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Quando parliamo di innovazione, gli Stati Uniti non sono soltanto un generico punto di riferimento cui guardare con curiosità, ma rappresentano una finestra privilegiata da cui osservare fenomeni di grande impatto che potrebbero avvenire in altre parti del mondo, Italia inclusa.
Monitorare gli sviluppi dell’AI negli USA, tra immense opportunità e nuove criticità da risolvere, permette così di anticipare i cambiamenti e le sfide che l’Italia e le sue aziende dovranno affrontare, fornendo un modello prezioso per orientarsi nel rapido evolversi della tecnologia a livello globale.

Sotto questo aspetto, a tracciare la direzione che il Paese sta prendendo è senza dubbio il recente ordine esecutivo emesso nell’ottobre del 2023 dal Presidente Biden, con lo scopo di promuovere l’uso responsabile dell’intelligenza artificiale: un testo che ha il grande merito di fornire alle aziende, siano esse statunitensi o estere, una panoramica generale non solo dell’approccio americano al tema AI, ma anche delle linee di condotta più appropriate (le cosiddette “best practices”) all’interno del settore.

In particolare, il documento individua nella mitigazione dei rischi legati allo sviluppo e all’uso delle tecnologie di intelligenza artificiale la chiave di volta per un utilizzo sicuro e proficuo di queste ultime, riconoscendo l’importanza di uno sforzo collettivo in questo senso. Tra gli argomenti oggetto del provvedimento, la protezione della privacy, la biosicurezza, la protezione dei consumatori, la sicurezza informatica e il legame tra intelligenza artificiale e diritti civili.

Si tratta di temi particolarmente “caldi” negli USA, come testimoniano due casi concreti che facilmente potrebbero replicarsi anche in Italia. Il primo è la recente causa intentata da otto testate giornalistiche verso Microsoft e OpenAI per violazione del diritto di autore. Il gruppo di giornali accusa i produttori di ChatGPT di avere utilizzato milioni di articoli protetti da copyright senza autorizzazione e in assenza di pagamento al fine di “addestrare” le chatbot di intelligenza artificiale. Quest’ultima causa si inserisce all’interno di un movimento che vede numerose testate giornalistiche, tra cui il New York Times, accusare le principali aziende di sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale, e in particolare di modelli linguistici di grandi dimensioni, di costruire i propri strumenti utilizzando in maniera illecita articoli, notizie, indagini e recensioni senza riguardo per i diritti di coloro che li redigono. Una battaglia che per adesso è concentrata negli Stati Uniti, ma ha tutte le carte in regola per coinvolgere l’industria dell’editoria tutta e, più in generale, quella dei produttori di contenuti.

Un altro fenomeno a dir poco rilevante è rappresentato dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno dell’industria cinematografica, e in particolare dalla preoccupazione condivisa dai diversi membri del settore relativa alla possibile sostituzione degli stessi da parte dell’AI. Gli USA nel 2023 hanno assistito a numerosi scioperi dei rappresentanti dell’industria, conclusi con il raggiungimento di importanti accordi tra sindacati e studi cinematografici. Poiché le problematiche legate all’utilizzo dell’intelligenza artificiale sono condivise dal mondo del cinema nella sua interezza, e non sono dunque strettamente legate a Hollywood e agli Stati Uniti, è possibile prevedere uno sbarco imminente di tali tematiche anche sul territorio europeo e italiano.