Pubblico o privato? Ecco chi gestisce le autostrade in Europa e nel mondo

Il ritorno dello Stato nelle autostrade italiane sancito dall’ingresso della Cassa Depositi e Prestiti all’interno del capitale di Autostrade per l’Italia e dal ridimensionamento della quota detenuta dalla famiglia Benetton, riaccende il dibattito (sterile) su chi fa meglio tra pubblico e privato. E porta a guardarsi intorno per capire come funziona il sistema autostradale nei principali Paesi europei e mondiali. Vediamolo, con gli Stati in rigoroso ordine alfabetico. 

Austria

La rete autostradale austriaca è finanziata con risorse pubbliche e la sua gestione è in capo a una società per azioni di proprietà dello Stato, la quale progetta, costruisce e gestisce l’intera rete, curandone anche la manutenzione. Il sistema dei pedaggi è gestito attraverso un bollo adesivo da applicare sul parabrezza, modulabile in varie durate temporali, che gli italiani che si recano in Austria ben conoscono e possono acquistare sulla A22 del Brennero prima del confine. 

Francia

I cugini d’oltralpe hanno il sistema più simile a quello italiano, che prevede il pagamento dei pedaggi attraverso i caselli. La rete autostradale, estesa per quasi 10mila km, è gestita da una ventina di concessionari privati, i cui contratti sono pubblici e consultabili. Le concessioni vengono gestite e controllate dalla Dgtim, acronimo che sta per Direzione generale delle infrastrutture, dei trasporti e del mare; il suo compito è quello di indire le gare per le nuove concessioni e per i rinnovi, redigendo inoltre una relazione annuale sull’operato dei concessionari.

Germania

L’intera rete autostradale tedesca è finanziata con risorse del bilancio statale e caratterizzata dal fatto di essere gratuita, salvo un’opzione di pedaggio limitata ai veicoli con massa a pieno carico superiore alle 12 tonnellate non si paga, gestito attraverso un sistema di rilevamento satellitare del veicolo stesso. Vi è comunque spazio per investitori privati, che si possono far carico della realizzazione di infrastrutture collegate alla rete e della relativa gestione, ma è un’opzione utilizzata veramente in pochi casi.

Spagna

Il sistema spagnolo è un caso di cogestione pubblico-privato che prevede il pagamento del pedaggio su circa un quinto della rete autostradale del Paese. L’importo dei pedaggi è definito direttamente dal Ministerio de Fomento (simile al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti italiano) e su alcune tratte autostradali sono applicate tariffe di cogestione. 

Svezia

La mano statale è forte anche in uno dei Paesi cosiddetti “frugali” (o meglio, avari). La pianificazione degli investimenti stradali è nelle mani di un’agenzia statale, la Vägverket (o Swedish Road Administration), è il Parlamento ad avere l’ultima parola per la loro validazione. Una volta ottenuta, la Vägverket affida la costruzione e la manutenzione della rete a società private, selezionate con rigore, così come con rigore è seguito il loro operato. Generalmente le autostrade sono a transito libero ma, dove previste, le tariffe e il loro importo sono stabiliti direttamente dal Parlamento di Stoccolma 

Uk

Il Regno Unito è un esempio di privatizzazione fallimentare per quanto riguarda la rete ferroviarie, mentre con le autostrade è andata un po’ meglio. Fino agli Anni ’90 la realizzazione e la gestione dell’intera rete stradale e autostradale con le relative infrastrutture era in capo allo Stato, con transito gratuito salvo rari casi eccezionali. Poi, dal 1994 per una ventina d’anni i privati hanno finanziato e realizzato una dozzina di progetti che sono valsi loro la concessione massima trentennale degli stessi. Una concessione i cui introiti sono direttamente legati alla qualità del servizio, agli standard di sicurezza e al livello di flusso e/o congestione del traffico.
 
Al di fuori dell’Europa, consideriamo il caso di grandi Paesi come gli Stati Uniti, la Russia e la Cina. Negli ultimi due la presenza statale è fortissima. In Russia, la rete autostradale è di proprietà federale, così come in Cina lo Stato possiede e sviluppa rete e infrastrutture, operando ogni anno ingenti investimenti per lo sviluppo e l’ammodernamento. Basti dire che il 31 dicembre scorso sono stati sostituiti 487 caselli lungo i confini provinciali con un sistema continuo di riscossione elettronica dei pedaggi attraverso smartphone, utilizzato già da quasi 7 auto su 10. Inoltre, nel 2013 il ministero dei Trasporti di Pechino ha annunciato l’avvio del £National Highway Network Planning (2013-2030)”, che porterà a 119 il numero di autostrade del Paese, con uno sviluppo totale di 265mila km.
 
Negli Stati Uniti, infine, gli oltre 75mila km dell’Interstate Highway System sono completamente di proprietà statale, escluso ill Woodrow Wilson Memorial Bridge sul fiume Potomac, posseduto dalla Federal Highway Administration e gestito da un consorzio formato da tre Stati. Generalmente il transito è gratuito, principalmente negli Stati del Sud dell’Ovest.