come questo c’è bisogno di equity perché il costo del denaro è più importante. Le piccole e medie imprese sono belle, ma devono diventare delle piccole multinazionali».

Quadrivio gestisce e promuove tre fondi specializzati nei principali megatrend: healthcare e longevity (Silver Economy Fund); innovazione e sviluppo (Industry 4.0 Fund) e lusso (Made in Italy Fund). Tuttavia investire in specializzazione non basta. È necessario anche attivare iniziative volte all’internazionalizzazione e alla sostenibilità delle Pmi, al fine di renderle più competitive su scala globale.

«Non siamo nella situazione del 2008, quando c’era un calo di fatturato importante – continua Binello – Dobbiamo controllare le aziende dove lavoriamo perché è l’unico modo per fare margini e bisogna avere dei manager molto capaci che siano in grado non solo di fare sviluppo, ma anche di gestire tematiche complesse come l’aumento dei prezzi di materie prime, trasporti, logistica o come i lockdown cinesi. Se si è veramente specializzati si riduce il rischio degli investimenti. L’altro aspetto importante è quello dell’internazionalizzazione. Non avere un rischio geografico accentrato non è facile. Noi stessi abbiamo uffici a New York e abbiamo svolto 14 operazioni negli Usa. Chiediamo ai nostri imprenditori di diventare internazionali. E noi stessi lo siamo diventati aprendo le sedi estere. Comprare piccole società in Asia si può fare solo se si hanno dei punti di riferimento stabili sul territorio».

In questi anni di cambiamenti si sono aperti anche nuovi mercati. «La crescita della popolazione degli over 50 comporta investimenti nella qualità della vita, nella prevenzione. Per questo abbiamo creato il Silver Economy fund, le cui attività sono legate alla longevità. Ma puntiamo anche sull’innovazione nelle società manifatturiere, che siano innovative o tradizionali, portando noi la capacità di innovare e sviluppare attraverso il fondo Industry 4.0, che investe in questi settori. Noi lavoriamo per portare innovazione ricerca e sviluppo anche nel lusso e nel Made In Italy che è design, fashion, cosmetica, food e wine».

Il focus sugli sviluppi internazionali è stato curato dal professor Carlo Pelanda, presidente di Quadrivio Group Italy, protagonista con Lucio Caracciolo, direttore di Limes, di in un dialogo a due sulla situazione geopolitica attuale. «Ci chiediamo quale sia nel globo una zona sicura – spiega Pelanda – Il nostro ufficio analisi geopolitica sta studiando il problema di quelli che saranno i confini futuri. Ci stiamo avvalendo di tante risorse. Stiamo studiando il processo di deglobalizzazione conflittuale ma anche la ricerca di nuove sicurezze».

Se l’idea è quella di puntare sui mercati asiatici, non si può non tenere conto della situazione contingente, legata alla guerra in Ucraina. «In una situazione come questa – ha spiegato Caracciolo – non bisogna guardare al domani, ma già al dopodomani, anche perché quelli che stanno arrivando saranno comunque tempi difficili».

Sul  tavolo c’è anche la questione della transizione energetica. Benedetto Vigna, nuovo ceo di Ferrari, ha sottolineato come oggi la sfida principale per le imprese, in particolare per l’automotive, sia legata alla transizione energetica: «È una delle sfide più grandi e impegnative. Nel 2021 tutti noi abbiamo generato 59 miliardi di tonnellate di CO2. L’altro dato importante è che la temperatura è salita di poco più di un grado. È necessario ritornare a zero. Per la nostra azienda l’attenzione all’ambiente è sempre stata radicata. In Ferrari l’attenzione alla sostenibilità è importante per essere attrattivi sul mercato».

È stata poi la volta di Valerio De Molli. Per il ceo di The European House Ambrosetti «Non è mai capitato nella storia che cinque fattori di crisi si incrociassero così. Dobbiamo essere pronti nella gestione di questa quintupla crisi e immaginare anche ulteriori crisi improvvise come guerre e pandemia. Un aspetto importante sarà quello del Pnrr, che incide sul  Pil per il 14%, cioè molto più di  quanto abbia fatto il piano Marshall. In questo particolare contesto le Pmi si sono dimostrate più resilienti in tutti i Kpi (indicatori delle prestazioni essenziali, ndr) individuati rispetto alle grandi realtà. Una conferma ulteriore delle implicazioni e dell’opportunità che ne deriva per il mondo del private equity e per le imprese in cui investe. Quadrivio Group, come operatore di settore e leader nel supporto alla crescita delle Pmi, svolge un ruolo strategico, offrendo alle aziende risorse e competenze manageriali al fine di renderle ancora più competitive».

Del settore dell’auto in Europa, tra transizione tecnologica e transizione ecologica si è espresso anche Marco Bonometti, presidente del gruppo Omr: «Dobbiamo lavorare per rilanciare la prospettiva dell’industria dell’auto europea. In situazioni straordinarie occorrono decisioni straordinarie. L’Europa era un continente basato sulla sua industria, dobbiamo tornare a rendere vantaggioso produrre auto». Infine si sono succeduti sul palco Roberto Crapelli, managing partner dell’Industry 4.0 Fund, il fondo di private equity di Quadrivio Group che investe nell’innovazione e nella transizione digitale delle Pmi; Alessio Candi, partner del Made in Italy Fund, il veicolo di Quadrivio & Pambianco che investe nelle eccellenze italiane (fashion, design, beauty, food&wine); e Stefano Malagoli, partner del Silver Economy Fund, il primo fondo del Gruppo con focus su aziende che offrono beni e servizi dedicati al mondo della silver age.

Le conclusioni dell’evento sono state affidate a Walter Ricciotti. Per il ceo di Quadrivio Group la sintesi è chiara: «Tecnologia e Made in Italy rappresentano oggi le leve principali per rendere ancora più solide e vincenti le Pmi italiane nel mondo».