«Provvedete per tempo a chiudere il gap previdenziale»

Alimentate la vostra pensione per fare in modo che la vostra pensione alimenti voi. Altrimenti vi troverete a fare i conti con la dura realtà del gap previdenziale. «Ci sono sempre più pensionati e sempre meno lavoratori: il sistema previdenza è gravato dallo squilibrio demografico e si autobilancia sulle spalle dei cittadini: a fronte dall’allargarsi della platea dei beneficiari, non può che ridursi l’importo delle pensioni», afferma Alessandro Scarfò, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Assicura e responsabile commerciale di Intesa Sanpaolo Vita. Uno che ha voluto inserire in home page sul sito della compagnia (www.intesasanpaolovita.it) un simulatore che stima la pensione futura. Un po’ come ha fatto l’Inps con la lettera inviata lo scorso anno a 7 milioni di italiani: «La busta arancione ha fatto fare un bagno di consapevolezza a tutti sulla differenza tra lo stipendio e l’ammontare dell’assegno che riceveranno a fine carriera».

Le perfomance del nostro fondo aperto battono sempre gli obiettivi

La previdenza complementare vede, a fine settembre 2017, 8,145 milioni iscritti ai fondi pensione di cui 6 milioni di lavoratori dipendenti, per un patrimonio accumulato netto da destinare alle prestazioni di 157,5 miliardi di euro tra fondi negoziali, fondi aperti e i nuovi Pip. Deducibilità fiscale fino a 5.164,57 euro l’anno dei contributi versati dal lavoratore e dal suo datore di lavoro, tassazione sui rendimenti del 20%, esenzione dall’imposta di bollo, al momento del pensionamento rendita (o capitale) tassati dal 15% al 9%: scegliere la previdenza complementare è anche una questione di convenienza rispetto all’altro risparmio gestito. Ma tra lasciare il Tfr in azienda, aderire a fondi chiusi, investire in fondi aperti, qual è la scelta migliore? «Bisogna osservare soprattutto i rendimenti», dice Scarfò. A fronte di una rivalutazione del Tfr (al netto dell’imposta sostitutiva) dell’1,4%, nei primi nove mesi del 2017 (già dedotte tasse e costi di gestione) i nuovi Pip hanno reso in media l’1,1%, i fondi negoziali l’1,8% e i fondi aperti il 2,7%, E, anche in passato, salvo rare eccezioni i fondi aperti sono quelli che hanno reso di più. La teoria, che vede i fondi aperti meno redditizi di quelli chiusi (per via della parte liquida da mantenere per agevolare il disinvestimento), nel caso dei fondi pensione è contraddetta dalla pratica».

La parola chiave è bilanciare. Il fondo aperto è articolato in quattro linee di investimento con un profilo rischio/rendimento differenziato in base al timing

«Le performance del nostro fondo aperto, che non a caso abbiamo chiamato “Il mio domani“, sono sempre superiori non solo ai benchmark, ma anche all’obiettivo di rendimento dichiarato nei documenti contrattuali», spiega Scarfò, «grazie all’approccio total return: l’obiettivo di gestione nel medio-lungo periodo deve assicurare rendimenti positivi assoluti ». In una parola: bilanciare. Il fondo è articolato in quattro linee di investimento con un profilo rischio/rendimento differenziato in base all’orizzonte temporale che separa dalla pensione e prevede lo spostamento automatico (con un ribilanciamento graduale per minimizzare gli impatti del passaggio) della posizione maturata sulla linea più adeguata: Lungo termine (azionario internazionale small e large cap fino al 100% dell’esposizione), Medio termine ( bilanciato aggressivo globale, con un’esposizione azionaria massima al 75%), Tfr (bilanciato prudente a garanzia del capitale) e Breve termine (monetario in strumenti liquidissimi con un’esposizione azionaria massima del 10%).

Le performance, si diceva. «Da inizio anno il Lungo termine ha reso il 4,5%, contro un obiettivo del 2,8%, mentre nell’ultimo quinquennio il 35,02 contro un obiettivo del 21,02%», conferma il manager di Intesa Sanpaolo Vita. Mind the gap, attenzione al gradino, dunque. Per fare l’investimento giusto.