Gaetano Stella, il presidente di Confprofessioni

«La qualificazione di professionista non osta alla possibilità di usufruire di specifiche misure incentivanti ove ne ricorrano i presupposti e ove previsto». Il principio che apre la strada degli incentivi pubblici ai liberi professionisti è fissato nel disegno di legge delega al Governo in materia di revisione del sistema degli incentivi alle imprese, approvato nei giorni scorsi dall’Aula della Camera che, facendo propria la raccomandazione della Commissione europea n. 2003/361/Ce (qualsiasi attività economica a prescindere dalla forma giuridica è considerata impresa), sancisce la piena equiparazione tra professionisti e imprese ai fini dell’accesso agli incentivi.

Tutto bene, quindi? Fino a un certo punto. A smorzare (almeno in parte) l’entusiasmo dei professionisti è infatti un piccolo cavillo, che rischia di vanificare le buone intenzioni della norma. Se da un lato il provvedimento è indubbiamente un passo avanti per sostenere l’attività e gli investimenti degli studi professionali; dall’altro la formulazione adottata dal legislatore presta il fianco ad alcune ambiguità. L’accesso agli incentivi, infatti, non scatta in automatico (come previsto per le imprese), ma viene subordinato a non meglio specificati «presupposti», resi ancor più fumosi dalla formula «ove previsto». Il primo a sollevare eccezioni sulla formulazione della norma è stato il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella: «La delega al Governo per riformare il sistema degli incentivi alle imprese è senza dubbio un primo passo che segna una svolta importante sul piano legislativo per rendere più competitivo il sistema professionale in Italia e sui mercati internazionali. Tuttavia è evidente che si tratta di una formulazione che dovrà essere corretta attraverso i decreti legislativi che saranno adottati dal Governo nei prossimi due anni».

La preoccupazione principale sollevata dalla Confederazione è quella di ricadere negli errori del passato, che fino a oggi hanno precluso l’accesso agli incentivi a professionisti e lavoratori autonomi. Finora, infatti, la partecipazione ai bandi pubblici era quasi sempre subordinata all’iscrizione alla Camera di Commercio, un requisito che esclude automaticamente i professionisti iscritti a un albo professionale. «La legge delega approvata in Parlamento riconosce la piena equiparazione tra professionisti e imprese», sottolinea Stella, «un principio sacrosanto che, tuttavia, deve trovare attuazione omologando, per esempio, l’iscrizione dei liberi professionisti ad un albo all’iscrizione delle imprese alla Camera di Commercio».

C’è poi un altro aspetto non secondario che ruota intorno alla riforma del sistema degli incentivi alle imprese e che tocca un nervo vivo del sistema economico e produttivo italiano. In una fase economica assai complessa, la coperta degli stanziamenti pubblici è sempre più corta. E non è un mistero che l’accesso dei professionisti agli incentivi abbia fatto arricciare il naso al mondo delle imprese, poco incline a spartire la torta delle agevolazioni. Tuttavia, fa osservare la Confederazione, non si tratta di aumentare la dote finanziaria delle misure incentivanti, ma di razionalizzare gli interventi sulla base delle specifiche esigenze dei diversi settori economici e produttivi (tra cui quello libero-professionale) e di ripartire le risorse disponibili tra imprese e autonomi.

L’ultima Relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive inviata alle Camere il 1° gennaio 2023 dal Ministero delle imprese e del made in Italy rinforza la tesi dei professionisti. Nel 2021 Governo, ministeri e Regioni hanno messo a terra quasi 2 mila (1.982) interventi a sostegno delle attività economiche e produttive, registrando un notevole incremento delle agevolazioni concesse e del loro valore medio (che passa da 11 mila euro per domanda approvata nel 2020 a più di 36 mila euro nel 2021). Tuttavia, fa notare il Mimit: «La straordinaria operatività sul fronte delle concessioni non si è tradotta in un analogo aumento delle erogazioni». Se infatti le agevolazioni concesse superano la soglia dei 25 miliardi di euro, quelle effettivamente erogate si fermano a quota 5,7 miliardi di euro. La partita rimane aperta.

di Giovanni Francavilla