Non esiste niente meglio dei numeri per fotografare un fenomeno, seguirne la balistica e immaginare scenari futuri. Vale anche per Euronext Growth Milan – il vecchio indice Aim nato per alloggiare le Pmi – che dal 2009 ha accolto ben 286 società (compresi i passaggi su Mta e delisting) e che ora, a seguito di una recente modifica al regolamento delle ammissioni in Borsa, promette di essere ancora di più la casa d’elezione per le piccole aziende che vogliono crescere.

Eppure, a ricordare i primi vagiti emessi dall’Aim, nessuno avrebbe puntato su una crescita del segmento. Colpa dei costi, più che della paura dell’Ipo. E infatti, l’impennata c’è stata solo nel 2017 e nel 2018, grazie all’effetto combinato di Pir e Cdi sui costi di quotazione: dai 1.324 milioni di euro si è crollati a 207. Poi è arrivato il Covid e, dopo, la (relativa) fiammata del 2021 e del 2022 (per un totale di 70 Ipo e 1.743 milioni di raccolta), un nuovo tonfo nel 2023 con appena 179 milioni raggranellati da 28 Pmi neoquotate. Morale: dalla nascita di Aim (oggi Egm) al 12 dicembre 2013, delle 299 Pmi approdate al segmento ne sono rimaste solo 200. Una su tre se n’è andata: solo le migliori 28 sono passate ad Exm e Star, 29 sono state oggetto di Opa, 4 sono state fuse con altre realtà e addirittura 38 hanno optato per il delisting. Segno che qualcosa non ha funzionato come sperato.

Troppa burocrazia? Troppi oneri? Troppo pochi i 6 milioni che in media si riescono a raccogliere tramite la quotazione? Senza contare che la scarsità di offerta e di flottante non rende il segmento particolarmente attraente per gli investitori (specie quelli retail che si sono finìora tenuti alla larga da Egm). Così, le nuove regole (in vigore dal 4 dicembre) varate da Borsa Italiana promettono di dare il “la” a una nuova ondata di quotazioni per le Pmi. Quali regole?

In primis quella di lasciare agli investitori istituzionali (minimo 5) solo il 7,5% (anziché il 10%) del flottante, mentre per il restante 2,5% potrà essere sottoscritto da investitori che non siano parti correlate o dipendenti della società o del gruppo, anche non aventi natura istituzionale. «Nel corso del confronto con gli operatori di mercato», ha spiegato Borsa Italiana, «è emersa l’opportunità di riconsiderare la composizione del flottante minimo richiesto per l’ammissione alle negoziazioni sul mercato Egm ammettendo nel computo, in parte, la presenza di soggetti diversi da investitori istituzionali. Tale modifica oltre ad ampliare il numero dei potenziali investitori potrebbe facilitare raccolte di maggiori dimensioni». Inclusi quelli retail, appunto.

Un altro cambiamento importante è quello che riguarda la disciplina della sospensione dalle negoziazioni in caso di reverse take-over (Rto). Le attuali disposizioni prevedono che, nel caso di annuncio o fuga di notizie in relazione a un Rto (concordato o in corso di definizione), le azioni siano sospese da Borsa Italiana fino al momento in cui l’emittente non pubblichi il documento informativo relativo all’operazione, accompagnato dalle attestazioni dell’Euronext Growth Advisor (Ega).

In particolare, fa notare Borsa Italiana, «alcuni operatori hanno segnalato che l’eventualità che, in tali circostanze, le azioni possano essere sospese dalle negoziazioni in tali circostanze può scoraggiare l’esecuzione di operazioni di crescita per linee esterne da parte degli emittenti quotati su Egm». La sospensione delle negoziazioni, quindi, opererà solo in caso di mancata pubblicazione del documento informativo (e rilascio delle relative attestazioni) almeno 15 giorni prima dell’assemblea convocata per l’approvazione del Rto.

Infine, è stata eliminato l’obbligo di mantenere almeno un amministratore indipendente, scelto tra i candidati che siano stati preventivamente individuati o valutati positivamente dall’Ega, nelle fasi successive all’Ipo, allineando la disciplina a quanto previsto per le società quotate sul mercato regolamentato.

Insomma: l’alleggerimento delle regole dovrebbe appesantire (in senso positivo) il segmento Egm. Anche perché, dopotutto, «la quotazione in Borsa ha dimostrato di essere per le Pmi una concreta fonte di finanza alternativa per la crescita», conferma a Economy Anna Lambiase Ceo di Ir Top Consulting, «e il mercato Euronext Growth Milan dal 2009 ad oggi ha finanziato 299 società quotate che hanno raccolto attraverso l’Ipo circa 6 miliardi di euro – la metà dei quali, però, nel 2017 e 2018 grazie a Pir e Cdi, ndr – da investitori istituzionali permettendo alle società di perfezionarsi in termini di governance, financial reporting e assetti organizzativi definendo la propria strategia di sviluppo».

Ma quali aziende scelgono di approdare ad Egm? Tra le aziende quotatesi nel 2023, il 25 per cento afferisce al settore della tecnologia, il 18 per cento ai beni di consumo, mentre il 13 per cento ai servizi commerciali. Dal punto di vista della territorialità, invece, a guidare la classifica vi è – neanche a dirlo – la Lombardia dalla quale proviene il 43% di tutte le Ipo, seguita dal Lazio con il 12 per cento e da Emilia Romagna e Veneto rispettivamente con il 9 e l’8 per cento.

«Il supporto di norme come il Ddl Capitali, che prevede interventi per migliorare l’attrattività del mercato e semplificare il processo di quotazione in Borsa, riducendone i costi, l’ampliamento della base investitori e l’educazione finanziaria, contribuirà all’ulteriore accelerazione del mercato», rimarca Lambiase.

Ma allargando la prospettiva agli mercati europei «emerge ancora un importante gap con il mercato Egm – sottolinea Lambiase – che vede -28% in termini di emittenti e -57% in termini di capitalizzazione rispetto a Euronext Growth Paris; -76% in termini di emittenti e -91% in termini di capitalizzazione e nei confronti di Aim Uk». Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, significa che le possibilità di crescita, anche sul breve periodo, sono ancora notevoli. E non solo. «Un importante requisito per l’ottenimento degli incentivi potrebbe essere legato alle Ipo sostenibili, che possano al contempo contribuire al raggiungimento degli obiettivi green cui i governi si stanno impegnando per il futuro, ponendo i capital market al centro delle politiche economiche nazionali».