imposte locali

La privatizzazione di Poste Italiane ci sarà, ma il controllo rimarrà comunque statale. A confermarlo durante il questione time alla Camera è il ministro di Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti che, nel dare risposte alle domande dei deputati, spiega anche come il pacchetto di maggioranza rimarrà saldo nelle mani dello stato. «Non prevediamo la cessione del controllo, – dice – ma l’apertura agli azionisti. La quota di partecipazione del Mef è di Cdp è del 64% mentre il resto è del mercato. Lo statuto contiene la clausola di limite, che fa sì che nessuno potrà detenere più del 5% del capitale. La cessione della quota del capitale sarà volta ad accrescere il valore del gruppo Poste e mantenendo il livello di occupazione». 

Il punto sul quale il ministro insiste è appunto quello dei posti di lavoro che non sono messi in discussione.

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Con la privatizzazione Poste non farà la fine di Tim

Il ministro ha voluto sgombrare il campo dalle ipotesi dei deputati di opposizione, che hanno paventato la chiusura degli uffici postali nei comuni più piccoli. Nelle intenzioni del governo la privatizzazione dovrebbe rilanciare la società.  «Non faremo come è stato fatto con Tim. – ha detto – Il controllo dello Stato viene garantito e continuerà a essere garantito. Polis l’ho portata avanti come ministro e ne sono fiero e se oggi i piccoli uffici postali esistono nei piccoli comuni non è per il controllo pubblico, ma perché la redditività di poste è maggiore. Non certo per la posta fine a se stessa, sostituita dalle mail, ma per i tanti prodotti collaterali. Per quanto riguarda il concetto di prezzo  ci sta a cuore. L’operazione sarà fatta non solo per fare cassa, anche se è necessario recuperare risorse, ma quando le condizioni saranno buone». La cifra di 3,8 miliardi per la cessione di un pacchetto, quindi, non trova piena conferma, come non c’è conferma dei tempi. In entrambi i casi il tutto sarà vincolato all’andamento del mercato. 

Resta il cuneo fiscale

Il ministro ha parlato anche di tasse.  «L’ambizione del governo è quella di continuare e insistere nell’abbattimento del cuneo fiscale e contributivo». Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo durante il questione time alla Camera a un’interrogazione sulle iniziative relative agli effetti della perdita per il lavoratore dell’esonero contributivo nel caso di superamento della soglia di reddito di 35.000 euro annui.

«Abbiamo deciso di confermare l’impianto come nell’anno precedente per quanto riguarda la sua struttura e questo in qualche modo sconta un difetto che hanno tutti gli strumenti che all’approssimarsi alla soglia del beneficio prevedono maggiore aliquota marginale. É un effetto che abbiamo già visto in occasioni di altri bonus”, ha detto Giorgetti, ricordando che “lo sforzo maggiore fatto dal governo in occasione della legge di bilancio è stato destinare questi 15 miliardi di euro a beneficio di questi lavoratori. Certamente il tema tecnicamente e concretamente dovrà essere valutato nel momento in cui la ridefinizione delle aliquote fiscali e delle relative detrazioni continuerà nel solco della legge delega