Nel Pnrr il Governo ha destinato per la salute solo 20,23 miliardi (sui 222 complessivi a disposizione dell'Italia)

Gli italiani hanno un problema con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. E non è (o almeno, non solo) quello di come verranno spesi gli oltre 222 miliardi (123 a prestito) a valere sul programma “Next Generation Eu” che spettano all’Italia (problema che, va detto, toglie il sonno a Mario Draghi, ben consapevole dei limiti, atavici, del nostro Paese in capacità di spesa e progettualità, soprattutto se si guarda agli enti locali). No, il problema è più a monte. E risiede nella stessa struttura su cui è stato articolato il Pnrr.

Nel Pnrr appena 20,23 mld (contro i 70 del green deal)

Il Piano, ad esempio, ha previsto che la dotazione finanziaria più cospicua venga destinata alla “rivoluzione verde e alla transizione digitale”. Quasi 70 miliardi sui 222 complessivi (frutto dei 191,5 dei fondi Pnrr più 30,6 di risorse aggiuntive tra React-Eu e fondo complementare). Giusto, giustissimo, è l’Europa, del resto, che ce lo chiede (anch’essa ha destinato più di un terzo degli aiuti anti Covid al green deal). Il punto è che la maggioranza degli italiani non la pensa proprio così. Visto che al primo posto tra le priorità non mette affatto l’efficientamento energetico delle abitazioni o la messa al bando dei motori termici dai centri città ma, molto più banalmente, la salute. Dopo due anni di una pandemia che ha stravolto generazioni e paradigmi, non poteva essere altrimenti, dopotutto. E qui casca l’asino, perché il Pnrr messo a punto dal Governo Draghi per convincere Bruxelles ad aprire i cordoni della borsa, alla tutela della salute ha destinato appena 20,23 miliardi di euro, cioè la dotazione più risicata tra le 6 previste per altrettante missioni. Prima per ordine di importanza nella testa del 31% degli italiani, ultima per stanziamenti previsti dal Pnrr: decisamente uno strano destino per la salute.

Solo 1 italiano su 5 conosce il Piano di Ripresa e Resilienza

ll dato, assieme ad altre risultanze, è stato messo in rilievo da una ricerca di Changes Unipol, elaborata da Ipsos, svolta a livello nazionale su un campione di 1.720 persone, di età compresa tra i 16 ed i 74 anni e residenti nelle aree metropolitane. «A pesare sulla percezione e sull’agenda delle necessità – ha spiegato Unipol – è certamente la quarta ondata della pandemia e il numero crescente di contagi e malati ricoverati. L’area “Salute” è la prima necessità anche a livello locale ovvero considerando la realtà del luogo dove si abita (per il 29% degli intervistati delle varie aree metropolitane), in particolare a Bologna (45%), Verona (36%) e Torino (35%)». Altra rilevazione interessante tra quelle evidenziate da Ipsos è la conoscenza del Pnrr da parte degli italiani: secondo la survey solo un italiano su 5 pare ha una conoscenza specifica del Piano, e cioè il 21% della popolazione, e tra questi appena il 5% sostiene di averne una consapevolezza approfondita. Sono invece 36 milioni – l’83%, quindi più di 8 su 10 – gli italiani che conoscono “almeno di nome” il Piano.

Cambierà le sorti dell’Italia? A Palermo non la pensano così

Non va meglio sul piano della fiducia: più della metà della popolazione (6 italiani su 10) del nostro Paese pensa infatti che il Pnrr non sarà capace di contribuire al rilancio dell’Italia. Il 55% del campione, infatti, si è detta “poco fiduciosa” rispetto alle capacità del Piano di dar corpo ad una effettiva rinascita, mentre il 14% non ci crede affatto. L’affidamento che gli italiani hanno nel Piano trova un gradiente nelle coordinate geografiche: più si scende a Sud e più cala la fiducia. Il “picco” in negativo è infatti a Palermo, città dove solo il 38% dei cittadini crede alle potenzialità del Pnrr. Va meglio invece a Bari (53%) e Napoli (57%).